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Festa delle Donne – Vinodabere la celebra con 8 vini ed un distillato realizzati da brillanti produttrici

In un periodo difficile come quello che stiamo attraversando le donne rivestono sempre più un ruolo importante per le loro straordinarie capacità di affrontare difficoltà e problemi con grande tenacia e determinazione.

Vinodabere vuole celebrare la loro festa parlando di 8 vini ed un distillato realizzati da brillanti produttrici.

Champagne Paillard 2012 BdeB

Scrive Antonio Paolini (link):

Alice Paillard, la generazione due della Maison, racconta seduta nella cantina del de la Ville, in via Sistina (sulla cui terrazza più tardi si trasferirà chiacchiera e assaggio) il 2012.

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Il millesimo dell’ultimo nato di casa: un Blanc de Blancs decisamente lungo a venire, visto che – con lo scrupolo, la pazienza e l’attenzione che contraddistingue il marchio e il suo primo mentore e patron Bruno – il BdeB mancava dal 2006.
Prima di tutto l’eredità dell’11, annata difficile già e rimasta presumibilmente nella fibra delle piante. Poi il gelo durissimo d’inverno, col termometro giù fino a -20; e poi in primavera acqua “brutal” (dice proprio così Alice) e grandinate. Quindi estate secca, ma con altri sporadici episodi di grandine e, sul finire, ancora pioggia. Quantità, manco a dirlo, bassa. E apprensione, ovvia, sul resto”.
Roba da perdere la testa, insomma. Ma a quanto pare, l’unica a tenerla salda e concentrata è stata la vite da Chardonnay nelle zone vocate di Champagne. Che ha patito, sì. Ma evidentemente ha saputo come comportarsi se, alla fine della gimkana climatica di cui sopra, alle analisi “è venuto fuori che il Ph era più basso, un filo ma più basso, di quello del mitico 2002, e la sostanza, la maturità intendo, alta, anzi di più”.
E così, ecco la scelta. BdeB 2012, abbastanza insperato, molto sorprendente, in pista. Con calma. Con lunga sosta in casa, dentro i Grand Cru di Mesnil e Oger, e il solito metodo Paillard: 20% affinato in legno, 6 anni e passa sui lieviti, un anno e mezzo di riposto post sboccatura (aprile 2019) e dosaggio in tracce, solo 3 grammi/litro.
Dopo un ritratto così, curiosità davvero alta. Acuita dalla doppia proposta del vino, in bicchiere ampio (curiosamente roccioso d’attacco) e calice più stretto (profumi fini incanalati subito in verticale col perlage, ma poi gran pausa e “delay” nello sboccio delle sensazioni gustative). Quanto al vino, beh: sorpresa davvero. Agrume subito, massa imponente ma assolutamente non pesante (l’acidità davvero importante fa da balance) e poi, dopo cenni quasi pepati e un po’ puntuti, ecco una festa di frutta gialla (albicocca uber alles) aiutata dal guadagno di quel paio di gradi di temperatura che fa sempre da ponte per gli aromi più corposi.
Come a ogni edizione, anche per questa i Paillard hanno scelto un artista (il giapponese Takehiko Sakehara, stavolta) cui commissionare un’opera che impreziosisca poi l’etichetta. Il claim di stavolta, “la Forza e la Grazia”, rende decisamente giustizia (insieme al fascino visuale della composizione) al contenuto della bottiglia.

VIGNA CICOGNA” 2018 GRECO DI TUFO DOCG – Benito Ferrara

Scrive Luca Matarazzo (link):

lo incontro spesso nel mio percorso enologico ed ogni anno il vino di Gabriella mi incanta per capacità degustativa immediata unita a potenzialità evolutiva impressionante. Da manuale, dal colore tenue e luminoso, con sentori agrumati che spaziano dal pompelmo rosa al lime ai fiori di biancospino, alla macchia mediterranea delle dune, fino ad un corredo di speziatura di pepe bianco e zenzero. Al palato potrebbe tranquillamente fugare ogni dubbio sul concetto abusato di “mineralità”, totalmente verticale, semplicemente eterno. Ritorna ogni sensazione percepita in precedenza, amplificata all’infinito. “Un amore così grande” cantata dal reuccio Claudio Villa.

 

Montevetrano 2008 – Montevetrano di Silvia Imparato (in foto)

Scrive Stefano Puhalovich (link):

Un’annata “normale” che si rivela col bel colore rubino, senza cedimenti e con un’olfattiva elegante dove si amalgamano alla perfezione  lo speziato dolce di liquirizia e carruba che, unite a note di tabacco scuro, pepe nero e frutti maturi di bosco selvatici ancora ben presenti, danno spessore e persistenza.  Il palato, molto elegante e vellutato, si avvolge attorno a freschezza e sapidità che si accompagnano nel finale lungo ed emozionante. Una bottiglia che ha ancora un lungo futuro davanti a sé.

 

– TITOLO 2017 – AGLIANICO DEL VULTUREELENA FUCCI

Scrive Luca Matarazzo (link):

Luca Matarazzo ed Elena Fucci

Appena 933 bottiglie dalle tonalità evidentemente scure, quasi di mirtillo. Olfatto muscolare, concentrato tra prugna black, amarene sotto spirito, petali di rosa appassiti. Notabile la presenza alcolica, che tende purtroppo a mascherare alcune essenze delicate. Chiosa finale su pepe bianco e richiami ematici forti, rinvenuti parimenti al gusto deciso e persistente.
Cantina da brividi realizzata sul modello CasaClima, amore per la terra, prodotti unici nel suo genere. Ed Elena..vulcanica più che mai.

Gattinara 2016 – Travaglini (realizzato da Cinzia Travaglini)

Scrive Franco Santini (link):

Il Gattinara 2016, ad esempio, ha nel DNA tutta la mineralità ferrosa, i toni radicosi e di liquirizia, la verve tannica delle versioni “maggiori”, ma con una disponibilità al dialogo più evidente. È vino asciutto e dritto, che capisci subito, che ti parla la lingua del suo territorio, fatta di una trascinante acidità e di un’austerità che non diventa mai chiusura. E – cosa per me fondamentale quando si tratta di consigliare una buona bevuta – lo puoi ordinare in carta senza firmare per un mutuo.

 

T Erbaluce di Caluso Docg 2016 – Cieck

Scrive Marco Sciarrini:

Lia Falconieri titolare di Cieck

L’inverno è stato mite e poco piovoso, con una caduta delle temperature verso il termine della stagione invernale. La primavera ha portato piogge abbondanti e temperature piuttosto basse e stabili. Colore paglierino con riflessi dorati, al naso intenso, con note erbacee e floreali di iris ed anche fruttate mela e agrumi, al palato bella struttura e una piacevole beva, fresco e sapido, buona persistenza con le note olfattive che ritornano. 13% vol.

 

La Loggia del Cavaliere Taurasi Docg 2013 – Tenuta del Cavalier Pepe (di Milena Pepe)

Scrivono Sabrina Signoretti e Salvatore Del Vasto (link)

Milena Pepe

Ottenuto dai vigneti sulle colline Carazita, Pesano e Brussineta nei comuni di Luogosano e Sant’Angelo all’Esca, affina in barriques di rovere francese per 24 mesi, per altri 24 mesi in vasche d’acciaio ed infine per almeno 12 mesi in bottiglia. È l’etichetta aziendale fortemente voluta dallo stesso Cavaliere Angelo Pepe, fedele alle antiche tradizioni della vitivinicoltura irpina e al territorio.

È’ un vino che nel calice si fa attendere. Ma l’attesa è ben ripagata da una «selezione» di profumi accattivanti tra cui prugna essiccata, marasca, cuoio e liquirizia. Il tutto contornato da una piacevole scia balsamica. Grande struttura al gusto sorretta da un’intensa acidità e da una percepibile morbidezza capace di contrastarne la sua irruenza. Finale lunghissimo. Austero ed affascinante.

 

ORCIA LEONE ROSSO 2018 – DONATELLA CINELLI COLOMBINI

Scrive Luca Matarazzo (link):

Violante Gardini, figlia di Donatella Cinelli Colombini

Appena imbottigliato e già straordinario per facilità di beva. La forma che si plasma nella sostanza, blend a maggioranza Sangiovese con un 40% di Merlot e l’anima di un vero Supertuscan di razza. Violante e la sua squadra di enologi tutta al femminile crede molto nell’utilizzo del cemento per dare rotondità al gusto (e con ragione). Il vino è floreale di rosa rossa, ciliegioso come un Sangiovese toscanaccio richiede e dalla buona speziatura finale. Si beve bene ad un prezzo appena sotto i 6 euro: circoletto rosso alla Rino Tommasi. Scompare quasi del tutto al confronto il Chianti Superiore, aggrappandosi unicamente ad una discreta e appetitosa scia minerale.

 

 

Calvados Les Vergers de la Moriniere 2010

Scrive Carlo Bertilaccio (link):

Immaginate di poter sentire i profumi e i sapori di parecchi chili di 15 differenti tipi di mele, tutti insieme ma concentrati in 3 centilitri di liquido ambrato, potente ma anche elegante, con l’alcool presente ma non ingombrante.

Ecco questo e molto altro è il Calvados 2010 di Astrid Hubert, rappresentante dell’ ultima generazione di una famiglia che produce Calvados da 150 anni con mele provenienti tutte da frutteti di proprietà (de la Moriniere, per l’appunto)  e con gestione completa della filiera produttiva: dall’albero alla bottiglia.

Il sidro viene lasciato a riposare almeno un anno prima di essere sottoposto a doppia distillazione e invecchiamento in botti di querce centenarie.

Un ulteriore tocco di finezza proviene dall’utilizzo di una minima aggiunta di pere raccolte da un albero anch’esso centenario.

Infine tutta la produzione è sempre e solo millesimata: quindi un sorso di gran qualità, che ci arriva grazie alla distribuzione di Moon Import e che regala un bel po’ di emozione distillata.

Questo 2010, oltre agli aromi varietali, al naso presenta profumi floreali e fruttati (gardenia, vaniglia banana e pera) che precedono sentori speziati (zenzero e noce moscata) e ricordi di cipria.

Al palato ancora mela e pera con note dolci di pan di spagna e creme brulé che accompagnano un lungo finale agrumato di buccia di limone e mandarino cinese.

Da 35 a 40 euro in enoteca

 

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