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CHIANTI CLASSICO – PODERE CIONA CLASSE ED ELEGANZA DALLE SOMMITÀ DI GAIOLE IN CHIANTI

Iniziamo un piccolo percorso nei territori del Chianti Classico, che ci porterà ad approfondire realtà differenti comprese tra i comuni di Gaiole, Radda e Greve in Chianti. Che l’areale presentasse delle forti connotazioni a distanza di pochi chilometri è cosa ben nota; il divertimento sta proprio in questo, nel raccontare le sfaccettature dei suoi vini, alcuni davvero sublimi. In fin dei conti, la “patria” del Sangiovese difficilmente delude gli appassionati. Un labile confine tra purezza e blend che vede sempre di più affermarsi la prima scelta, grazie ad un cambiamento climatico favorevole alla piena maturazione dei grappoli.

Il titolare di Podere Ciona Lorenzo Gatteschi e l’enologo Vincenza Folgheretti

Podere Ciona sembra seguire fedelmente la vita avventurosa del suo proprietario, Lorenzo Gatteschi, rientrato dagli Stati Uniti d’America, dove gestiva una florida attività nel settore esportazioni e turismo. La pandemia ha azzoppato ogni speranza di un rapido ritorno al passato, costringendo anche all’isolamento chi prima trascorreva le giornate in viaggio. Il senso di clausura e depressione nel vedere vanificati molti sforzi fatti ha suggerito a Lorenzo di tornare nella terra dei suoi genitori, che già coltivavano un vecchio podere sulle sommità di Gaiole in Chianti (SI).

Osservando bene la foto scattata mentre giungo da lui in cantina, si capisce quanto sia importante parlare di suoli prima di giudicare i prodotti di una determinata zona. Il macigno toscano, arenario-quarzoso, domina con tracce di galestro ed argille sciolte a comporre il quadro geografico. Ne derivano vini succosi, dai colori meno intensi e profumi penetranti, sulle tipiche essenze che il varietale sa offrire. Eleganza e finezza vengono sviluppate solo con il tempo, partendo da nerbo e sensazioni decise via via stemperate dalle evoluzioni tanniche. Podere Ciona muove i primi passi in tale contesto, con vigneti allevati ad altezze che variano dai 450 agli oltre 615 metri. Un tempo ciò significava un chiaro svantaggio che costringeva un sapiente produttore ad un’inevitabile taglio generalmente con gli internazionali; pochi altri attuavano invece una sosta prolungata in bottiglia prima di commercializzare il prodotto.

Adesso non viene richiesto per forza un simile impegno, ma la famiglia Gatteschi, ben guidata dall’enologo Vincenza Fogheretti (che ha preso il posto nel 2018 del collega Stefano Chioccioli), e dall’agronomo Marco Pierucci, prosegue imperterrita nell’attendere la miglior espressione possibile. Manca ancora una Gran Selezione tra le 5 tipologie attualmente proposte: vedrà la luce soltanto con l’annata 2018. Tanta voglia di ricerca tra fermentazioni spontanee, tini troncoconici e vinificazioni ante litteram. I nostri assaggi partono da un rosato davvero interessante, proseguendo verso una mini verticale di Chianti Classico e chiudendo con due Supertuscan sorprendenti (il secondo ancora senza etichetta). Abbiamo provato anche un campione di botte del Sangiovese 2020: credetemi ci sarà da vederne delle belle.

Igt Toscana 2021 Ciona Rosé – la conferma, qualora ce ne fosse bisogno, che nelle zone collinari d’Italia si ricavano rosati di carattere vibrante per nulla marmellatosi. Intrigano le nuance di macchia mediterranea e l’ottima bevibilità. Sorso pulito, elegante e sapido. Il bosco fa da marcatore, così come accade lungo gli appezzamenti vitati.

Chianti Classico 2019 – un tenero e commovente rubacuori. C’è tanta carne al fuoco (e non parlo di abbinamenti gastronomici), tra ciliege mature, spezie bianche e petali di rosa rossa. La prospettiva per lui non rappresenta una tecnica pittorica. 92/100

Chianti Classico 2018 – la carezza del vento d’estate che subito vola via, come recita la bellissima canzone Summer Wind. Sta pian piano volando via, ma lo fa su richiami di frutta sotto spirito, balsamicità mista a note empireumatiche. Il tannino si aggrappa e non ti lascia godere appieno del succo nascosto. 88/100

Chianti Classico 2017 – il Don Chisciotte che sfida i mulini a vento. Lui sembra sfidare lo scorrere delle ore senza venir mai disarcionato da cavallo. Tenue nel colore, sfocia al naso tra aromi delicati di arancia sanguinella e pepe verde, per concludere un sorso maestosamente salino. Si finisce con destrezza. 94/100

Igt Toscana 2015 Le Diacce la coetanea Riserva di Chianti Classico non mi aveva convinto, troppo opulenta ed ingombrante al gusto. Pensavo che questo Merlot in purezza morisse della stessa sorte e, con stupore, mi sono ravveduto. Ammicca di sicuro a mercati di frontiera, ma il sapore è vivo e fresco, tra mirtilli, pepe in polvere, per finire verso tostature eleganti. Gioca bene la sua partita.

Chiudiamo i sipari parlando del futuro imminente, la presentazione del primo Cabernet Franc in purezza dell’azienda, annata 2018, che sarà chiamato “Il Cabernet di Franco” in onore del padre di Lorenzo oggi a riposo avendo lasciato l’attività di famiglia in ottime mani. Molto performante se vogliamo paragonarlo a quanto ha dato il Sangiovese nello stesso anno. La parte erbacea tipica del varietale non è per nulla scontata, unita a lamponi selvatici e scie minerali sul finale di bocca. Una sola botte da 350 litri, per circa 450 bottiglie che, si spera, possano essere presentate entro il 2022. Straordinario.

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Scritto da

Luca Matarazzo Giornalista- Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania.. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021 e del Master sull'Albana di Romagna 2022, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale.

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