Il nome “Spartaco” muove in me tanti ricordi, non solo perché è il nome di un grande gladiatore romano da sempre ammirato da noi bambini ed emulato quando si giocava in strada, ma è anche il nome di una via del quartiere Tuscolano a Roma, il luogo dove sono nato e quella pizzeria era un luogo conosciuto a tutti gli abitanti del quartiere. Il pensarci fa tornare alla mente avvenimenti che si sono susseguiti in quegli anni e tra questi la fila davanti al banco pieno di pizze in teglia di vario tipo per prenderne quel pezzo che mi avrebbe rifocillato dopo essere andato a fare sport (nuoto per la precisione).
Oggi siamo davanti ad un locale con quel nome con una nuova generazione di pizzaioli dietro il banco (i figli) che hanno saputo far evolvere quella pizza tanto desiderata e buona con un’impasto legato alla tradizione romana dando vita a quella Pinsa dove l’impasto lievita dalle 48 alle 62 ore tanto da renderla soffice, scrocchiarella ma soprattutto digeribile.
Due le sedi, quella storica in viale Spartaco 73, e quella più recente sita a largo Andrea Berardi 21 nel quartiere di Tor Vergata, locali semplici situati in uno dei quartieri più popolosi di Roma ma non per questo non all’altezza di offrire un prodotto di tutto rispetto.
Noi ci siamo recati alla sede in Tor Vergata, perché all’interno del locale sono presenti tavoli dove ci si può sedere in tranquillità. Eccellente materia prima associata a prezzi onestissimi e varianti per la Pinsa veramente tante. Peccato per la scelta delle bevande, essenziale, ma non si può avere tutto nella vita, siamo pur sempre in un locale improntato soprattutto sull’asporto.
Ma torniamo agli assaggi, iniziamo con una selezione di fritti, suppli classico, alla ‘nduja, cacio e pepe, alla matriciana e un fiore di zucca fritto. Che dire, doppia panatura pane grezzo con pezzi grossi che garantiscono tanta, tanta croccantezza, un paradiso per le nostre papille gustative, anche se quello con cacio e pepe è risultato troppo delicato per dei romani DOC.
Continuiamo con gli assaggi, iniziamo con la Pinsa Napoli, la base è strepitosa, croccante leggera con alici sottolio intere che la rendono accattivante. Noi abbiamo chiesto una piccola variante con mozzarella di bufala ma potevamo anche rimanere sulla ricetta originale non avrebbe cambiato il nostro giudizio.
Si va avanti con la Pinsa salmone, stracciatella e zucchine, la base sempre la stessa, eccezionale, con ingredienti ben integrati tra loro con lo scopo di rendere il salmone il protagonista.
Arriva la Pinsa ai fiori di zucca, acciughe e guanciale, qui un leggero appunto, un pochino più di sale sarebbe stato ben accetto, ma mi dicono che aggiungere è sempre possibile ma sottrarre no, forse hanno ragione loro.
Da ultima Pinsa alle patate, ‘nduja e ventricina, anche in questo caso un’esplosione di gusto con la ‘nduja a fare da protagonista.
Ultima nota la grandezza, di tutto rispetto tanto da chiedere una box per portarci a casa i pezzi rimasti.
Ha fondato Vinodabere nel 2014. Laureato in Economia e Commercio specializzazione mercati finanziari, si è dedicato negli ultimi dieci anni anima e corpo al mondo del vino. Vanta diverse esperienze nell'ambito enoico quali la collaborazione con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso (edizioni 2017 e 2018), e la collaborazione con la guida Slow Wine (edizioni 2015 e 2016). Assaggiatore internazionale di caffè ha partecipato a diversi corsi di analisi sensoriale del miele. Aver collaborato nella pasticceria di famiglia per un lunghissimo periodo gli garantisce una notevole professionalità in questo ambito.
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