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Profumi di Sardegna – il Carignano del Sulcis della Cantina Santadi: vecchie annate di Terre Brune e Rocca Rubia

È questa la terza “puntata” che dedico alla degustazione di vecchie annate di un vino (vedi le precedenti link1, link2). Il fascino di scoprire i profumi e i sapori di un vino imbottigliato negli anni (o decenni) passati, quando il vino (in vigna e in cantina) si faceva in modo diverso da oggi, ci guida in questa “missione”. Quando ci avviciniamo o superiamo i 10 anni di invecchiamento, intervengono in modo sempre più importante diversi fattori che possono fare la “fortuna” o viceversa rovinare un vino: conta molto ad esempio il luogo dove è stato conservato (a che temperatura, grado di umidità..), la posizione in cui è stata tenuta la bottiglia, l’integrità e la perfetta tenuta del tappo….e ovviamente l’effettivo potenziale di invecchiamento del vino/vitigno! Ma quest’ultima cosa è proprio quello che interessa scoprire, verificare cioè se e come questi vini abbiano superato le asperità del tempo, come si presentano all’assaggio e con quale storia da raccontare.

La sede della Cantina Santadi, nell’omonima località in provincia del Sud Sardegna

I vini di cui vi parliamo appartengono alla Cantina Santadi, una cantina sociale sarda nata nel 1960 aggregando un gruppo di circa 200 vignaioli con l’intento di favorire la trasformazione in forma associata delle uve, producendo il vino che veniva venduto sfuso. La svolta, organizzativa e qualitativa, c’è stata con l’arrivo in azienda di un nuovo management: il presidente Antonello Pilloni (che guida ad oggi l’azienda) ed il direttore commerciale Raffaele Cani (oggi sostituito dall’altrettanto valido Massimo Podda) che a partire dagli anni ’80 hanno dato nuovo impulso all’azienda puntando sulla valorizzazione di un vitigno locale allora pressoché sconosciuto al di fuori dell’isola: il Carignano del Sulcis. Per realizzare il loro progetto i due manager hanno fatto inoltre una scelta che si rivelerà poi fondamentale per il futuro dell’azienda: grazie a loro viene chiamato come consulente Giacomo Tachis, uno dei più prestigiosi enologi italiani, il quale ha contribuito in modo determinante al salto di qualità che hanno operato i vini sardi a partire dalla fine degli anni ‘80, realizzando vini come il Terre Brune, il Rocca Rubia, il Turriga , il Barrua ed altri, contribuendo così alla notorietà ed alla crescita qualitativa di tutto il comparto vitivinicolo sardo.

Le vigne aziendali nei pressi di Porto Pino nel Golfo di Palmas in Sardegna

La Cantina Santadi, che è una delle prime aziende con cui Giacomo Tachis ha lavorato (e per lungo tempo), si trova nel Sulcis, nella zona sud- occidentale della Sardegna, davanti all’isola di Sant’Antioco. I vigneti dei soci conferitori, circa 600 ettari, si distendono su terreni contraddistinti da composizioni e altitudini diverse, dalle colline argillose e calcaree dell’entroterra fino ad arrivare di fronte alle meravigliose spiagge e dune bianche di Porto Pino, caratterizzate da sabbie ferrose. Il Carignano è il vitigno principe di queste zone, la coltivazione ad alberello il sistema di allevamento più diffuso e, come si diceva, su questa cultivar ha puntato in particolare la Cantina Santadi con due vini come il Terre Brune e il Rocca Rubia, di cui abbiamo degustato le annate 2008 e 2010, testandone la longevità e la gradevolezza dei profumi e degli aromi, e che vi andiamo a descrivere.

 

Carignano del Sulcis Superiore Terre Brune 2008
uvaggio: Carignano 95%, Bovaleddu 5%; alcol 14,5%

Prodotto bandiera dell’azienda, è considerato il simbolo della affermazione del Carignano come uno dei migliori rossi italiani (e non solo). È il primo vino barricato realizzato in Sardegna (prima uscita nel 1988 con l’annata 1984); riporta, indelebile, l’imprinting di Giacomo Tachis. Proviene dai vigneti più vecchi dell’azienda, ancora a piede franco. Affina in barrique per circa 18 mesi per poi riposare lungo tempo in bottiglia. Il colore è rosso granato, scuro e profondo. All’olfatto si manifesta con una leggera pungenza vegetale, poi si apre con sentori di spezie (pepe, macis), macchia mediterranea (mirto, alloro, rosmarino, elicriso), humus, fungo, confettura di frutta scura (prugna, mirtillo) e nuance di rovere e grafite. Al gusto è avvolgente, il sorso è molto strutturato, succoso e caldo; si confermano le suggestioni di confettura di frutti scuri. Il tannino è elegante e vellutato. Dopo qualche secondo emerge nel palato una forte nota amaricante di erbe officinali (genziana, china) contornata da percezioni carnacee. Chiude con un retrogusto sapido, pepato, con toni evoluti di frutta scura matura e vermouth. Un vino complesso ricco di profumi e sapori maturi, moto compatto, quasi un liquore, da degustare in attenta meditazione.

Carignano del Sulcis Riserva “Rocca Rubia” 2010
uvaggio: Carignano 100%, alcol 14%

È il “fratello minore” del Terre Brune. Nonostante il 2010 sia stata un’annata non felicissima nel Sulcis (ma il Carignano ha resistito molto meglio all’attacco della peronospora che in quell’anno ha falcidiato gli altri vitigni), il vino riflette molto bene gli aromi tipici della varietà. Il colore è rosso rubino scuro con riflessi aranciati. Si evidenziano al naso una miriade di profumi: frutta scura (mora, mirtillo), bacche nere, eucalipto, muschio, sottobosco, cuoio, liquirizia, spezie dolci (noce moscata, vaniglia, cannella), tabacco da pipa. Nel palato emergono confettura di marasca e arancia rossa, accompagnate da una vena molto sapida (che fa venire l’acquolina in bocca). La struttura è importante, con tannini saporiti, dolci e morbidi; in bocca è consistente ma anche scorrevole, il vino conserva una invidiabile freschezza di beva con un finale amarognolo di liquirizia, rabarbaro e cioccolato amaro. Ultima non trascurabile nota: ancora oggi ha un ottimo rapporto qualità/prezzo.

Contatti:
CANTINA SANTADI
Via Giacomo Tachis, 14 – 09010 Santadi (SU)
Tel. 0039 0781 950127, fax 0039 0781 950012

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Sono un appassionato del mondo del vino, mi piacciono i profumi e i sapori che ogni bottiglia di vino racchiude, le sensazioni e le emozioni che trasmette e che ognuno può interpretare in base alle proprie percezioni sensoriali. Ho frequentato diversi corsi di degustazione sul vino in ambito AIS, Slow Food, Gambero Rosso, Enotime; ho preso il diploma di sommelier AIS nel 2001. La passione per il vino mi ha indotto a svilupparne altre, in particolare per l’Olio: ho acquisito il diploma di sommelier dell’olio extravergine di oliva dell’AISO nel 2007 e quello di assaggiatore dell’olio vergine di oliva dell’UMAO nel 2014. Mi piacciono molto anche i distillati, in particolare la grande varietà e specificità del mondo del whisky. Ho collaborato per l’edizione 2018 con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso e collaboro con la “Guida Flos Olei“ di Marco Oreggia. Sulla testata Vinodabere mi occupo di Vino, Olio e Distillati; inoltre collaboro con le testate www.lucianopignataro.it ed Epulae.

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