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Il Canelli DOCG punta a diventare grande tramite l’identificazione dei cru

La mappa di Alessandro Masnaghetti identifica 186 Unità Geografiche Aggiuntive dettagliando il territorio per singola collina e vigneto

I Cru e i vigneti del Canelli DOCG

Il Moscato di Canelli DOCG vuole occupare il posto di prestigio che merita nel panorama vitivinicolo nazionale e ha scelto lo strumento dei Cru per il suo ingresso sul palcoscenico dei top wines italiani. L’Associazione Produttori Moscato di Canelli, con il supporto del Consorzio dell’Asti DOCG, ha scelto il metodo scientifico per l’identificazione dei cru, ossia la preparazione di una mappa, un’analisi cartografica del territorio e ha affidato il progetto al “mappatore” per antonomasia dei territori vitivinicoli nazionali: Alessandro Masnaghetti.

Alessandro Masnaghetti

La presentazione dello studio magistrale “I Cru di Enogea: Canelli DOCG. Le Zone e i Vigneti” è avvenuta a Torino, presso la sede di AIS Piemonte, davanti a una platea di giornalisti, operatori di settore e sommelier, ai quali Alessandro Masnaghetti ha svelato il frutto di un meticoloso lavoro di analisi cartografica che assegna una netta identità geografica e scientifica a una delle denominazioni più prestigiose e storiche del panorama enologico piemontese. Sono 186 le Unità geografiche Aggiuntive identificate nei 18 comuni della Denominazione che produce circa 600 mila bottiglie all’anno. La mappa di Enogea non è un semplice esercizio cartografico bensì uno strumento strategico di identificazione dei vigneti e delle micro-zone di produzione che assegna nome e cognome alla qualità, permettendo ai sommelier e ai comunicatori del vino di spiegare perché e in cosa un Canelli DOCG di una specifica sottozona differisca da un altro.

Per Gianmario Cerutti, Presidente dell’Associazione Produttori Moscato di Canelli, la presentazione della Mappa arriva al momento giusto: «Oggi viviamo un momento storico per la denominazione Canelli DOCG. Dopo le due tappe fondamentali del 2011, con l’inserimento della “Sottozona Canelli” all’interno del Moscato d’Asti Docg, e del 2023, con la nascita della denominazione indipendente, il 2026 vede finalmente realizzato un nostro grande desiderio: avere una mappa dettagliata del territorio, delle sue zone e dei suoi vigneti. Si tratta di uno strumento concreto, tangibile ed essenziale per raccontarci e per indicare, nel senso più profondo del termine, da dove veniamo. Ogni nostra bottiglia racchiude un pezzo di territorio e l’anima di una vigna di Moscato Bianco di Canelli, con tutte le peculiarità e le unicità che definiscono la nostra DOCG. Da qui parte un nuovo percorso dinamico per valorizzare la nostra identità e farci conoscere nel mondo».

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La mappa cartografica della Denominazione Canelli DOCG occupa un posto particolare tra i tanti importanti lavori di Alessandro Masnaghetti: “Personalmente questa mappa è il coronamento di un sogno lungo una carriera – dice il fondatore di Enogea – se pensa che uno dei miei primissimi articoli sul Moscato d’Asti risale al 1991 quando iniziavo a lavorare per Luigi Veronelli. Oggi come allora pensavo che le colline del moscato e del Canelli meritassero un racconto più dettagliato, collina per collina, così come ai tempi si iniziava a fare per Barolo e Barbaresco. Oggi ci siamo e non so se essere più felice o più orgoglioso di avere dato il mio contributo”.

Le potenzialità evolutive del Canelli DOCG.

La presentazione della mappa di Alessandro Masnaghetti sulle zone e sui vigneti del Canelli DOCG è stata anche l’occasione per una masterclass dedicata alla scoperta delle potenzialità evolutive del Canelli, che esprime le massime caratteristiche di bevibilità del Moscato Bianco, quando si decide di consumarlo fresco nel giro di un paio d’anni dalla vendemmia, e, al contempo, rivela, oltre i 30 mesi di accurato affinamento, un aspetto molto poco conosciuto e sorprendente di evoluzione con relativo corredo di nuove sensazioni olfattive e gustative. Non a caso, il disciplinare ammette la tipologia Riserva se il Canelli viene affinato per almeno 30 mesi.

Le bottiglie degustate sono tutte “istituzionali”, ossia scelte da una Commissione che le identifica alla cieca. I produttori prescelti vestiranno un certo numero di bottiglie con l’etichetta istituzionale; l’Associazione utilizzerà le bottiglie istituzionali per rappresentare il Canelli DOCG in occasioni ufficiali e di promozione. Tutti campioni sono 100% Moscato bianco di Canelli.

Canelli DOCG 2025

L’invitante spuma e le ricche bollicine invitano a infilare il naso nel calice per scoprire gradevoli sentori di pesca a polpa gialla, fiori d’acacia, gelsomino, salvia fresca e un pizzico di gesso. L’ingresso sul palato è diritto, verticale, in ottimo equilibrio tra la vibrante acidità e la dotazione sapida e la componente zuccherina. Finale lungo sulla sapidità e la pesca.

Canelli DOCG 2025

Cambiamo zona rispetto alla bottiglia precedente e andiamo in Valle Bormida, a quote più elevate che si rispecchiano nelle note olfattive che richiamano la salvia, il fiore bianco, la pesca bianca e cenni mentolati. Al palato si mostra più sottile del campione precedente per la maggiore spinta sapida che in sinergia alla freschezza bilancia in pieno il residuo zuccherino. Un Canelli da beva compulsiva.

Canelli DOCG 2025

Il terzo campione arriva dalle colline a nord del fiume Belbo, dove i pendii sono più dolci. Le bollicine sono invitanti e la spuma di ottimo aspetto, l’olfatto presenta cenni vegetali e mentolati a bilanciare le dolcezze della frutta gialla matura e della mimosa. Il sorso è più caldo, avvolgente, rotondo, sempre in equilibrio tra freschezza, sapidità e residuo zuccherino.

Canelli DOCG 2024

Un anno in più per un Moscato che nasce sulle colline vicino a Canelli, zona calda ma con altitudine e pendii che rendono le colline più fresche rispetto al campione precedente. Bollicine sempre attrattive, poi un naso ampio, agrumato, salvia leggermente essiccata dal sole, cenni balsamici, pesca gialla matura. Il sorso è in positiva correlazione con l’olfatto, mostra un equilibrato gioco tra zucchero e freschezza. Finale balsamico.

Canelli DOCG Riserva 2018

Otto anni dalla vendemmia e non sentirli! Le bollicine salgono in un bel colore giallo dorato. Il profilo olfattivo è ampio, complesso: mela cotogna, marmellata di albicocche, gelsomino essiccato, note burrose, cenni mentolati e di pietra focaia. Il sorso è ampio ma scorrevole, lascia un velo fruttato e balsamico sul palato, rivela la solita armonia tra la trama fresco-sapida e lo zucchero. La chiusura è persistente sui richiami dell’albicocca.

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Nato a Gragnano, capitale della pasta, in seguito vive in provincia di Napoli, per poi trasferirsi a Torino, con lunghe frequentazioni di Milano e Roma: in definitiva un cosmopolita. Benché la passione per il vino lo colga giovanissimo, alla prima vista delle bottiglie e dei bottiglioni che circolavano in casa, si dedica ad altro. Esperto economico e finanziario, giornalista di economia e finanza, l’aver tenuta viva la fiamma della bevanda di Bacco lo conduce in AIS Piemonte, dove consegue il diploma di Sommelier e, in seguito, di Degustatore. Vicepresidente dell’Associazione Stampa Subalpina, Consigliere del Centro Studi per il giornalismo Gino Pestelli, Presidente del Collegio Sindacale del GEI Gruppo Economisti d’Impresa, scrive di vino su varie testate, con l’obiettivo di far conoscere i territori, le persone e le culture del nostro Bel Paese.

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