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LA VISIONE DEL BRUNELLO DI MONTALCINO DI ARGIANO

Capiamoci subito, questo incipit non vuole essere affatto un attacco verso realtà ilcinesi che ogni anno generano, con maestria e tecnologia di piccoli sarti, un prodotto uniforme nel tempo e nel gusto. Sono coloro che, alla cieca, riusciresti a riconoscerli tra milioni e milioni e che hanno dato lustro al Brunello nel mondo intero.
Tolta questa sparuta compagine di attori protagonisti, il mio interesse si spinge verso comprimari sempre più sotto gli occhi dei riflettori. Argiano è uno di quelli, famoso anche per un Supertuscan dal taglio bordolese ideato dal compianto Tachis e dal nome evocativo di Solengo, come il cinghiale solitario che si aggira nelle campagne maremmane.
Argiano è tra i capisaldi delle nostre degustazioni di Vinodabere, svolte ogni anno a Roma, anticipando quelle delle Anteprime Toscane (link1 e link2).
Prima di entrare però nel vivo delle annate 2013 – 2014 e 2015 del loro Brunello, il CEO Bernardino Sani ha voluto concederci una breve intervista scritta, per farci comprendere appieno la filosofia aziendale. Ci aiuta in questo passaggio “virtuale” il Direttore della Comunicazione Dario Pettinelli.
L.M.: Cosa rappresentano per Voi le annate 2013 -2014 – 2015?
B.S.: Sono annate importanti per Argiano, perchè misurano il percorso di crescita ed i progetti iniziati con la nuova proprietà proprio a partire dal 2013, anno in cui è cominciato un percorso di conversione al Bio, con uno studio di mappatura dei vigneti ed il passaggio dalla barrique alla botte grande per l’affinamento del Sangiovese Grosso. Tutti questi accorgimenti volti a fare un Brunello sempre più espressione del territorio si vedono proprio con l’annata 2013 ed ovviamente sono un processo in continua evoluzione.
Parlando delle differenze climatiche la 2013 è stata un grande classico, un Brunello ben bilanciato con una buona freschezza, un naso inizialmente austero che si apre nel tempo. La 2014 annata tutta giocata sull’eleganza: naso complesso e molto fruttato che si sprigiona subito grazie alla minore struttura del vino: meno tannini ma estremamente ben bilanciati. La 2015 esplosiva, concentrazione ed equilibrio con tannini molto setosi.
L.M.: Come è cambiata la Vostra filosofia produttiva nel tempo
B.S.: il nodo centrale ruota attorno al concetto che il lusso oggi deve contemplare una “dimensione etica”, ovvero una produzione che esprima oltre che il massimo dell’attenzione e della qualità oggettiva anche ispirazione, consapevolezza, responsabilità, e quindi “sostenibilità” in tutte le sue declinazioni.
Il sistema economico lineare, quello che ha un inizio con la produzione di qualcosa, che passa attraverso l’uso e il consumo di questo qualcosa e che termina con lo smaltimento indifferenziato, è un sistema che ha presentato il conto, e questo conto lo paghiamo in salute. Argiano guarda ad un futuro diverso, circolare, dove la linearità viene sostituita da uno stile virtuoso basato sulle “4 R: riduci, riutilizza, ricicla, recupera”. Non è più pensabile per un marchio del lusso pianificare strategie avulse da una dimensione etica. Questo è il “Modello Argiano”.
Nel corso del Novecento il concetto di lusso è passato dall’oggetto al concetto; la desiderabilità si è spostata dal valore materiale al valore artigianale, per poi abitare oggi nella dimensione etica.
L.M.: Quali sono le nuove sfide di Argiano per il futuro (post Coronavirus)?
B.S.: nell’immediato futuro abbiamo intenzione di terminare il restauro della Villa di Argiano iniziato nel 2016 e tornare finalmente ad affinare i vini migliori nella splendida cantina rinascimentale completamente ristrutturata. Vogliamo inoltre continuare a lavorare su dettagli necessari ad innalzare sempre di più la qualità del nostro Brunello e terminare il progetto di studio degli antichi ed unici cloni di Sangiovese che abbiamo scoperto far parte della nostra vigna più importante, “Vigna del Suolo”.

Detto questo, ringraziando il dottor Sani per il tempo a noi dedicato, veniamo finalmente agli assaggi per trovare conferma o meno di quanto sopra:


Brunello di Montalcino 2013
Decisamente il migliore dei tre. Ha messo subito tutti d’accordo per l’eleganza fruttata tipica del Sangiovese. Una ciliegia freschissima, succulenta, dal grande potenziale di longevità. Colpisce in particolare per la verticalità; è un vino che va dritto al bersaglio, tagliente come la lama di un rasoio e finemente persistente. Si nota il gran lavoro di squadra che non ha vanificato una materia prima eccellente, puntando meno su concentrazioni e più su tensioni gustative che rendono la bocca perfettamente tonica.


Brunello di Montalcino 2014
Quando abbiamo fatto la comparazione tra la 2015 e la 2014, è risultato uno di quegli esempi che testimoniano come nel macero a volte dovrebbero andare certe avventate penne giornalistiche e non annate definite troppo precipitosamente “sfortunate”. Sicuramente qualcosa manca al quadro clinico del paziente sotto esame. Si chiama tannino. Come il convitato di pietra del Don Giovanni di Mozart però, è un ospite che riappare magicamente proprio nel momento decisivo, come un vero coup de thèatre, ad esaltare sensazioni floreali di rose e di mammole chiosanti su spezie pepate e aromi di torrefazione, indice di prontezza gustativa.


Brunello di Montalcino 2015
Di fresco imbottigliamento ancora non si era espresso al meglio delle potenzialità. Aveva prevalenza di sentori dark e polverosi altra caratteristica dei Sangiovese di marca toscana. È bastato qualche mese di sosta in vetro per domarsi nella sua irrequietezza giovanile e far emergere un frutto largo, poderoso, di amarena confit, con uno sbuffo misto tra emazie e polvere di grafite per adagiarsi su chiodi di garofano ed erbe officinali. Qui il tannino è decisamente muscolare, si fa sentire in tutta la sua energia, complesso, completo e piccante. Unica pecca questa forza a volte eccessiva che lo penalizza rispetto all’eleganza di velluto della 2013 e che rimane il migliore degli assaggi.
Tre interpretazioni stilistiche diverse ove la mano dell’uomo è davvero ridotta all’essenziale, da premiare per coraggio, intraprendenza e voglia di non essere omologati. D’altro canto il miglior frutto resta sempre quello che cresce in vigna.
Non resta dunque che visitare la cantina totalmente rimodernata, appena si potrà di nuovo viaggiare.

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Scritto da

Luca Matarazzo Giornalista- Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania.. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021 e del Master sull'Albana di Romagna 2022, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale.

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