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Due Verticali Strepitose – Oasi degli Angeli – Genio e sregolatezza del Kupra, perfetta aderenza territoriale del Kurni

A certe chiamate riesce davvero impossibile non rispondere presente. Una di queste, irripetibile, è giunta ancora una volta dal nostro direttore Maurizio Valeriani.

E così il sottoscritto ha subito variato la sua road map per raggiungere un avamposto eterogeneo di colleghi ed amici tra i quali due componenti importanti della redazione di Vinodabere, Gianni Travaglini, Stefano Puhalovich, Salvatore Del Vasto, tutti promossi in “spedizione punitiva” nella tenuta di Oasi degli Angeli da Marco Casolanetti.

Marco Casolanetti

Marco e la moglie Eleonora coltivano nel vero senso della parola questa splendida realtà marchigiana, con un attento recupero degli antichi vigneti di famiglia, allevati ancora nella vecchia usanza dell’alberello fitto con pali di sostegno.

Più che di impianto fitto, dovremmo parlare di un vero e proprio “assembramento autorizzato” di piante che supera la cifra record di 12000 ceppi per ettaro.

La vite sta bene, il terreno lo consente, i prodotti derivati sono straordinari.

In tutto questo bailamme emozionale sono due le etichette che celebrano degnamente l’areale di Cupra Marittima (AP): il Kupra da uva Grenache (localmente conosciuta come Bordò, anche se il nome non è ancora autorizzato) ed il Kurni (Montepulciano in purezza).

Marco ha avuto il grande merito di ridare slancio ad un vitigno (il bordò)  che veniva utilizzato per il vino buono della casa, da servire agli ospiti di riguardo o nelle feste comandate. Dalla prima annata imbottigliata e messa in commercio nel 2006, ora siamo a ben 9 etichette da altrettanti produttori.

Dignità deve essere quindi il mantra da applicare a simili realtà di nicchia; speriamo prevalga un sano buonsenso.

Tornando prontamente alla nostra missione, lo scopo reale era quello di poter degustare una doppia verticale da urlo, che ha lasciato tutti a bocca aperta per manifesto stupore. Non parlerò delle bassissime rese per ettaro, che se va bene arrivano a 20 quintali; nemmeno della tecnica dell’affinamento in 200% di barrique nuove. A Voi lettori la curiosità e la pazienza di un approfondimento in sede aziendale.

Andiamo invece dritti al nocciolo della questione, cominciando dal Kupra, dedicato alla dea che ha dato vita insieme a Marte al popolo dei Piceni.

Kupra 2015 attacca su speziature intense sia bianche che scure. Prosegue su scorza di arancia candita e marmellata di amarene. Rabarbaro e chiodi di garofano dal sentore di geranio. Bocca ancora acerbissima di pesca immatura, susina, prugna verde. Potenziale impressionante. Questa varietà in gioventù è una lama affilata ed appetitosa.

Kupra 2012 olfatto da tabacco e carruba. Sorso pieno, appagante, da amarena matura, china e genziana. La fase in vetro ha domato alcune sue acidità vibranti, corredandolo di un fragrante terziario che diverte. Immediato.

Kupra 2010 parte subito su umami quasi brodoso ed espira infine aromi di ratafià. Torna il lampone della giovinezza, la mora selvatica. Zenzero e cioccolato nel finale. Tannino delicatissimo appena percepibile. Sembra persino più tonico della versione ’12.

Kupra “X” (ovvero 2000) senza etichetta, una sorpresa scoprire alla fine della bevuta dei suoi 21 anni indomiti. Burro di cacao, fragoline sotto spirito, aromi di kirsch ed incenso. Progressione impressionante, un vino senza tempo, nei secoli dei secoli.

Conosciamo adesso il Kurni, il primo nato di casa nel lontano 1996.

Kurni 2014: regala quelle emozioni delicate che si possono vivere in una annata fresca e per nulla facile. Il frutto è marcato, parla di marasche mature. In sottofondo però, un tappeto colorato di petali macerati ed erbe mediterranee. Di grande eleganza, si vede che si sono presi amorevolmente cura di lui.

Kurni 1998: standing ovation. Ancora vivace e verdeggiante. Ciliegie mature, noce moscata unite a sigaro sbriciolato e liquirizia. Il tannino si percepisce distintamente, complesso e integrato nella trama. Le cose fatte bene non hanno bisogno di particolari interventi e Marco li ha volutamente aboliti del tutto.

Botto finale con un Vin Jaune non in commercio, da note casearie dolci, mallo di noce, uva spina e ciliegia. Gusto perfetto su fragranze di cedro e zagare secche, albicocche appassite. Da 99/100 se non fosse “una tantum” riservata soltanto ai partecipanti di questo memorabile momento.

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Scritto da

Luca Matarazzo Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale

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