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Montalcino – Casato Prime Donne: l’azienda gestita da Donatella Cinelli Colombini e dalla figlia Violante Gardini

Esiste un luogo incantato quasi fiabesco, nascosto tra le vigne di Montalcino. Sulla strada che punta verso Abbadia Ardenga, sorge la cantina Casato Prime Donne gestita da Donatella Cinelli Colombini e dalla figlia Violante Gardini.

Uno sterrato incontaminato, ove il concetto stesso di “tempo” assume connotazioni del tutto particolari; per Einstein (e aggiungo anche per il sottoscritto) “Il tempo è relativo, il suo unico valore è dato da ciò che noi facciamo mentre sta passando”. Cosa chiedere di più quindi da un cielo terso e soleggiato, da un paesaggio mozzafiato, da una passione (quella per la scrittura), per il buon gusto, per le cose intrise di semplicità che aiutano a ritrovare la bussola nel frastornamento quotidiano.

Vigneti dal nome evocativo: ardita piccola e ardita grande, vigna del pero, la Croce…Per un produttore che ama il proprio mestiere è come chiamare un figlio a voce alta, nell’attesa che gli risponda con i meritati frutti del raccolto. Terreni differenti anche all’interno della stessa parcella, poco galestro e una inconsueta presenza di argilla blu, non propriamente facile da lavorare.

Eppure Donatella e Violante non si sono scoraggiate; questa apparente difficoltà è stata trasformata in singolare qualità che ritroviamo in vini saporiti e “saporosi”, tendenzialmente più pronti da bere, ma con connotazioni strutturali di potenza per adattarsi ad un lungo riposo in vetro. I consigli di esperti provenienti da Romanée Conti, luogo mistico nel mondo enologico, la certificazione Bio conseguita nel 2018, metodi di lavorazione totalmente manuali, studi approfonditi sui lieviti autoctoni con creazione di un proprio ceppo immediatamente commercializzato e ben 2 “tinaie del vento”, la più antica da fermentini in acciaio aperta ai quattro lati, quella moderna invece riparata con contenitori in cemento non vetrificato. Sotto il troncone principale giace invece la barricaia, composta da botti di varie dimensioni provenienti da un’unica tonnellerie (Adour).

Varie tostature, dimensioni e utilizzi per donare ai vini quella complessità ed evoluzione che soltanto l’uso accurato del legno può creare.

Violante mi racconta della selezione “Prime Donne”, progetto che vede la scelta delle migliori botti di Brunello (marchiate da un cuore rosso vivo) da parte di quattro assaggiatrici donne: la Master of Wine Rosemary George, l’enotecaria ed esperta di vino tedesca Astrid Schwarz, Daniela Scrobogna e la Pr italo americana Marina Thompson. Immancabile all’appello la Tenuta di Fattoria del Colle, con i prodotti della DOC Orcia, novella “Cenerentola” del vino, in costante ascesa qualitativa nonostante la vicinanza delle “sorellastre” Montalcino e Montepulciano.

La nostra degustazione prende avvio proprio da quest’ultima realtà, con un Chianti Superiore DOCG 2016 di ricasoliana memoria (90% Sangiovese e 10% Canaiolo), vinificato e affinato interamente in acciaio e bottiglia. Naso ancora un po’ chiuso e volatile, si apre piano su essenze di sottobosco e frutta rossa matura. Bocca succosa dal tannino elegante, da ritenersi adatto ad ogni occasione (86/100). “Cenerentola” Orcia DOC 2016 è davvero una lieta sorpresa. Gli manca la scarpetta, ma di sicuro indossa un magnifico vestito tessuto da una fitta trama color rubino. La parte del leone la fa un antico vitigno toscano salvato dall’oblio da pochissimi produttori: il Foglia Tonda. Sensazioni olfattive di marmellata di visciole e more selvatiche, adagiate su un letto di pepe nero in grani. Questa sua parte scura è data dalla tardiva maturazione dell’uva, ben equilibrata al palato da forte succulenza di agrumi rossi e mineralità che solo il Sangiovese regala in alcune zone d’Italia. Complessivamente siamo ben oltre i 90 punti, attestandoci verso i 93/100. Da Trequanda ci spostiamo verso Montalcino (Casato Prime Donne) partendo dal Rosso di Montalcino DOC annata 2016 dalle calde note succose e morbide. Tannino lievemente “green”, vigne più giovani, esprime al palato la tipica marasca matura ormai conosciuta in tutto il mondo quale marchio di fabbrica del Comprensorio. 88/100 ben meritati. Del Brunello di Montalcino DOCG 2014 il sottoscritto ha una personale considerazione. In queste annate particolarmente impegnative, un ottimo lavoro di squadra riesce comunque a consentire la messa in commercio di prodotti eleganti e degni di tutto rispetto. E’ proprio questo il caso, non essendo stata realizzata né la Riserva né le Selezione Prime Donne, né Io sono Donatella. Pochissima produzione, ma dal naso complesso basato su confettura di ciliegia, petali di rosa baccarà e violetta, baccello di vaniglia e cannella. Al palato si avverte necessariamente una magrezza ben corroborata però da acidità persistente e tannini di gradevole fattura che armonizzano il finale. 91/100 pronto da bere. Il Brunello 2013 DOCG invece ha colori più densi, dal rosso rubino si vira verso un tono granato con potente espressione di spezie nere, balsamicità all’eucalipto e tostatura di cacao. Bocca tesa, tannino elegante e con grande potenziale evolutivo, chiosa su aromi di china, rabarbaro e tabacco tali da consentirgli un ambito 94/100.

Last but not least la Riserva di Brunello DOCG 2013, dai cupi riflessi granati, al naso esalta la ciliegia sotto spirito, l’amarena Fabbri e tantissima viola mammola. Ancora un bambino soprattutto al gusto, ma già deciso, dal carattere e dal finale avvolgente per conseguire un illustre punteggio di 95/100.

Chiudiamo questa splendida visita con la promessa di incontrarci nuovamente a breve per discutere del progetto riguardante un Metodo Classico da 100% Sangiovese che susciterà notevole curiosità tra gli eno-appassionati.

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Scritto da

Luca Matarazzo Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale

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