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“I microrganismi utili in agricoltura” – intervista all’agronomo e professore Vincenzo Michele Sellitto

In tempi di mutamenti climatici così repentini e profondi, la corretta gestione agronomica delle coltivazioni rappresenta una delle possibili soluzioni da utilizzare a difesa del suolo e delle biodiversità. Ce ne parla, in esclusiva per Vinodabere, l’agronomo Vincenzo Michele Sellitto, già accademico dei Georgofili e professore associato presso l’Università di Timisoara in Romania.

Vinodabere (Luca Matarazzo): Prof. Sellitto, partiamo dalle esperienze professionali e dalla sua ultima opera letteraria intitolata “I microrganismi utili in agricoltura”.

V.M. Sellitto: i miei studi in materia di suoli e microbioma cominciano da lontano, quando frequentavo da studente l’Università e nei successivi dottorati di ricerca. La passione per ciò che faccio mi ha condotto, ben presto, a diventare autore di testi di divulgazione scientifica per gli atenei stessi. Ho ritenuto necessario evidenziare l’importanza dei microrganismi attivi nel terreno ai fini del ciclo vitale delle piante e del loro stato di salute. Dobbiamo preservare il terroir, inteso come ambiente pedoclimatico, dagli insulti causati dall’essere umano, garantendo altresì un alto livello di fertilità. “Suolo vivo” dovrebbe essere il mantra per chiunque voglia approcciarsi al difficile ruolo di coltivatore, tenendo a mente che pratiche scorrette possono comportare persino la morte biologica della terra, alla quale non si può rimediare.

Vinodabere (Luca Matarazzo): dunque come dovrebbe agire un avveduto agricoltore e perché, ad esempio, un produttore di vino dovrebbe seguire tali metodologie?

V.M. Sellitto: in primis, perché tali accorgimenti comportano un risparmio economico non indifferente nel ridotto utilizzo di fertilizzanti ed additivi chimici. Secondo, perché un aumento della biodiversità dà beneficio a qualunque tipo di coltivazione, affrontando le impegnative sfide imposte dal cambiamento climatico. Un esempio pratico: si esegue l’analisi generica degli appezzamenti da coltivare e sulla base di quest’ultima si andranno a scegliere composti di natura organica per il terreno, le radici delle piante e persino i fusti e gli apparati fogliari. In gergo tecnico, parlando di viticoltura, tale procedimento si chiama “micorrizzazione delle barbatelle”, coadiuvato da funghi selezionati che si legano alla vite in totale simbiosi, aiutandola nell’assimilazione di acqua e nutrienti essenziali.

Vinodabere (Luca Matarazzo): la teoria di cui ci sta parlando richiede ulteriori ricerche per essere completata o presenta controindicazioni?

V.M. Sellitto: nessuna controindicazione, anzi solo vantaggi. Per quanto concerne il programma, le sue linee guida vengono già messe in pratica da molte aziende sia italiane che estere. Manca un ultimo tassello costituito da analisi più approfondite e sofisticate di metagenomica, con ricette formulate su misura caso per caso, perché non tutti i terreni sono uguali. Il consiglio, nell’attesa di raggiungere presto tale traguardo, è quello comunque di intervenire senza esitazioni a causa della stanchezza a livello microbiologico dell’attuale sistema di coltivazioni intensive. Come dico spesso ai miei studenti: un atleta avrà al massimo uno o due tentativi per raggiungere un record mondiale, dopo il rendimento diminuisce e si rischia soltanto di infortunarsi!

Vinodabere (Luca Matarazzo): parlando dello stato attuale dell’agricoltura in Italia quali sono le sue considerazioni in merito?

V.M. Sellitto: siamo stati abituati erroneamente a parlare con le piante e meno con il mezzo dove esse interagiscono. A proposito di micorrizzazione, abbiamo da poco appreso l’esistenza di una vera e propria rete di comunicazione tra apparati radicali grazie alla presenza della microflora batterica e micotica. La cosidetta Wood Wild Web paragonabile ad internet per gli esseri umani. C’è bisogno di maggior conoscenza ed innovazione, che comporti la scelta di colture idonee in luoghi idonei. L’agricoltura del futuro non ammetterà incompetenza o improvvisazione: facciamo parte di un immenso ecosistema interconnesso e ciò influisce sulla quantità e qualità dei prodotti finali.

Vinodabere (Luca Matarazzo): in conclusione, trattando la nostra testata di viticoltura e cantine, quali sono le relazioni tra microbioma e vino nel calice?

V.M. Sellitto: abbiamo detto che le radici delle viti possono comunicare tra di loro per il tramite di rapporti endofitici all’interno della rizosfera, lo spazio contiguo tra una pianta ed un’altra. I cambiamenti nutraceutici dati dalla miglior assimilazione di componenti organiche e l’attivazione delle difese naturali contro gli agenti patogeni le rende più forti e resistenti persino ai temuti stress idrici delle ultime stagioni. Ne conseguono maturazioni equilibrate delle uve e bouquet aromatici complessi dei vini, a costi ridotti ed in assenza di inquinamento. Il futuro è davvero a portata di mano.

Per chi volesse approfondire l’argomento i riferimenti bibliografici sono i seguenti:

  • Soil microbiomes and one health – Samiran Banerjee & Marcel G. A. van der Heijden – Nature Reviews Microbiology volume 21, pages 6 – 20 (ed. 2023)
  • Belowground plant interconnections (Giovannetti et al., 2004, New Phytologist, 164:175-181)
  • I microrganismi Utili in Agricoltura – V. M. Sellitto (2020) – Ed. Edagricole

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Scritto da

Luca Matarazzo Giornalista- Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania.. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021 e del Master sull'Albana di Romagna 2022, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale.

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