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LIFE OF WINE 2020 – “SECONDO MARCO”, L’AMARONE TRADIZIONALE DAL GUSTO CONTEMPORANEO DI MARCO SPERI

Forse anche l’Amarone, come molte altre denominazioni storiche d’Italia, sta cercando di adattarsi al gusto contemporaneo, abbandonando eccessi estrattivi (anche alcolici e zuccherini, in questo caso) che avevano riscosso un grande successo fino a qualche anno fa. O almeno questo mi viene da pensare assaggiando i vini di Marco Speri, esponente di una delle famiglie più note della Valpolicella.
Nel 2008 Marco decise di creare una cantina tutta sua, ed esplicitamente indicò nel nome aziendale, “Secondo Marco”, la volontà di realizzare vini personali, che raccontassero il territorio veronese con sincerità e sobrietà, evitando derive dimostrative e muscolari che hanno a volte caratterizzato in questi anni più di qualche Amarone, arrivando nei casi più eccessivi a versioni caricaturali.
Quando le prime bottiglie di Secondo Marco cominciarono a circolare furono una vera scoperta, almeno per me: era possibile una Valpolicella diversa, con una silhouette più snella ed elegante, con acidità più alte e maggiore profondità di beva. Restituendo in definitiva a quei vini e a quel territorio un’identità che la pratica dell’appassimento rischiava di banalizzare.
L’Amarone infatti, per chi non lo sapesse, è un rosso secco ricavato però da uve appassite dopo la raccolta, come lo Sfursat della Valtellina e pochi altri casi isolati, e vendemmiate ormai di solito a dicembre (era più frequente gennaio, prima dell’era del riscaldamento globale). È la derivazione dello storico vino dolce della zona, il Recioto, ma mantiene comunque un residuo zuccherino e un’alcolicità che solo se dosati con parsimonia aggiungono al sorso fascino e piacevolezza.
Proprio quello che riesce a Marco, non solo con l’Amarone, ma anche con la tipologia “Ripasso”, collocata a metà strada tra l’Amarone e il Valpolicella Classico ottenuto da uve fresche. I suoi segreti? Uno è sicuramente la scelta di un impianto leggermente modificato rispetto alla classica “pergola veronese”. Ecco come la racconta lui: “Dopo anni di ricerca, abbiamo capito che l’impianto tradizionalmente usato per i vitigni della Valpolicella poteva essere migliorato. Abbiamo così piantato a pergola modificata, a forma di Y. I vantaggi sono molti: più luce, più vento, più parete fogliare”. Un altro, forse, può essere identificato nella scelta di aumentare progressivamente la durata della macerazione delle bucce nel mosto: dagli iniziali 50 giorni è passato a 90 nell’annata 2012 e a cento nel 2013.


Oggi l’azienda conta quindici ettari a Fumane, nel cuore della Valpolicella classica, a metà strada tra la città di Giulietta e il lago di Garda, su terreni ghiaiosi e di depositi alluvionali, da cui si ottengono meno di ottantamila bottiglie tra Valpolicella, Ripasso, Amarone e Recioto, le cui caratteristiche principali sono lo slancio gustativo, la finezza e la freschezza.

Per il prossimo anno è in arrivo la prima Riserva di Amarone della storia aziendale (del 2008), solo in magnum, con una curiosa etichetta molto diversa dalle altre e ispirata ai fumetti.
In occasione dell’ultima edizione di “Life Of Wine”, allestita al Radisson Hotel di Roma da Studio Umami con la collaborazione del nostro direttore Maurizio Valeriani, ho potuto assaggiare le ultime quattro annate di Amarone.

I vini sono ottenuti da Corvina e Corvinone in prevalenza (45% a testa), con 10% di saldo di Rondinella e altre uve autoctone. Vengono affinati per 42 mesi in botti da 50 ettolitri e completano la maturazione con un anno in vetro. Affrontandoli dal più vecchio al più recente (a differenza di come faccio di solito), è possibile apprezzare il percorso “in sottrazione” compiuto da Marco. Il suo 2013 per me rappresenta l’approdo sia pur provvisorio a uno stile compiutamente personale.

Ecco le mie impressioni.


Amarone della Valpolicella 2010. Qui siamo ancora nei paraggi più classici della tipologia. Buona espressione fruttata sia al naso che in bocca, cenni balsamici, terziarizzazione che inizia ad affacciarsi con note terrose, di tabacco e frutta secca. Palato ampio, tannini di bella grana, ottima persistenza.


Amarone della Valpolicella 2011. Odora di frutti di bosco e cacao, ma la sua caratteristica principale è un’evidente speziatura (pepe nero). Sorso gustoso e molto piacevole, è ben contrastato, tenta di non assecondare l’annata calda. Finale davvero lungo dove fanno comunque capolino zucchero e alcol. Da apprezzare per la cura del dettaglio che evita derive surmature.
Amarone della Valpolicella 2012. In questa annata la macerazione viene portata da 50 a 90 giorni. Qui le spezie sono sovrastate dai profumi dalla frutta matura e sotto spirito, una ciliegia di ammirevole misura ed eleganza, con finissimi cenni vegetali e floreali. Delicato il tocco al palato, allude ancora alla tradizione ma se ne stacca decisamente per dinamica, freschezza e allungo sapido.
Amarone della Valpolicella 2013 (anteprima). Ecco, ci siamo: questo all’olfatto somiglia ben poco al solito Amarone prodotto negli ultimi 20 anni. Frutto in secondo piano, grande mineralità terrosa, cenere spenta, chiodi di garofano. Tannini di finissima tessitura e un’agilità di beva sconosciuta o quasi per la tipologia. Sale e acidità a rilanciare il sorso (e chiedere un secondo bicchiere). Cento giorni di macerazione sulle bucce.

Nato nel Luglio del 1969, formazione classica, astemio fino a 14 anni. Giornalista professionista dal 2001. Cronista e poi addetto stampa nei meandri dei palazzi del potere romano, non ha ancora trovato la scritta EXIT. Nel frattempo s’innamora di vini e cibi, ma solo quelli buoni. Scrive qua e là su internet, ha degustato per le guide Vini Buoni d’Italia edita dal Touring Club, Slow Wine edita da Slow Food, I Vini d’Italia dell’Espresso, fa parte dal 2018 della giuria del concorso Grenaches du Monde. Sogna spesso di vivere in Langa (o in Toscana) per essere più vicino agli “oggetti” dei suoi desideri. Ma soprattutto, prima o poi, tornerà in Francia e ci resterà parecchi mesi…

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