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Il Giro d’Italia del Pinot Nero: un percorso enoico che rammenta ancora una volta l’unicità delle nostre terre

Nel nostro articolo precedente abbiamo esplorato le numerose sfaccettature del Sauvignon (link). Ora vogliamo spostare l’attenzione su un altro protagonista di spicco nel mondo del vino: l’affascinante Pinot Nero.  

Questo rinomato vitigno è stato il fulcro di un’imperdibile degustazione che ha visto protagonisti nove vini accuratamente selezionati. L’evento, guidato  da Maurizio Valeriani, direttore della testata Vinodabere, e dagli autori Pino Perrone e Gianni Travaglini si è tenuto a Roma all’inizio di febbraio nell’ambito della rassegna “L’Italia del Pinot Nero e del Sauvignon”.

Un ideale percorso attraverso l’Italia che ha evidenziato interpretazioni uniche e sorprendenti di questo vitigno, provenienti da diverse aree e regioni del Paese. A raccontare queste diverse sfumature enologiche sono stati due esperti del settore, nonché autori della testata, Pino Perrone e Gianni Travaglini, che con competenza hanno illustrato le peculiarità di ogni etichetta. Ogni tappa del percorso enologico ha presentato una storia unica, coniugando tradizione e innovazione e dimostrando come questo piccolo ma prezioso grappolo nero, dotato di una personalità complessa, riesca ad adattarsi ai molteplici terroir italiani, valorizzando la sua incredibile versatilità.

È una delle varietà più coltivate e amate a livello globale, simbolo indiscusso di qualità per i vini che nascono dalle sue uve e un vero pilastro per gli intenditori di vino. Tuttavia, proprio la sua eleganza racchiude una sfida non indifferente per i viticoltori, che devono destreggiarsi con la sua natura particolarmente delicata.

La maggiore complessità risiede nella struttura del grappolo: di dimensioni ridotte, molto compatto e rivestito da una buccia sottile, che lo rende estremamente vulnerabile. Questa natura fragile diventa un ostacolo soprattutto in zone caratterizzate da frequenti piogge, dove l’umidità viene facilmente trattenuta tra gli acini, creando il terreno ideale per muffe e malattie, tra cui peronospora e oidio. Per cui il legame con il territorio è cruciale. La sua estrema sensibilità alla composizione del suolo e alle caratteristiche del clima lo rende un interprete unico dell’ambiente in cui cresce, esaltando così la magia di ogni calice prodotto.

La Borgogna è considerata la culla ideale per la sua coltivazione, attività che vi si pratica da oltre mille anni grazie ai monaci benedettini che nel Medioevo iniziarono a classificare i terreni e a selezionare le varietà più resistenti, ponendo le basi per ciò che oggi conosciamo come la moderna classificazione dei vini e i disciplinari di produzione.

Oltre alla Francia, tra i maggiori produttori mondiali di vino spiccano gli Stati Uniti, la Germania, l’Italia, la Nuova Zelanda e l’Australia. Complessivamente, questi sei paesi rappresentano quasi il 90% della produzione globale. In Italia, le zone di maggiore concentrazione produttiva sono il Trentino-Alto Adige, il Veneto e la Lombardia. In particolare, l’area dell’Oltrepò Pavese si distingue per il suo contributo: da sola copre circa il 60% della produzione nazionale, con 3000 ettari coltivati su un totale di 5000 complessivi nel Paese e occupa il terzo posto a livello mondiale nella coltivazione del Pinot Nero, affiancandosi a territori iconici come la Borgogna e la Champagne. Sebbene poi prediliga climi freschi, viene sorprendentemente coltivato anche in regioni dal clima più caldo, come la Sicilia, oltre che in altre dieci regioni italiane.

La degustazione e le nostre impressioni

 

Pinot Nero Igt 2023 Tenuta Montauto 

 Il primo produttore a intervenire è Riccardo Lepri, che dal 2001 guida l’azienda ereditata dal nonno Enos, situata nel cuore della Maremma, nel Comune di Manciano. Questa realtà si distingue per un progetto che si discosta dall’immaginario collettivo della Toscana; punta alla valorizzazione di un terroir unico, dando vita a vini nati nel bosco, come li definisce lo stesso Lepri. Immersi nella macchia primordiale, i vigneti sorgono tra le “macchie di Montauto” e l’antica “Roccaccia di Montauto”, un’imponente fortificazione che circonda l’area. Questa storica struttura, di origine carolingia, era stata donata da Carlo Magno a un monastero cistercense che ne ha mantenuto il controllo per tre secoli.

Nonostante l’altitudine contenuta delle vigne (solo 200 metri sul livello del mare), la zona gode di buone escursioni termiche tra il giorno e la notte. A ciò si aggiungono i benefici del vento marino che soffia da circa 10 chilometri di distanza, rendendo l’area particolarmente ventilata. Sul retro di Montauto si erge Montepellino, un rilievo di 505 metri, il più alto del Comune di Manciano, che contribuisce a creare un sistema di correnti in costante mutamento.

La gestione delle vigne avviene rigorosamente in modo biologico, la raccolta delle uve eseguita manualmente e le cassette con i grappoli vengono immediatamente trasferite in celle frigorifere, sia per la produzione dei vini bianchi che per quelli rossi.

Una parte della vinificazione del Pinot Nero prevede l’uso dei raspi, la fermentazione e l’invecchiamento di circa dieci mesi avvengono in barrique per un terzo nuove.

Negli ultimi anni si è adottato l’uso prolungato del vetro per offrire un prodotto purissimo, senza interferenze, con l’intento di far emergere tutta l’essenza del frutto direttamente nel calice.

L’aromaticità è un punto di forza: richiama le caratteristiche tipiche della Maremma, con prevalenza di note balsamiche intense, di terra, accompagnate da frutti rossi maturi tipici del bosco come la fragolina, rabarbaro, note ferrose, senza spingersi verso la componente calda e opulenta. La ricchezza si manifesta non tanto nella struttura e nella potenza quanto nell’eleganza, una cifra stilistica distintiva. Un vino coerente, fresco, sapido, minerale, capace di essere gradevole senza però cercare grandi emozioni. L’obiettivo dell’azienda è chiaro: puntare su leggerezza e bevibilità, riducendo l’accento sulla potenza per privilegiare grazia e facilità di consumo.

A.A. Pinot Nero Praesulis 2023 di Gump Hof Markus Prackwieser

L’Azienda, con i suoi vigneti, è situata nella porzione più meridionale della Valle Isarco, su ripidi pendii nei pressi di Bolzano, precisamente nel comune di Fiè allo Sciliar a un’altitudine di 550 metri. Appartiene alla famiglia Prackwieser da oltre due secoli, con riferimenti documentali risalenti al 1546 che attestano l’associazione della proprietà al nome della famiglia.

Il contesto climatico della regione è distintivo: le giornate sono influenzate da un vento mite noto come l’Ora, proveniente dal Lago di Garda, mentre le notti sono caratterizzate da correnti fredde che discendono dalle Dolomiti, apportando un salutare rinfresco ai vigneti.

La vinificazione prevede una maturazione e un affinamento in barrique per dodici mesi, durante i quali avviene il processo di fermentazione malolattica.

Il profilo aromatico si caratterizza per una predominanza di frutti di bosco, in particolare frutta scura e ciliegia, unita a eleganti note legnose. In bocca si percepiscono sentori affumicati, smaltati e un intrigante accenno floreale, come rosa e viola, con richiami al sottobosco e sensazioni balsamiche che arricchiscono ulteriormente la complessità del vino. L’acidità risulta particolarmente apprezzabile, vivace ma mai aggressiva, la struttura è articolata, lasciando chiaramente intuire la sua giovinezza.La persistenza è degna di nota, con un finale che si distingue per delicate nuance ematiche. Necessita di tempo per sviluppare pienamente il suo potenziale evolutivo, mentre i tannini, ancora robusti e spigolosi, indicano ulteriori possibilità di affinamento.

A.A. Pinot Nero Riserva Bachmann 2022  Cantina Bolzano

Fondata nei primi anni del ’900 da una comunità di viticoltori, la Cantina Bolzano attualmente gestisce circa 340 ettari di vigneti situati in territori diversificati e a varie altitudini, che spaziano dai 200 fino a oltre 1.000 metri. 

Ben radicata nella tradizione ma aperta all’innovazione, la sua produzione è molto varia, abbracciando numerose etichette che vanno dalla linea base a quella di alta gamma. Da diversi anni ha intrapreso un percorso di crescita importante, caratterizzato da significativi investimenti volti a migliorare la qualità, sia in vigna che in cantina, confermando un impegno continuo verso l’eccellenza.

La Riserva 2022 prevede una fermentazione in acciaio, seguita da un maturazione di 6 mesi in barrique e da un successivo riposo in bottiglia per circa un anno.

Al primo assaggio emergono immediatamente i piccoli frutti di bosco come lampone, ribes e ciliegia, dai toni speziati, di corteccia e una componente floreale fresca molto pronunciata, di iris e violetta, che conferisce un’eleganza distintiva. Anche al gusto si apprezzano tannini particolarmente morbidi e ben strutturati. Risulta pieno, con una piacevole spalla acida che stimola un altro sorso. È già pronto da gustare, dinamico e non statico, dal perfetto equilibrio tra note erbacee, floreali e speziate, risultando armonioso, estremamente piacevole, quasi didattico.

A.A. Pinot Nero Riserva Exclusiv 2022 – Plonerhof 

Ci troviamo a Marlengo, nei pressi di Merano, luogo di origine dell’azienda fondata da Erhart Tutzer, noto e stimato vivaista, venuto a mancare prematuramente due anni fa. I vigneti si collocano su ripide colline con una pendenza del 40%, su un terreno caratterizzato da una composizione mista di sabbia e limo, arricchita dalla presenza di scheletro di granito e gneiss.

Questo vino matura per un periodo compreso tra 12 e 24 mesi in botti di rovere di dimensioni piccole e medie, seguito da un ulteriore affinamento di diversi mesi in bottiglia. All’olfatto emergono profumi complessi, tra cui note di chinotto, terra umida e arancia sanguinella. Al sorso si contraddistingue per una struttura solida e muscolare, tuttavia senza mai risultare eccessivo. Particolarmente avvolgente e dotato di una tessitura masticabile, ha un apporto del legno più evidente rispetto alle altre etichette degustate finora. Ritroviamo le caratteristiche precedentemente descritte, come la frutta di bosco e la fragola succosa, arricchite da una marcata nota agrumata di arancia sanguinella. Il tratto distintivo risiede nella sua notevole consistenza materica e nella persistenza della polpa fruttata, favorendo una profondità gustativa sorprendentemente piacevole che culmina in una lunga scia sapida finale.

Piemonte Pinot Nero Bricco del Falco 2021 – Isolabella della Croce

Situata a Loazzolo, un piccolo comune nell’Astigiano affacciato sulle colline del Monferrato, l’azienda pratica viticoltura eroica e i 15 ettari di vigneti, posti su pendii oltre il 50%, sono curati interamente a mano.  

L’ecosistema di Loazzolo è unico per la simbiosi tra vigneti e bosco in un ambiente naturale incontaminato dove la coltivazione del Pinot Nero è iniziata nel 2005, con i primi impianti risalenti al 2002, anno di nascita della “vigna vecchia“. Qui, tradizionalmente dediti alla spumantizzazione, si è scelto di sperimentare la vinificazione in rosso, selezionando accuratamente cloni adatti alla sfida. Inizialmente, i risultati non erano soddisfacenti, come racconta l’enologo Andrea Elegir. L’approccio si è evoluto nel tempo, puntando sull’equilibrio tra le maturità tecnologica, polifenolica e aromatica dell’uva e migliorando l’uso del legno, con l’impiego di barrique e tonneau di secondo e terzo pasaggio.. Dal 2017, una nuova tecnica chiamata “oxygen” ha eliminato i travasi per preservare l’integrità del vino.

La “vigna vecchia”, posta a Ovest e principale fonte di uve per il Bricco del Falco, è affiancata da due vigne particolari: La Vela, con 11.000 ceppi per ettaro da un clone francese a bassa resa, e un’altra vigna sul versante Est con maturazione tardiva. Ogni appezzamento è vinificato separatamente dopo una scrupolosa selezione pre-vendemmia, con scelta mirata di legno e volumi per valorizzare le caratteristiche uniche prima dell’assemblaggio finale.

È l’essenza pura del Pinot Nero: si apre con un bouquet fruttato molto pulito, dalle note nitide, arricchito da sfumature speziate di cannella, chiodi di garofano e dettagli floreali di rosa e china, accompagnati da delicati accenni di cacao. Esprime chiaramente il suo legame con il territorio del Piemonte, un’espressione tipica delle zone di altitudine e in bocca rivela una vivace acidità e una raffinatezza straordinaria.

 Pino di Stio 2021 – San Salvatore 1988

Fondata a metà del Novecento a Boscoreale, si trasferì negli anni Ottanta nel Cilento e nel 2004 si trasformò ufficialmente in azienda agricola. Creata da Peppe Pagano insieme al padre Salvatore, da cui prende il nome, si trova nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, a Giungano, con vigneti situati ad altitudini significative che oscillano tra i 500 e i 600 metri. Pur essendo una realtà relativamente giovane, la sua prima vendemmia risale al 2009.

Il vino viene affinato per 12 mesi in barrique già utilizzate, seguito da un riposo di 18 mesi in bottiglia.

Rispetto al calice precedente, qui emerge distintamente il carattere del Sud. Al naso si percepisce un’intensità vibrante con un bouquet ricco e ampio, dominato da frutti rossi che ritroviamo anche al palato. Spiccano anche tracce agrumate, mostrando un profilo meno maturo e più agile, caratterizzato da un’acidità pronunciata. L’intensità è marcata in un mix di frutti rossi e scuri, spezie dolci come vaniglia e cannella, e una nota ematica decisa ma perfettamente bilanciata. La struttura è piena e la chiusura offre una sapidità che contribuisce all’eleganza complessiva del vino. La complessità si arricchisce ulteriormente con sentori di tabacco e cioccolato fondente.

Pinot Nero Diamante Nero 2020 – Castelsimoni

Immerso nel Parco Nazionale del Gran Sasso, nel borgo di Cese di Preturo, in una zona protetta tra le suggestive montagne aquilane a un’altitudine di 800 metri, si trova un territorio unico, dove i vigneti e la cantina convivono in un blocco unico integrato. L’area, situata di fronte al maestoso Massiccio del Sirente, è caratterizzata da escursioni termiche particolarmente marcate e da suoli in una combinazione di calcare, argilla e ghiaia, che contribuiscono ulteriormente alla singolarità del luogo.

Grazie alle rigide condizioni climatiche montane, la predominanza dei vitigni bianchi è un tratto distintivo, ma il Pinot Nero si è affermato come l’unica varietà rossa capace di adattarsi e prosperare in questo ambiente estremo. Qui si è scelto di interpretare il territorio in modo autentico: tutta la coltivazione segue rigorosamente i principi dell’agricoltura biologica, privilegiando metodi naturali. Le fermentazioni avvengono in maniera spontanea, valorizzando al massimo le caratteristiche intrinseche del territorio grazie all’uso di lieviti indigeni e senza alcuna filtrazione del vino. Il risultato è un vino che affina in botti di rovere per 12 mesi e prosegue con un affinamento in bottiglia per almeno 30 mesi, esprimendo tutta l’essenza e la personalità della terra abruzzese.

L’annata 2020 è stata particolarmente complessa, con significative perdite nella produzione, ma il vino che ne deriva si presenta con un maggiore corpo, restituendo integralmente una piacevole delicatezza e freschezza montana. Al gusto è giovane ma persistente e durevole, con un futuro interessante davanti a sé. Emergono sensazioni ferrose, di terra, frutta secca, sfumature erbacee all’olfatto e una struttura ben definita con spezie, foglie di tabacco intense e sentori terziari che conferiscono una complessità intrigante alla beva. Chiusura di agrumi e leggere note affumicate,  con un’acidità marcata che completa il profilo, rendendolo particolarmente caratteristico.

Pinot Nero S 2020 – Marco Buvoli

Marco Buvoli è un produttore appassionato e sperimentatore del Pinot Nero, una varietà che ha saputo conquistare la sua dedizione. Ci racconta di come abbia scelto di dedicarsi a questo vitigno in una zona insolita per la sua coltivazione: la provincia di Vicenza, dove non era mai stato particolarmente coltivato.

La sua avventura nel mondo del vino nasce da questa passione, incentivata anche dalle sue frequenti visite in Francia per motivi legati a un altro lavoro. Inizialmente, infatti, il vino era solo un hobby, oggi è diventato il suo mestiere.

Marco ha iniziato a vinificare Pinot Nero nel 2001, concentrandosi sulla produzione delle basi per lo spumante metodo classico, che ancora oggi costituisce tra il 65% e il 70% della sua produzione. La versione in rosso è arrivata qualche anno dopo, nel 2007.

I Colli Berici, dove si trovano le sue vigne, si sviluppano su terreni originati dal sollevamento del fondale dell’antica Laguna Veneta, che milioni di anni fa rappresentava un mare poco profondo. Ancora oggi, su colline che arrivano a toccare i 400 metri di altitudine, si possono rintracciare segni di quel remoto passato marino. È qui che l’azienda si estende, occupando sette ettari di vigneti tra le province di Vicenza e Padova.

La vinificazione prevede una lavorazione che include una parte di uve a grappolo intero, con una percentuale che varia annualmente in base alle condizioni climatiche e alla temperatura del periodo precedente la vendemmia. L’affinamento avviene in legni diversi, che vengono selezionati di anno in anno: talvolta si utilizza esclusivamente tonneau, altre volte solo barrique, ma generalmente si preferisce combinare entrambe le tipologie, variando anche la proporzione di legno nuovo a seconda dell’annata.

S di Sarego, Comune dell’area vicentina, è un cru unico ottenuto da otto cloni francesi distinti provenienti da un singolo vigneto. Questo vino è il prodotto di un’annata moderatamente calda, la 2020, e nasce nei Colli Berici meridionali. Il vigneto si trova in una zona caratterizzata da un clima asciutto, a 300 metri di altitudine, e affonda le sue radici in un sottile strato di antiche argille rosse mescolate a calcare, elemento predominante della regione. Dopo la vinificazione, il vino affina per 15 mesi in tonneau nuovi e successivamente riposa per un lungo periodo di 42 mesi in bottiglia.

Il suo profilo variegato e affascinante, è caratterizzato da sentori di funghi, sottobosco, anice mandorlata, caffè e delicate note vegetali. La speziatura è intensa, soprattutto alla beva, con un focus predominante su erbe aromatiche e sfumature floreali, che prevalgono sul carattere fruttato. Gradevolmente fresco, dal  sapore pieno e persistente, trasmette un’impressione di grande stile e distinzione naturale.

A.A. Pinot Nero Riserva Vigna Zis 2019 – Brunnenhof Mazzon

A Mazon, nella bassa valle altoatesina sopra Egna, la Famiglia Rottensteiner gestisce, dal 1999, cinque ettari di vigneto e una piccola azienda con oltre due secoli di storia. Dal 2011, la produzione avviene esclusivamente secondo i principi dell’agricoltura biologica e la varietà Pinot Nero è il cuore dell’attività, rappresentando il principale focus con diverse etichette tra cui “Vigna Zis”, introdotta di recente nella gamma e ora disponibile nella versione 2019.

Le vigne si trovano distribuite tra i 280 e i 450 metri di altitudine, su terreni variegati: a valle predominano i suoli morenici calcarei, mentre in altura si incontrano substrati sabbiosi e limosi, caratterizzati dalla generosa esposizione al sole e dalla brezza dell’Ora, un vento proveniente dal Lago di Garda. L’annata 2019 è stata complessa, contraddistinta da una primavera particolarmente piovosa con un elevato tasso di umidità, seguita da un’estate molto calda. A settembre poi le temperature sono tornate a essere fresche e ideali per la vendemmia. La produzione di questo vino è limitata a sole mille bottiglie, con rese contenute sotto i 50 quintali per ettaro.

La vinificazione include l’impiego di grappoli interi fino a un massimo del 30%, una lunga macerazione con una piccola percentuale di uve non diraspate, e l’affinamento delle diverse partite in fusti da 500 litri, seguito dall’assemblaggio finale. La fermentazione e l’affinamento, della durata minima di un anno, avvengono in tonneau di primo e secondo passaggio, poi il vino prosegue il riposo in bottiglia per uno o due anni, arrivando spesso a un periodo complessivo di maturazione in cantina di tre o quattro anni prima della commercializzazione.

Il risultato è un calice vigoroso, strutturato e di grande presenza, dalla consistenza carnosa che valorizza le sue caratteristiche aromatiche. Al naso spiccano note vegetali e frutti di bosco, come il lampone, accompagnati da prugna secca che risulta marcata anche al palato. Concentrazione elevata, robustezza, speziatura e una straordinaria complessità delineano il profilo. Equilibrio e piacevolezza lo rendono un vino ben fatto, capace di offrire una lunga persistenza gustativa.

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Sono un'Archivista Digitale nel campo editoriale, dedico la mia vita ai libri perché come dice Kafka "un libro rompe il mare ghiacciato che è dentro di noi". Così lo è anche il vino. Lui mi ha sempre convinto in qualsiasi occasione ed è per questo che dal 2018 sono una Sommelier Fisar, scrivo e racconto con passione sui miei canali e in varie testate giornalistiche la storia dei territori, gli aneddoti e il duro lavoro dei Produttori in vigna e in Cantina. Ho seguito un corso Arsial al Gambero Rosso Academy sulle eccellenze enogastronomiche del Lazio e presto servizio in varie eventi per il Consorzio Roma Doc e per il Consorzio Tutela Vini Maremma. Inserita con orgoglio in Commissione Crea Lab. Velletri come membro esterno per le degustazioni, sogno e aspiro a diventare con il tempo una vera giornalista.

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