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“SARDEGNA ON MY MIND” – ENRICO ESU ED IL CARIGNANO COLTIVATO A RIDOSSO DELLE SPIAGGE MARINE DEL SULCIS – “HO SCRITTO T’AMO SULLA SABBIA”

Totalmente calzante il titolo della canzone di Franco IV e Franco I, quando ci si trova a camminare tra le vigne ad alberello basso di Enrico Esu. Mi piace ricordare queste terre aspre non tanto per la vita grama dei minatori del passato, quanto per le meraviglie della natura che il Sulcis sa offrire: dall’isola di Sant’Antioco ai numerosi nuraghi, fino alle storiche viti di Carignano a piede franco. Sempre restando in tema melodico potremmo dire che l’emozione non ha voce; dunque, lasciamo spazio agli scatti fotografici prima di proseguire nel racconto.

Qui non si parla di fillossera, ma i problemi ci sono comunque. Il Carignano non è così forte come sembra: dà vini rossi potenti e di carattere, con tannini morbidi ed essenze fruttate dolci. Soffre la peronospora, che nelle annate 2010 e 2018 ha larvato ed è stata micidiale. Anche l’oidio nel clima attuale siccitoso-umido non aiuta. La varietà vorrebbe soltanto sole, tanto caldo e ventilazione continua, al punto tale da sembrare modellata nelle sue folte chiome dai prorompenti zefiri meridionali della Sardegna. Si piega, ma non si spezza, da vero autoctono (come per il Cannonau, anche qui la diatriba sulle origini è apertissima). I terreni sono fertili e di buona ritenzione idrica, ricchi di argille e sabbie alluvionali. Tutto ha avuto inizio nel 1958 con i primi impianti di papà Silvio, selezionati dagli appezzamenti dello zio “tziu Deidda”. Un’antica usanza che ha consentito di preservare materiale genetico di qualità purissima in cloni ultra secolari. Si utilizzano vari sistemi: la talea, la propaggine, od un metodo ancestrale basato sul seppellire coricato un vecchio ceppo ormai poco produttivo, lasciando emergere due capi a frutto fuori dal terreno. Nove ettari in produzione, con rese bassissime considerando le circa 10000 bottiglie annue. Una versione d’annata, una Riserva non sempre prodotta ed un Rosato molto intrigante per la categoria. Proprio da lì partiamo nella degustazione dei vini aziendali.

Nero Miniera Rosè 2021 – vino di grande compostezza, dai ricordi ciliegiosi e salmastri. Acidità vibrante, nonostante i 14° Vol che non si avvertono in nessuna fase dell’assaggio. In fin dei conti, Enrico Esu vuole che i prodotti di casa piacciano per primo a lui stesso. Pura bevibilità e piacevolezza.

Nero Miniera Rosso 2020 – color rubino impenetrabile, tipico dell’areale, danza tra amarene mature, pepe nero e sapidità finale. Trama tannica ben gestita ed interpretata a dovere per non coprire il frutto. Cosa chiedere di più dal Carignano del Sulcis?

Nero Miniera Riserva “Seruci” 2019  – da piante vecchie, parte scorbutico con note floreali vivaci e giovanili. Vira rapido su frutta di bosco densa, materica, da mora selvatica e con corredo di macchia mediterranea. Chiosa agrumato, accompagnato da riverberi di tabacco biondo e cacao in polvere. Il nome deriva dalla miniera dove il padre aveva lavorato per anni. Assaggiato in esclusiva per Vinodabere, a breve andrà in commercio in pochi esemplari. Un occhio infine al consumatore, con il rosato che parte da 14 euro franco cantina, mentre la Riserva sfiora di poco i 22 euro ed in mezzo ad essi il Rosso base: prezzi assolutamente vantaggiosi per un amorevole sorso di Sardegna.

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Scritto da

Luca Matarazzo Giornalista- Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania.. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale

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