Dalla Val d’Orcia all’Irpinia, passando per i Campi Flegrei è la degna sintesi di una serata originale, dove le scelte enogastronomiche hanno creato la giusta densità di cultura.

Riccardo Bacciottini, executive chef di Oreade il ristorante gourmet in capo al resort di lusso Monteverdi Tuscany a Castiglioncello del Trinoro (SI) e le donne della famiglia Petrozziello proprietarie della cantina I Favati di Cesinali (AV), capitanate dalla fondatrice Rosanna e dalle figlie Carla e Brigida, sono stati gli ospiti d’onore del vulcanico Nando Salemme, patron di Abraxas Osteria assieme alla moglie Vanna.

Un luogo romantico, posto su più livelli, tra sale incantevoli arredate con garbo dagli stili mescolati tra lo shabby chic e il country. E poi la terrazza giardino esterna e il dehor più intimo, dove la notte sembra non finire mai. Qui la chiacchiera e la calma regnano sovrane: zero stress, nessuna ansia da prestazione e una proposta cibo-vini suggerita da Mario De Rosa adatta a tutte le tasche. Il modo perfetto per l’evento che riuniva anime e visioni differenti sotto il filo rosso dell’eleganza.

Riccardo Bacciottini, originario di Poggibonsi, comune lembo del Chianti Classico, ha vissuto da giramondo prima del rientro nella terra natia. La sua carriera ha avuto inizio a Parigi, sotto la guida dello chef Edoardo D’Alto, per poi arrivare fino al Maze di Londra sotto la direzione di Gordon Ramsay.

Negli anni successivi, infine, è al Noma di Copenaghen, istituzione culinaria di fama internazionale. «Sono legato alle mie origini e, da amante della natura e della passione contadina, tutto ciò che ricorda l’aia, gli allevamenti e le coltivazioni agricole destano il mio interesse» racconta lo chef non ancora quarantenne ma già con tanta esperienza sulle spalle.

Il menu ideato con la collaborazione con l’amico gourmand Giampiero Prozzo, per soddisfare il pubblico presente, prevedeva funghi del Monte Amiata, felce ed aglione confit, cappellacci ripieni di fagiano in salmì con spuma di pecorino, miso di piselli gialli e brodo di bosco e il carré di agnello, pancia in porchetta e radici di pillotto.

Stuzzicante l’accompagnamento con il Fiano di Avellino Riserva 2019 Pietramara Etichetta Bianca, un piccolo capolavoro realizzato dalla consulenza con Vincenzo Mercurio e che evidenzia, ancora una volta, quanto sia importante “l’attesa” per questa tipologia. Segue il Rosé Season 2024 da Aglianico in purezza, ricco di carattere e nuance floreali e strepitoso, infine, l’assaggio del “Terzo Tratto”, il Taurasi di casa I Favati degustato nell’annata 2010.

Da quella vendemmia il cambiamento è stato epocale, non soltanto dal punto di vista climatico, ma anche delle abitudini a tavola, dove oggigiorno un vino di tale spessore ed energia viene spesso sacrificato nelle preferenze. Le motivazioni sono infinite e meriterebbero uno studio approfondito, ma per fortuna… qualche volta è bello non pensare troppo e agire d’istinto.