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Ernest Hemingway – IN “FIESTA” SI BEVE TRE VOLTE TANTO

Era tempo che volevo rileggere The sun also rises, Fiesta in italiano, di Ernest Hemingway, il suo primo romanzo del 1926 che fu un successo immediato. Ora che se n’è presentata l’occasione mi sono divertito a scomporre la passione viscerale che lo scrittore americano aveva per le bevande idroalcoliche elencando tutte le menzioni qui contenute. Il libro ne è un campionario talmente variegato che un’analisi si prestava perfettamente. Del resto la sua inflessione a qualunque liquido con un tenore alcolico è risaputa, se ha sentito la necessità di battezzare la figlia come un vino di Bordeaux. Altri hanno seguito l’esempio, ma all’epoca in cui fu scritto Fiesta, quasi un secolo fa, menzionare nello specifico di che cosa si trattava quanto nel romanzo si beveva, il volerle nominare, è un bisogno dello scrittore che al di là di inevitabili sbronze narrate palesa una sincera passione verso gli alcolici in generale e rende l’opera unica.

Il libro racconta le vicende di un gruppo di amici, americani e britannici, residenti a Parigi.

Il giornalista Jacob (Jake) Barnes è il protagonista del romanzo e insieme al romanziere Robert Cohn bevono fin dalle prime pagine al Napolitan un whisky and soda. Andato via Cohn, Jake rimasto da solo conosce una ragazza, Georgette, e insieme bevono del Pernod.

Il pernod è una verdastra imitazione dell’assenzio. Aggiungendo acqua diventa lattiginoso. Sa di liquirizia e vi tira parecchio su ma subito vi lascia ricadere.

I due vanno a cena e bevendo del vino non precisando quale. Al ristorante incontrano una comitiva di amici di Barnes. Uno di questi, Braddocks, invita tutti al proprio bal musette, un club danzante a Rue de la Montagne-Sainte-Genevieve. Qui Jake ordina una birra, ma poco dopo, innervosito da una battuta, esce in strada ed entra a un bar lì vicino per prenderne una seconda.

La birra era pessima e presi un cognac anche peggiore nel tentativo di mandare via il sapore della birra.

Ritorna al club e al tavolo conosce un giovane romanziere di Chicago, ordinano due fines à l’eau, vale a dire un semplice Cognac, spesso VSOP, allungato con tre parti di acqua. Si innervosisce ancora per una battuta fatta, si alza e va verso il bar. Al banco è raggiunto dalla sua amica Brett che gli chiede di offrirle un brandy and soda. Poco dopo i due escono. Con un taxi si recano al Café Select. Qui conoscono un conte greco, ma Jack stufo della serata non rimane per molto e abbandona Brett a bere Champagne e torna a piedi al suo appartamento. Alle quattro e mezzo del mattino Brett si presenta a casa sua. È stata accompagnata dal conte con la sua limousine e assieme all’autista la attendono in strada. Nella stanza i due bevono del brandy finito il quale Brett invita Jack ad andare con loro.

“Vuol portarmi a far colazione al Bois. Panieri di roba. Preso tutto da Zelli. Dozzine di bottiglie di Mumms. Ti tenta?”

Jake rifiuta. L’indomani mattina, mentre si dirige presso il suo ufficio osserva che:

Davanti a me un uomo camminava spingendo un cilindro che stampava sul marciapiede il nome CINZANO in lettere scure.

A pranzo con Robert Cohn si recano da Wetzel dove:

Il sommelier portò la birra, spumante fuori degli alti boccali e fredda.

Nel pomeriggio Jake va all’hotel Crillon dove ha un appuntamento con Brett e l’aspetta nella hall. Non arrivando si dirige al bar e beve assieme a George, il barista, un Jack Rose, un cocktail a base di Apple jack, granatina e succo di limone molto in voga negli anni ’20 e ’30. Stufo di attendere Brett prende un taxi che lo porta di nuovo al Café Select.

Qui incontra Harvey Stone e ordinano più di un bicchiere di porto. Poi torna nella sua stanza e dopo un’ora Brett si presenta con il ricco e opulento conte greco Mippipopolous. Mentre Jake e Brett bevono un brandy, il conte esce per tornare poco dopo con dello Champagne.

Andai ad aprire ed era il conte. Dietro di lui era lo chauffeur con un paniere di bottiglie di Champagne.

“Dove devo far mettere, signore?” chiese il conte.

“In cucina” disse Brett.

“Metti là, Enrico” il conte indicò. “Poi vai giù a prendere il ghiaccio.”

Guardò il paniere in cucina. “Penso che troverete buono questo vino” disse. “So che oggigiorno negli Stati non si hanno molte occasioni di apprezzare del buon vino, ma io ho preso questo da un mio amico che è nel ramo.”

“Oh, voi avete sempre qualcuno nel ramo!” disse Brett.

“Questo tale è proprietario dei vigneti. Ha duemila iugeri.”

“Come si chiama?” chiese Brett. “Veuve-Cliquot?”

“No” disse il conte. “Mumms. È un barone.”

Era champagne di prima qualità e Brett vorrebbe mangiarci qualcosa assieme, ma il conte è di diverso parere:

“È troppo buono per mangiarci altro assieme, mia cara. Non bisogna mescolare emozioni a un vino come questo. Si perde il sapore.”

Il bicchiere di Brett era vuoto.

“Voi dovreste scrivere un libro sui vini, conte” io dissi.

“Mr. Barnes” rispose il conte “tutto quello che io cerco nei vini è di godermeli.”

Ne bevono tre bottiglie. Poi vanno a cena in un ristorante del Bois dove bevono vino e brandy. Prima di andare via Brett ha ancora voglia di brandy.

Sommelier!chiamò il conte.

Signore?

Qual è il più vecchio brandy che avete?

Ottocentoundici, signore.

Portatecene una bottiglia.

 Passa del tempo. Nella parte seconda del libro Jake accoglie il suo amico Bill di ritorno da Vienna e Budapest. Assieme a Brett vanno al café restaurant Closerie des Lilas a Montparnasse. Brett ordina un whisky and soda e loro due un pernod.

Jake e Bill hanno in mente un viaggio in Spagna per andare a pescare e vedere la festa di San Firmino e le corride che si svolgono. Decidono di darsi appuntamento a Pamplona con gli altri amici. Sul treno mangiano sandwich bevendo dello Chablis mentre guardano il paesaggio dal finestrino. Arrivati a un paesino di confine recuperano Cohn e in auto arrivano a Pamplona. Il giorno dopo prendono la corriera per Burguete per andare a pescare. Hanno con sé due bottiglie di vino che si bevono e al contempo offrono ai baschi che viaggiano con loro i quali contraccambiano con le proprie. A un paesino dove il pullman fa una sosta scendono, e in un locale ordinano una aguardiente. Arrivati a Burguete prendono posto nella locanda. Il costo di soggiorno è più alto del previsto, ma include il consumo del vino. Fa molto freddo e per riscaldarsi Jack ha un’idea.

Io andai a dire alla donna che cos’era e come si faceva un punch al rum. Pochi minuti dopo una ragazza portò in sala una fumante brocca di terracotta. Bill si alzò dal piano e si avvicinò. Bevemmo il punch caldo e ascoltammo il vento che soffiava.

“Non c’è troppo rum qui dentro.”

Io mi accostai alla credenza, presi la bottiglia del rum e ne versai un mezzo bicchiere nella brocca.

“Azione diretta” Bill disse. “Batte la legislazione.”

Finalmente Jake e Bill vanno a pescare portando con loro da mangiare e due bottiglie di vino spagnolo. Per rinfrescarle le mettono in acqua nei pressi di una cascata. A pranzo sono aperte.

Il vino era ghiacciato e aveva un sapone leggermente acidulo.

“Non è infame come vino” disse Bill.

“Il freddo lo aiuta” dissi.

I due ritornano a Pamplona dove hanno lasciato Robert Cohn e Mike con Brett che nel frattempo li hanno raggiunti. Il paese si prepara alla Fiesta di San Firmin, con venditori di vino e aguardiente che hanno piantato le loro baracche, uno di loro ha una scritta di stoffa inchiodata sulle tavole che preannuncia Anis del Toro, un liquore simile all’anisette popolare in Spagna. In attesa dell’evento i cinque conducono una esistenza rilassata, bevendo tutti assieme vermut al caffè.

E viene il giorno della Fiesta, dove i camerieri non lasciavano più le persone sedute a leggere senza chiedere cosa ordinassero.

Un cameriere si avvicinò non appena io mi sedetti.

“Cosa state bevendo voi?” chiesi io a Bill e Robert.

Sherry” Cohn disse.

Jerez” io dissi al cameriere.

La Fiesta va avanti per sette giorni. Nella sera del primo giorno Jake cerca e acquista due fiasche di cuoio da due e cinque litri per riempirle di vino. Con queste raggiunge i suoi amici in un’osteria e lo bevono assieme agli spagnoli. Cohn invece si è addormentato per via del troppo Anis del Mono, altro liquore a base di anice.

Il giorno successivo c’è la prima corrida che vede protagonista il giovanissimo e bellissimo torero Pedro Romero. Mentre commentano le sue gesta in un bar, un cameriere porta dell’assenzio. Le corride continuano e il giorno dopo a pranzo Jake e i suoi amici conoscono il torero Romero. Assieme trincano del Fundador. Anche più tardi, quando sono al Bar Milano, Jake e Brett bevono del Fundador.

Arriva l’ultimo giorno della Fiesta che vedrà trionfare Romero esibendosi assieme ad altri due toreri. Riesce nell’impresa malgrado sia malconcio per le botte ricevute la sera prima da Cohn, geloso che Brett fosse andata con lui. In realtà Brett stava in coppia con Mike, ma non andiamo troppo per il sottile. Al termine della corrida, Bill e Jake si sbronzano con più bicchieri di assenzio.

Guardammo cominciare la sera dell’ultima notte di fiesta. L’assenzio faceva sembrare migliore ogni cosa. Lo bevvi senza zucchero, ed era piacevolmente amaro.

Il giorno dopo la Fiesta è terminata. Cohn se n’è già andato, Brett segue il torero, i tre restanti, Jake, Bill e Mike noleggiano un auto per tornare in Francia. Mike ha con sé una bottiglia di Fundador che si bevono viaggiando. Decidono di fare tappa a Biarritz dove si fermano a un bar a bere whisky che si giocano ai dadi da poker per il pagamento. Arrivati a Bayonne, città al confine in suolo francese, Jake è rimasto da solo. Prende una stanza in un albergo e cerca un ristorante per pranzare.

Presi una bottiglia di vino che mi tenesse compagnia. Era Château Margaux. Era piacevole bere lentamente, gustare il vino, ed essere soli a bere. Una bottiglia di vino tiene bene compagnia. Poi presi il caffè. Il cameriere mi raccomandò un liquore basco di nome Izzarra. Ne portò una bottiglia e ne versò un bicchierino. Disse che l’Izzarra si faceva coi fiori dei Pirenei. Aveva l’aspetto di brillantina e l’odore della Strega italiana. Io dissi al cameriere di portarsi via i fiori dei Pirenei e di portarmi un vieux marc. Era buona.

Decide di passare qualche giorno a San Sebastiano e rivalica il confine. Passeggiando lungo il golfo si ferma al Caffè Marinas dove prende una limonata e di seguito un whisky lungo. Più tardi, si beve un cognac parlando del Tour de France con l’allenatore della squadra di una grande fabbrica di biciclette.

La mattina dopo riceve un telegramma da Brett che lo prega di raggiungerla a Madrid perché è nei pasticci. Jack parte per la capitale spagnola. Con il torero è già finita e i due prima di ripartire con il treno, si fermano al bar dell’hotel e si prendono tre Martini a testa.

“Vorrei un’oliva nel mio Martini” dissi io al barista.

“Avete ragione signore.”

“Grazie.”

“Avrei dovuto chiedervelo io.”

Pranzano alla trattoria Botin con porchetta arrosto innaffiata da tre bottiglie di Rioja Alta

Fine. Tutto qui. E vi sembra poco? Insomma, ce n’è proprio per tutti i gusti. Mi domando: chi ha osato fare di più?

La traduzione di Fiesta utilizzata è quella di Giuseppe Trevisani per Einaudi e successivamente Mondadori.

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Pino Perrone, classe 1964, è un sommelier specializzatosi nel whisky, in particolar modo lo scotch, passione che coltiva da 30 anni. Di pari passo è fortemente interessato ad altre forme d'arti più convenzionali (il whisky come il vino lo sono) quali letteratura, cinema e musica. È giudice internazionale in due concorsi che riguardano i distillati, lo Spirits Selection del Concours Mondial de Bruxelles, e l'International Sugarcane Spirits Awards che si svolge interamente in via telematica. Nel 2016 assieme a Emiko Kaji e Charles Schumann è stato giudice a Roma nella finale europea del Nikka Perfect Serve. Per dieci anni è stato uno degli organizzatori del Roma Whisky Festival, ed è autore di numerosi articoli per varie riviste del settore, docente di corsi sul whisky e relatore di centinaia di degustazioni. Ha curato editorialmente tre libri sul distillato di cereali: le versioni italiane di "Whisky" e "Iconic Whisky" di Cyrille Mald, pubblicate da L'Ippocampo, e il libro a quattordici mani intitolato "Il Whisky nel Mondo" per la Readrink.

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