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Primo Franco, uno dei grandi nomi del Prosecco

Introduzione

La vita è questione di sensibilità. Molti di noi possiedono la sensibilità di comprendere le più disparate Arti umane. Ci sono le Arti figurative, letterali, musicali, teatrali, cinematografiche, ecc. E per me, che ho la fortuna di possedere la sensibilità necessaria per avvicinarmi – poco, pochissimo in realtà – alla comprensione dei percorsi nascosti dietro alla produzione di alcuni prodotti alimentari, l’enologia dovrebbe essere annoverata a tutti gli effetti tra le Arti. Faccio questa affermazione, conscio di poter essere frainteso o, peggio, non compreso affatto, poiché ritengo che la prima condizione perché l’Arte possa essere definita tale sia la capacità di emozionare, di creare stupore.

L’Emozione non ha voce

Ebbene, l’emozione ho avuto il privilegio di provarla, ancora, mettendo il naso in un vino a una masterclass tenuta da un incantevole Primo Franco, titolare della famosissima casa vitivinicola Nino Franco, custode e testimone di innumerevoli segreti del Prosecco.

Nel corso della Monza Wine Experience, iniziativa alla sua prima edizione organizzata impeccabilmente da Visionplus con la collaborazione di FISAR Monza e del giornalista Aldo Fiordelli, abbiamo assistito a numerose degustazioni e masterclass. Quella tenuta da Primo Franco ha avuto una rilevanza del tutto primaria e fondamentale.

Con grande arte oratoria e narrazione puntuale degli eventi ha saputo ricostruire le principali vicende che hanno portato il Prosecco ad essere quello che è oggi, restando fedele alle sue origini. Quanta bellezza nel capire che il “prosecchino” è in realtà uno stile di vita e che quindi andrebbe sempre chiamato solo con il suo vero nome. Ordinare un calice di Prosecco alle 10.30 con un “cicchetto”, un piccolo stuzzichino, è un pensiero piacevole per tutti: un leggero residuo zuccherino, acidità bilanciata e perlage morbido, che avvolge dolcemente la bocca. Al Prosecco, e a produttori seri come Primo Franco, deve essere riconosciuto il merito storico di aver saputo veicolare, oltre ai propri prodotti, anche lo stile di vita italiano in tutto il mondo. Sui principali dizionari anglosassoni infatti, alla voce Prosecco, corrisponde la definizione italian sparkling wine.

Alcune note di degustazione

Le degustazioni si susseguono incalzanti, con il pubblico estasiato. È però sul quarto vino degustato, il Primo Franco Valdobbiadene Superiore DOCG, che voglio soffermarmi: uve ovviamente Glera provenienti solo dai vigneti di alta collina e con scelta vendemmiale, circa 30 g/l di residuo zuccherino, è il vino della Festa. Il vino che mi ha catapultato indietro di 30 anni, quando da bambino festeggiavo il Natale insieme alla mia famiglia. Ho rivisto mio nonno e mi sono quasi commosso, una sensazione estraniante. I profumi non sono quelli che ti aspetti da un Prosecco, frutta esotica e candita, una nota di frutta secca.

Non voglio dilungarmi troppo, anche se su questi prodotti ci sarebbe da scrivere molto.

Grazie a Primo Franco, un uomo che ci ha donato un briciolo di tempo che non dimenticherò facilmente.

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