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Paillard 2012 BdeB: il regalo dell’annata che non ti aspetti

Diciamo che come annata non ci ha fatto davvero mancare niente…“. Serafica, sorridente, strafelice (parole sue, e da prendere alla lettera) di essere tornata “finalmente” in Italia e a Roma.

Alice Paillard

Alice Paillard, la generazione due della Maison, racconta seduta nella cantina del de la Ville, in via Sistina (sulla cui terrazza più tardi si trasferirà chiacchiera e assaggio) il 2012.

La vista dalla terrazza

Il millesimo dell’ultimo nato di casa: un Blanc de Blancs decisamente lungo a venire, visto che – con lo scrupolo, la pazienza e l’attenzione che contraddistingue il marchio e il suo primo mentore e patron Bruno – il BdeB mancava dal 2006.
Prima di tutto l’eredità dell’11, annata difficile già e rimasta presumibilmente nella fibra delle piante. Poi il gelo durissimo d’inverno, col termometro giù fino a -20; e poi in primavera acqua “brutal” (dice proprio così Alice) e grandinate. Quindi estate secca, ma con altri sporadici episodi di grandine e, sul finire, ancora pioggia. Quantità, manco a dirlo, bassa. E apprensione, ovvia, sul resto”.
Roba da perdere la testa, insomma. Ma a quanto pare, l’unica a tenerla salda e concentrata è stata la vite da Chardonnay nelle zone vocate di Champagne. Che ha patito, sì. Ma evidentemente ha saputo come comportarsi se, alla fine della gimkana climatica di cui sopra, alle analisi “è venuto fuori che il Ph era più basso, un filo ma più basso, di quello del mitico 2002, e la sostanza, la maturità intendo, alta, anzi di più”.
E così, ecco la scelta. BdeB 2012, abbastanza insperato, molto sorprendente, in pista. Con calma. Con lunga sosta in casa, dentro i Grand Cru di Mesnil e Oger, e il solito metodo Paillard: 20% affinato in legno, 6 anni e passa sui lieviti, un anno e mezzo di riposto post sboccatura (aprile 2019) e dosaggio in tracce, solo 3 grammi/litro.
Dopo un ritratto così, curiosità davvero alta. Acuita dalla doppia proposta del vino, in bicchiere ampio (curiosamente roccioso d’attacco) e calice più stretto (profumi fini incanalati subito in verticale col perlage, ma poi gran pausa e “delay” nello sboccio delle sensazioni gustative). Quanto al vino, beh: sorpresa davvero. Agrume subito, massa imponente ma assolutamente non pesante (l’acidità davvero importante fa da balance) e poi, dopo cenni quasi pepati e un po’ puntuti, ecco una festa di frutta gialla (albicocca uber alles) aiutata dal guadagno di quel paio di gradi di temperatura che fa sempre da ponte per gli aromi più corposi.
Come a ogni edizione, anche per questa i Paillard hanno scelto un artista (il giapponese Takehiko Sakehara, stavolta) cui commissionare un’opera che impreziosisca poi l’etichetta. Il claim di stavolta, “la Forza e la Grazia”, rende decisamente giustizia (insieme al fascino visuale della composizione) al contenuto della bottiglia.
Per chiudere, captato al volo, il giudizio (quello del commercio; quindi una sorta di Cassazione) del distributore-socio dei Paillard (e navigatore di lungo corso) Luca Cuzziol. Lui ha già deciso che di questo BdeB ne “sequestrerà” un buon mazzetto di bottiglie in casa, da rilasciare a rate nei prossimi anni. Convinto profondamente che un giusto “rétard” chiarirà ancor meglio quante e quali sono le potenzialità di questo (inatteso) 2012.

 

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