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La responsabilità sociale delle cooperative: il caso della siciliana Cantine Settesoli

La nascita della cooperazione siciliana coincide con la nascita di Cantine Settesoli a Menfi nel 1958, in un momento storico e culturale non favorevole per la viticoltura dell’isola. A quell’epoca il sistema tradizionale di vendita dell’uva era basato sulla presenza del mediatore: una figura commerciale ante litteram che acquisiva la quasi totalità della produzione, ma solo ad un prezzo estremamente vantaggioso per sé.

Se l’accordo sul prezzo non si fosse raggiunto, il mediatore avrebbe cercato altrove l’uva; ma il viticoltore avrebbe perso il guadagno relativo alla produzione di un intero anno di lavoro in campagna.

Questo sistema di vendita si reggeva su un presupposto fondamentale: il prezzo dell’uva era stabilito a priori ed era bassissimo, adatto esclusivamente alle esigenze del mercato e non dei coltivatori.
Le Cantine Settesoli nacquero proprio per valorizzare economicamente il lavoro degli agricoltori belicini. Un primo piccolo gruppo di viticoltori con vigneti nell’areale di Menfi ebbe l’intuizione, incredibile per l’epoca, di fondare una cooperativa a cui conferire l’uva, una organizzazione che potesse non solo acquistare il prodotto, ma anche trasformarlo in un bene di maggior valore economico: il vino.

Con la nascita della cooperativa, che oggi è una delle più importanti cooperative vinicole europee, con export in oltre 40 paesi nel mondo, si aggiunge alla coltivazione anche la produzione vinicola, inizialmente destinata in modo quasi esclusivo alla vendita di sfuso. Per arrivare alla prima bottiglia è necessario aspettare fino al 1974 quando, su spinta dell’allora presidente Diego Planeta, si sceglie di confezionare parte della produzione: Cantine Settesoli diventa così la prima cooperativa vinicola siciliana a produrre e commercializzare i propri vini in bottiglia, che incominceranno ad essere venduti anche all’estero.
Fin dalla loro nascita, Cantine Settesoli ha creato un indotto sul territorio menfitano che si è sviluppato negli anni, fino a dare vita ad una vera economia parallela perfettamente integrata con il territorio e con la produzione vinicola: questo indotto ha inizialmente favorito la nascita di altre cantine private, la produzione e la vendita di macchinari e attrezzature agricole,fino ad arrivare allo sviluppo nelle forniture di servizi settoriali ma soprattutto generando un indotto economico e sociale che ha allontanato la cattiva economia.
La vera innovazione però arriva con la stabilizzazione di un’economia circolare che coinvolge non solo l’indotto vinicolo, ma anche lo sviluppo turistico. Per questo motivo si può parlare di una sostenibilità a 360 gradi: oggi Cantine Settesoli non solo produce vino, ma costituisce un modello di gestione etica della cantina intesa come comunità, punto di riferimento economico e sociale di un intero territorio.

A spiegare la differenza tra un’azienda vinicola privata e una cantina cooperativa ci pensa Giuseppe Bursi, Presidente di Cantine Settesoli dal dicembre 2017 (l’assemblea dei soci che eleggerà il nuovo CDA dovrebbe tenersi la domenica che precede il Natale): “Noi ci collochiamo esattamente all’intersezione tra l’imprenditoria e il sostegno sociale; è grazie infatti alla nostra cooperativa che 5000 famiglie dislocate su nove comuni e tre provincie possono lavorare con la prospettiva di un futuro più roseo. Abbiamo inoltre l’esigenza di salvaguardare questo magnifico territorio mantenendolo integro e lontano dal degrado edilizio”.
La terra genera valore, che genera cultura, che a sua volta genera valore: un circolo virtuoso che, dopo 62 anni, porta oggi frutti maturi.

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Nato in Toscana e cresciuto in Sicilia, dove vivo. Ho iniziato a scrivere quasi per caso, poi anche qualche libro sul rapporto tra mafie e chiesa. Promuovo il Turismo Esperienziale in Sicilia e mi occupo di comunicazione digitale. Scrivo di vino, di cibo e delle cose belle che mi circondano

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