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DODICI VINI PER LE FESTE (SORPRESA FINALE INCLUSA)

Nel nostro continuo peregrinare alla ricerca dell’assaggio perfetto, vi abbiamo raccontato di vini e territori, famosi, ricercati o ancora inesplorati.
Lo abbiamo fatto con un precipuo piacere personale, evitando di narrare esperienze negative e condividendo detto piacere con i lettori di Vinodabere.
Infinite sono ormai le scelte che questo settore sa offrire al consumatore finale.
Ci avviciniamo al termine di questo tremendo 2020; le cicatrici resteranno ancora per qualche tempo in ognuno di noi, ma finalmente una luce di speranza si scorge all’orizzonte. Il mondo non può arrendersi di fronte ad un nemico invisibile eppur così insidioso.
Ed allora il sottoscritto ha colto l’occasione giusta per ideare una raccolta di 12 possibili etichette da comprare e stappare degnamente (chi potrà farlo) in totale sicurezza, festeggiando l’avvento del nuovo anno.
Il criterio seguito è stato un giusto mix di tradizione ed originalità, con un inevitabile sguardo al prezzo, fondamentale in questi tempi di crisi.
Anche la reperibilità ha avuto il suo peso; suggerire un vino introvabile sugli scaffali o su internet equivale ad un’occasione sprecata.
Ultimo ma non ultimo: qualità, qualità ed ancora qualità.
Ecco dunque la mia lista delle referenze, più una “dolce” sorpresa finale. Buona lettura (e ricerca).

1) CHAMPAGNE BLANC DE BLANCS BRUT – DEMIERE ANSIOT – la zona è quella di Oger sur Marne, famosa per prodotti di buon corpo, pur nella finezza marchio dei migliori Champagne. Qui non manca il piacere immediato di bocca, con una bollicina non invadente che consente di assaporare appieno le essenze fruttate di pera Williams e ananas acerbo. Tutto molto sottile e delicato, su chiusura floreale dolce di zagare e mimose. Prezzo medio in enoteca euro 35.


2) “TRIBUTO” 2015 – JAKO WINE – OLTREPÒ PAVESE BRUT – chi se lo aspettava. Pinot Nero in purezza trattato con assoluto rispetto dalla vigna alla bottiglia. Il colore è quasi tendente al ramato, perlage finissimo e naso calato su agrumi da pompelmo rosa, arancia tarocca e bocca avvolgente e saporita di pesca melba e salgemma. Un made in Italy da un terroir spesso sottovalutato che può competere con i pari grado d’oltralpe. Prezzo in cantina euro 45.


3) “CAMPO DEL GUARDIANO” 2015 – PALAZZONE – ORVIETO CLASSICO SUPERIORE DOC – quando lo assaggiai recentemente all’evento Life of Wine 2020 organizzato da Studio Umami con la consulenza del nostro Direttore Maurizio Valeriani, non ho potuto che esclamare a gran voce un giudizio sintetico: WOW!! Blend tra Procanico, Grechetto, Verdello e Malvasia, di spessore ed equilibrio, con potenzialità evolutiva di almeno due lustri davanti a sé. Giovanni Dubini ed il figlio Pietro rendono onore ad una intera Denominazione, dove si fa il vino dal tempo degli Etruschi. Gioca tra fiori bianchi (gelsomino) e cedro; muscolare, vivace e divertente. Euro 22.


4) “VIGNA GROTTA PIANA” 2018 – ETTORE SAMMARCO – COSTA D’AMALFI BIANCO RAVELLO DOC – in un recente articolo sulla visita in azienda con i colleghi Sabrina Signoretti e Salvatore del Vasto lo definimmo testualmente “Cha-blis..Che-bel”. Ginestrella, Falanghina e Biancolella in parti praticamente uguali, criomacerazione pre-fermentativa e affinamento in acciaio e barrique di rovere francese, con sosta sulle fecce fini. Sensazioni sublimi di mela golden, arance tarocche, spezie bianche e sorso lunghissimo, naturalmente burroso e mielato. Prezzo dal sito e-commerce aziendale euro 22.


5) MAMERTINO BIANCO DOC 2019 – AZIENDA AGRICOLA VASARI – sorprendente scoperta, Denominazione semisconosciuta a molti, ma in grande spolvero da qualche tempo. Classiche uve autoctone siciliane (Grillo, Inzolia e Cataratto) coltivate nella Tenuta Timpanara del Comune di Santa Lucia del Mela. Il concetto, spesso travisato, di “mineralità” andrebbe studiato con vini di questa taglia. La brezza marina che si cela nel bicchiere ti trasporta direttamente su una duna ricca di macchia mediterranea. La sapidità rinfrescante al palato gli consente abbinamenti con pesci di lunga cottura, grassi e salsati. Rispetta anche il protocollo BIO Vegan, il che non guasta mai. Euro 15 nei siti di distribuzione presenti su internet.


6) “VITE NATURAL DURANTE” 2014 – AZIENDA AGRICOLA TOSCA – TERRE DEL COLLEONI DOC – 100% Incrocio Manzoni Bianco, nascente fra Riesling e Pinot Bianco ottenuto dal Prof. Manzoni negli anni ’30 presso la scuola enologica di Conegliano. Un omaggio alla sofferta area bergamasca, per un bianco che a distanza di 6 anni dall’uscita presenta un bouquet declinato su albicocche disidratate, pesca sciroppata e fiori essiccati. Il momento ideale per essere goduto al massimo della sua espressione. Prezzo da brividi: euro 12 nelle enoteche e sul loro sito aziendale.


7) CIRÒ ROSATO DOC 2019 – CATALDO CALABRETTA – poteva mai mancare uno dei rosati meglio promettenti del nostro panorama enologico? Anche di Cataldo ho scritto in una incursione estiva in terra di Calabria. Il Gaglioppo si nobilita con simili produttori, ancorati su un’idea di artigianalità del vino che ha creato un positivo movimento di cui hanno giovato tutti, in primis il vitigno. Il Gaglioppo è potente, ama i climi torridi estivi; è fruttato, di amarene, ciliege e chi più ne ha.. Nella versione rosa sa esprimere anche una salinità gradevole e lunga, per nulla scontato. Anche qui siamo sui 12 euro, abbordabilissimo.


8) “C’OSA” 2017 – MADREVITE – GAMAY DEL TRASIMENO DOC – assieme ai rari Bordò marchigiani, al celebre Cannonau, al toscanaccio Alicante ed al Tai Rosso vicentino, rappresenta la versione italica di come abbia attecchito magnificamente la Grenache nel corso dei secoli. Tralasciando le motivazioni storiche della confusione con il Gamay, i prodotti (di ridotto numero) provenienti dalle colline intorno al Lago del Trasimeno sono stupefacenti. Mancano solo di adeguata visibilità. Madrevite e la sua anima, rappresentata da Nicola Chiucchiurlotto, sanno esaltarne il frutto, dolce, sinuoso, tra mirtilli rossi, marasche e ribes. Un corredo floreale di glicine viola e petali di rosa, rosmarino e lavanda ed un finale speziato che danza tra chiodi di garofano e pepe verde lo rendono delicato e complesso. Prezzo medio euro 35 e credetemi: meritatissimi.


9) “PRAEPOSITUS” 2017 – ABBAZIA DI NOVACELLA – ALTO ADIGE DOC LAGREIN RISERVA – bello osservare quando si riesce ad ottenere la perfezione da un vitigno che ha sempre destato la mia curiosità fin da giovane. Il Lagrein ha rappresentato, infatti, le mie prime esperienze degustative; un vino che, se mal interpretato, fa emergere tutta la sua ruspante esuberanza. I toni qui sono densi, caldi e violacei; in questo caso l’antichissima Abbazia che produce da oltre un secolo simili gioielli, ha creato un prodotto intrigante, appetitoso, panciuto e morbido. Il mirtillo regna sovrano, così come la violetta ed i tannini setosi. Prezzo ragionevole sui 25 euro.


10) “TORRACCIA DEL PIANTAVIGNA” 2013 – GHEMME DOCG – il Nebbiolo non poteva mancare in una simile selezione. Quello di Ghemme rappresenta una porta di ingresso esclusiva per capirne le sue mille sfaccettature. Torraccia del Piantavigna immette sul mercato solo prodotti che hanno una adeguata evoluzione tra legno e vetro. Perfetti nello smussare alcune durezze, concentrano i sentori sulla parte “terrosa” tipica, con quelle essenza scure di bosco, a tratti di rovo e di violette appassite. Ghemme però gioca su un altro fattore che è la profondità e l’eleganza quasi borgognona. Il prezzo medio in enoteca si aggira sui 24 euro.


11) “KLANIS” 2013 – TENUTA MONTECCHIESI – CORTONA DOC SYRAH – la “Dal Cero Family” dalle colline del Soave ha investito sapientemente i proventi in questo territorio paradisiaco, ove il Syrah domina (quasi) incontrastato. La 2013 è davvero superba, lo dimostra per essere giovanile nei profumi e nel gusto. Il pepe c’è, ma non comanda. Ciò che predomina invece sono essenze balsamiche mentolate e di cassis unito ad amarene sotto spirito. “Vibrazione” è il suo appellativo calzante: al sorso non sgarra di un centimetro, sorretto dalla trama tannica perfettamente integrata. Scorre, eccome se scorre. Sempre 25 euro, sempre spesi bene.


12) “MASQITO GOLD” 2012 – COLLI CERENTINO – AGLIANICO DEL VULTURE DOC – una forma di espressione vecchio stile dell’Aglianico. Comprendo il lungo riposo prima di uscire dalla cantina; dopo 8 anni ancora è chiuso a riccio e poderosamente astringente. La grande vena pseudocalorica arrotonda il sorso mordace e lo rende concentrato su fragola matura, sigaro, cuoio, pepe in grani e chinotto amaro. Sanguigno. Euro 22 mediamente.

Concludiamo con la dolce sorpresa finale, dedicata ad un produttore che ha fatto letteralmente la storia del Sagrantino di Montefalco: Milziade Antano.
Il Cavaliere è scomparso da tempo purtroppo, ma il figlio Francesco continua sulla strada della qualità.


Il suo MONTEFALCO SAGRANTINO PASSITO 2015 DOCG è un autentico capolavoro. Ti avvolge con i suoi poco più di 100 grammi di residuo zuccherino, che non lo rendono per nulla stucchevole. Non è il classico vino da dessert, anzi. Gli esperimenti arditi non mancano, potendo esplorare anche pietanze salate come il tradizionale agnello pasquale con i carciofi, formaggi di media stagionatura e composizioni di cioccolato.
Prezzo indicativo tra 35 e 40 euro a seconda dei siti e-commerce (a meno che non vogliate fare un viaggio in Umbria a trovare Francesco in azienda, cosa che consiglio vivamente).

Non restano che i saluti finali, sperando possiate brindare serenamente in queste festività certamente “speciali”.

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Scritto da

Luca Matarazzo Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale

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