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PODERNUOVO A PALAZZONE: VERTICALE DEL CABERNET FRANC “ARGIRIO” DI GIOVANNI BULGARI

A volte la fama di un cognome può precedere (e persino ingannare) la valutazione complessiva di un intero progetto. Ammetto che la curiosità di conoscere un erede Bulgari era davvero potente, al pari di qualche dubbio amletico sulla sua effettiva passione nel coltivare la terra, quando dalla terra non si proviene. Ma Giovanni Bulgari da anni ha intrapreso una strada totalmente diversa dalla memoria storica del luxury italiano: una strada fatta di sassi e di polvere, come lo splendido sterrato che costeggia le vigne di Podernuovo a Palazzone. Eventi climatici da domare, terreni difficili da lavorare ed un territorio che solo un autentico folle poteva scegliere per cimentarsi nella viticoltura di qualità. Il quadro è fin troppo chiaro: avrei trovato una proprietà interessata a dare una reale impronta ai vini prodotti in tale contesto, oppure semplici visitatori che delegano l’intero processo produttivo a terzi diventando così “uno fra tanti”?

Invece..che meraviglia essere stato positivamente colpito dallo sforzo da vero leader di Giovanni, che non guarda soltanto all’aspetto meramente economico, quanto piuttosto a quello fisico! Quando nel 2004, insieme al padre, decise di recuperare un podere abbandonato di 40 ettari in direzione Monte Cetona, con ulteriori appezzamenti sul Lago di Corbara, di sicuro non pensava alla sua futura vita da vigneron totalmente stravolta da un insano attacco di passione per il nettare di Bacco.

Una passione che lo ha portato a seguire nei campi le squadre di potatori, imparando le antiche tecniche agronomiche per dare forza e vigore alle piante nell’arco delle quattro stagioni. Segnali di umiltà, di voglia di imparare, di rispetto per la natura che non deve essere mai offesa. Persino la cantina ipermoderna di vinificazione e stoccaggio è un raffinato gioiello incastonato in perfetta simbiosi con il paesaggio circostante. La filosofia aziendale è molto evoluta rispetto ai primordi, seguendo il concetto che togliere non sia per forza un termine negativo. I vini sono adesso eleganti, dall’ottima beva e progressione fruttata. Eliminate quelle note legnose iniziali a volte pesanti ed eccessive. Dunque quale migliore occasione quella di raccontare in una verticale del Cabernet Franc Argirio i passaggi scelti dalla squadra di Giovanni per puntare all’eccellenza?

Lo si è potuto fare nella splendida cornice del salone di rappresentanza, con vista sulla bottaia sottostante, alla presenza della stampa di settore. Eccone l’esaustivo riassunto partendo da:

Argirio 2009: si nota irrequietezza nell’assaggio. Il naso ne aveva già dato abbondante preavviso. L’acidità resta elevata, non del tutto sostenuta però da un tannino troppo verde. Ciò che non convince è la scia finale capovolta come nelle figure delle carte da gioco. Il frutto diventa scuro, pastoso, in una parola: stanco. Annata altalenante, con continui squilibri tra caldo e freddo, tra piogge e stress idrici.

Argirio 2011: complesso ed appagante, rinvigorito da una buona spinta pseudocalorica. La ciliegia matura è il marchio di fabbrica. Taglio minerale persistente in chiusura di bocca. Inverno rigido, primavera piovosa, estate ottimale: ecco il risultato della riuscita maturazione delle uve.

Argirio 2013: ritorniamo verso tinte erbacee. Di maggior pregio rispetto alla simile 2009, resta comunque una annata piuttosto interlocutoria a causa di fenomeni temporaleschi in momenti deleteri per un perfetto agostamento dei grappoli.

Argirio 2014: ultimo anno con utilizzo di legni italiani e metodo del cosidetto “200% di barrique”: due soste a tempi differenti in barrique nuove in affinamento che sostituiscono botti altrettanto nuove utilizzate invece per le fermentazioni alcoliche e malolattiche. L’annata è rimasta nella storia per le estreme difficoltà dovute a frequenti precipitazioni ed a temperature sotto la media. Ci si aspetterebbe un vino più “magro” ed ovviamente tale aspettativa non viene delusa. Colpisce dritto nel segno, invece, per fragranze floreali delicate ed eleganti. Trama tannica decisamente sapida.

Argirio 2015: da qui in avanti inizia la discesa per Podernuovo a Palazzone, con uno stile perfettamente inquadrato. Morde il freno per le sue forti astringenze: succoso, nervoso, scalpitante ed amaricante. Un austero di classe che nulla ha da invidiare ad omologhi d’oltralpe. Potenzialità evolutiva da lustri.

Argirio 2016: semplicemente straordinario. Elegante, col passo di un felino. Il bosco fa da principe sia all’olfatto che al sorso e racconta di piccole more selvatiche arricchite da scorza di agrumi rossi e polvere di grafite. Chiude su essenze di chicchi di caffè tostati. Sorso eterno e salino da vento di mare. Il top di giornata.

La strada è perfetta ed in mezzo a quella strada polverosa, proprio al limitare dei vigneti, troverete sempre Giovanni Bulgari a curare con assoluto amore e devozione il frutto della terra.

 

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Scritto da

Luca Matarazzo Giornalista- Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania.. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021 e del Master sull'Albana di Romagna 2022, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale.

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