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In viaggio ad Islay, il regno dello Scotch Whisky torbato – distilleria Bowmore

Siamo sull’isola di Islay, una piccola isola delle Ebridi, al largo della costa occidentale della Scozia. Qui si concentra la produzione dello Scotch Whisky torbato più famoso al mondo: vengono prodotte 25 milioni di bottiglie l’anno. Le distillerie attive dell’isola sono al momento 9 ( nei prossimi anni è prevista l’apertura di nuove distillerie), di cui sette storiche – Bowmore, Laphroaig, Lagavulin, Bruichladdich, Bunnahabhain, Ardbeg, Caol Ila – tutte fondate nell’arco di un secolo tra fine ‘700 e fine ‘800, più due nuove arrivate: Kilchoman fondata nel 2005, la prima costruita in epoca moderna dopo 124 anni e Ardnahoe entrata in produzione nel 2018 ed il cui whisky sarà in commercio tra 4-5 anni.

Abbiamo avuto occasione di fare un breve tour dell’isola, o per meglio dire delle sue distillerie e vogliamo qui descrivervi le nostre impressioni.
P.S. i whisky degustati sono tutti buonissimi, se vi capita di andare in Scozia una visita ad Islay è d’obbligo, anche per la natura incredibile che la circonda: l’oceano è visibile da ogni angolo, attraverso le innumerevoli spiagge e scogliere dell’isola, gli esseri viventi più numerosi sono le caratteristiche pecore dalla testa nera, seguite probabilmente dalle foche….gli abitanti sono circa 3.000.

Iniziamo con la più antica delle distillerie fondate sull’isola, Bowmore.

Al visit center della distilleria Bowmore, nell’omonima cittadina scozzese, il piccolo piazzale antistante ha uno stile moderno ed elegante: al centro del giardino una grande targa in metallo lucido avverte che si sta per entrare in una delle distillerie più antiche della scozia; poche panchine di legno sono contornate da un basso muretto bianco, ricco di fiori e con una suggestiva vista sulla baia di Loch Indaal. All’interno uno spazio raccolto ospita l’oggettistica di rito ed una commessa un po’ pressante tenta di coinvolgerci nell’imminente tour guidato della distilleria. Prendiamo tempo, decliniamo l’offerta, ma sappiamo già che tra un’ora saremo di nuovo li, pronti per visitare visitare il mitico ” Bowmore N°1 Vaults”, il magazzino (warehouse) n.1 della distilleria: è vecchio di 240 anni e si chiama così perché è stato il primo magazzino per whisky costruito sull’isola, ed è anche il più antico della Scozia . Ancora oggi lì vengono stoccate e conservate le botti contenenti alcuni dei whisky più pregiati e ricercati al mondo: qui viene creato e “riposa” il raro ” Black Bowmore”: un whisky invecchiato in botti di ex sherry oloroso i cui primi imbottigliamenti del 1964 vengono venduti anche a 27000 sterline!

Dovete sapere che la qualità e soprattutto lo stile di un whisky dipende da tanti fattori, alcuni controllabili e “programmabili” dall’uomo (il tipo di cereali, gli alambicchi, il blend..) altri legati al territorio, su cui l’intervento dell’uomo è limitato: l’acqua utilizzata, il clima del posto e ….il luogo in cui le botti vengono conservate! Potrebbe sembrare quest’ultimo un fattore trascurabile rispetto agli altri ma non è affatto così: pensate che il whisky appena immesso in una botte dovrà rimanere in quel recipiente anche fino a 30 o 40 anni, e attraverso la porosità del legno “respirerà” l’aria che lo circonda e la sua maturazione dipenderà fortemente dai profumi e dagli aromi contenuti in quell’aria e anche dal microclima in cui la botte verrà conservata. I magazzini possono essere di legno, pietra o mattoni, trovarsi in città, in campagna, in riva ai fiumi o al mare, possono giacere sottoterra o essere alti sette piani. Il bourbon conservato in botti locate al settimo piano, sotto il tetto di lamiera di un magazzino del Kentucky, assorbirà tutto il calore che si concentra a quell’altezza, maturerà più in fretta ed assumerà caratteristiche diverse (più secco e speziato) dello stesso whisky conservato al piano terra nel lato nord (più fresco) della warehouse.

Sono fiorite varie leggende, in parte tecnicamente plausibili, sul Bowmore N°1 Vaults: si dice che la sua posizione a ridosso e sotto il livello del mare (le sue pareti distano qualche metro dalla riva) favorisca in modo particolare l’assorbimento di quei profumi marini, -il sale, le alghe – caratteristici dei whisky più pregiati di Islay.

Puntuali ci presentiamo per il tour pomeridiano della distilleria. Entriamo nella sala dei giganteschi alambicchi di rame, il wash still, lo spirit still e i condensatori dai quali fuoriesce il distillato finale. Nell’aria c’è un odore gradevole e insolito, è il risultato del mix tra il profumo del malto e quello del fumo di torba. Procediamo attraversando altre sale con enormi serbatoi in legno e di rame dove il malto viene progressivamente trasformato in mosto zuccherino e poi nel fermentato pronto per la distillazione.

Finalmente arriviamo davanti la porta di legno con la scritta “N°1 Vaults “. Entriamo in un ambiente quasi buio, dal soffitto basso, la scarsa luce proviene da dietro delle vetrate dove sono conservate le botti che possiamo vedere ma non toccare (nascoste da qualche parte ci devono essere le botti del Black Bowmore). Dopo un piccolo atrio arriviamo in un ambiente poco più grande e assistiamo ad una scena dal sapore medievale. Sulla parete sono appesi vecchi strumenti per la lavorazione del whisky ed al centro della stanza c’è una botte aperta attorno alla quale si muovono delle ragazze: una con uno strano strumento, in pratica un lungo tubo di rame, aspira il whisky dalla botte e lo riversa in una brocca, altre usano la brocca per riempire delle bottiglie senza etichetta e altre ancora portano un rotolo di carta con le etichette prestampate della distilleria Bowmore con al centro la scritta “Hand Filled,15 y.o.”. È come trovarsi all’improvviso sulla scena di un film, il whisky che esce dalla botte riempie l’aria di un profumo incredibilmente gradevole, le ragazze ci coinvolgono e, mentre lavorano, ci spiegano le varie fasi del travaso del whisky dalla botte alla bottiglia.

Tutto si svolge in un’atmosfera allegra e cordiale. Poi, così come era iniziato, improvvisamente tutto finisce, le bottiglie, una ventina, vengono portate via, la botte tappata e noi rimaniamo soli nella stanza, con il profumo del whisky e la soddisfazione di aver assistito – in modo del tutto fortuito e casuale, non faceva parte del programma – alla “nascita” di un Bowmore 15 year old Hand Filled.

Concludiamo il nostro racconto con la degustazione di tre Bowmore whisky che abbiamo avuto il piacere di assaggiare (tutti i whisky Bowmore hanno un livello di torba medio/leggero di 25 p.p.m.).

Bowmore 12 y.o. 43% – Single Malt scotch whisky. Color oro. Leggero sentore di torba, con note di tabacco dolce da pipa, vaniglia e iodio. In bocca è morbido, rotondo, con ritorni di vaniglia e altre spezie. Finale persistente di melassa e pepe.

Bowmore 15 y.o. 43% – Single Malt scotch whisky. Invecchiato 12 anni in botte di bourbon e 3 in botte di sherry. Color oro carico. Profumi fruttati di sherry e zibibbo, integrati da una torba leggera. Al sorso emerge l’alcol al centro del palato ma viene subito avvolto e assorbito da aromi dolci e cremosi di malto misti a fumo e spezie.

Bowmore 18 y.o. 43% – Single Malt scotch whisky. Invecchiato 17 anni in botte di bourbon e affinato un anno in botte di sherry. Color oro carico. Al naso è floreale, con note pungenti di alga, seguono note di agrume e pesca sciroppata. La torba è molto leggera. In bocca è potente, l’alcol e l’affumicato sono in primo piano ma lasciano spazio a note fruttate. Il finale è di grande equilibrio e piacevolezza.

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Sono un appassionato del mondo del vino, mi piacciono i profumi e i sapori che ogni bottiglia di vino racchiude, le sensazioni e le emozioni che trasmette e che ogni “bevitore” può interpretare in base alle proprie percezioni sensoriali. Ho frequentato diversi corsi di degustazione sul vino in ambito AIS, Slow Food, Gambero Rosso, Enotime; ho preso il diploma di sommelier AIS nel 2001. La passione per il vino mi ha indotto a svilupparne altre, in particolare per l’Olio: ho acquisito il diploma di sommelier dell’olio extravergine di oliva dell’AISO nel 2007 e quello di assaggiatore dell’olio vergine di oliva dell’UMAO nel 2014. Mi piacciono molto anche i distillati, in particolare la grande varietà e specificità del mondo del whisky. Ho collaborato per l’edizione 2018 con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso e con la “Guida Flos Olei“ 2019 di Marco Oreggia. Sulla testata Vinodabere mi occupo di Vino, Olio e Distillati; inoltre collaboro con le testate www.lucianopignataro.it ed Epulae.

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