Che la Sardegna rappresenti un mosaico territoriale dalle spiccate connotazioni e molteplici sfumature è notizia ormai nota, come è altrettanto noto che i territori vinicoli della seconda isola più grande del Mediterraneo sono da sempre al centro dell’attenzione della testata giornalistica Vinodabere e del direttore Maurizio Valeriani. In tale ottica, la «Guida ai Migliori Vini della Sardegna», giunta quest’anno all’ottava edizione e pubblicata on line ad agosto 2025, ha consolidato l’esaltante livello qualitativo dei vini prodotti nella Regione.
Al fine di valorizzare ancor di più le sfaccettature enologiche isolane è andata in scena all’Hotel Belstay di Roma, per la quarta volta, nei giorni 13 e 14 dicembre 2025 «La Sardegna di Vinodabere». Evento nato per promuovere e far scoprire la varietà e la complessità vitivinicola di una regione che senza dubbio rappresenta un vero e proprio piccolo continente. Uno spaccato incredibile, capace di condensare, in solo due giornate, una storia millenaria fatta di tradizioni, narrazioni antiche e visioni moderne, una delle espressioni più nobili del nostro «Made in Italy».
Tra i tanti assaggi che lasciano il segno, restiamo particolarmente colpiti da quelli provenienti da un territorio che ormai da anni si è contraddistinto nel panorama vitivinicolo nazionale e non solo – ed in particolare da uno dei suoi cru – o forse sarebbe meglio dire da una sua Ghirada, come con fierezza la chiamano da queste parti, quella Elisi.
Mamoiada è un paese di circa 2500 abitanti nella provincia di Nuoro, nella parte più interna della Barbagia di Ollolai che vanta una tradizione vitivinicola radicata nella cultura di ogni abitante, come testimoniano le numerose cantine presenti nell’area che mirano a preservare in tal senso il patrimonio ampelografico ereditato per trasmetterlo alle generazioni future.
I vigneti, situati ad un’altitudine media di 730 metri., insistono su terreni di natura granitica di struttura sciolta e leggermente acidi, hanno il Cannonau come protagonista, affiancato dalla sorella minore Granazza, un vitigno autoctono a bacca bianca che oggi rivive di un antico splendore.
La forma di allevamento più diffusa è l’alberello basso e le rese sono mediamente tra i 20 quintali/ettaro nelle vigne antiche ed i 60 in quelle giovani.
Nel corso dei nostri assaggi siamo rimasti particolarmente colpiti da tre vini provenienti dalla medesima Ghirada, quella Elisi, imbottigliati da tre distinte cantine, prodotti in un numero esiguo di bottiglie, ma decisamente capaci di esaltare l’eleganza del Cannonau, conservandone forza e potenza.
Queste le nostre impressioni gustative.

Ghirada Elisi ‘Sa e Antoni Cannonau di Sardegna DOC 2024 – Francesco CADINU
Naso esaltante contornato da intensi profumi di frutti di bosco, erbe aromatiche, sentori di macchia, accenni minerali che si susseguono in una cornice di intrigante verve balsamica. Il sorso è pieno, avvolgente, morbido, caldo, dai tannini vellutati, connotato da una lunga progressione fresco-sapida che conduce ad un lunghissimo finale su rimandi fruttati.

Francesco Crisponi
Ghirada Elisi Barbagia IGT 2023 – Cantina CRISPONI
Ottenuto da viti ultracentenarie, si concede al naso con intense note speziate, sentori di macchia mediterranea, frutti rossi, sottobosco ed accenni balsamici. L’assaggio è pieno, appagante, equilibrato, sorretto da vivace freschezza e trama tannica incisiva e perfettamente integrata. Chiude su note sapide. Un vino di grande personalità e carattere.

Gianfranco Siotto
Ghirada Elisi Barbagia Rosso IGT 2023 – Cantina SIOTTO
Accattivante sin dall’impronta olfattiva. Sentori floreali, note di piccoli frutti di bosco rossi (lampone, ribes), accompagnati da delicati sbuffi balsamici, fanno da apripista ad un sorso dinamico, energico, succoso, morbido, ricco, appagante e dalla setosa trama tannica. Una incisiva freschezza e sapidità conducono ad un lunghissimo finale su ritorni fruttati.
“Il vino è uno dei maggiori segni di civiltà nel mondo.” In queste parole la condivisione di una nostra passione e la voglia di comunicarla. Salvatore Del Vasto, laureato in Giurisprudenza e da sempre appassionato di vino, diventa prima sommelier, poi frequenta il Bibenda Executive Wine Master di Fis e poi consegue il diploma di Master presso l’Università di Tor Vergata in “Cultura dell’alimentazione e delle tradizioni enogastronomiche”. Sabrina Signoretti, laureata in Scienze Politiche, coltiva la sua passione diventando sommelier del vino, assaggiatrice di oli di oliva vergini ed extra vergini e sommelier dell’olio extravergine di oliva dell’AISO. Una delle qualità nascoste, la spiccata attitudine per la fotografia.
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