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Carnevale – Martedì Grasso – La ricetta delle Arrubiolus, frittelle di ricotta sarde, in abbinamento con l’acquavite di albicocche Roner

Altro prodotto di rilievo della distilleria Roner oltre alle acquaviti di pere descritte da Franco Santini e ai rari distillati di cui ha parlato Marco Sciarrini  è Marille (che in tedesco significa albicocca),  l’acquavite di albicocche della linea Privat.

Olfattiva seducente e sorso di frutta pieno con netta percezione di albicocca ed un richiamo finale di mandorla dolce. La meticolosa raccolta effettuata a mano e la selezione accurata della materia prima fanno sì che il distillato sprigioni eleganza e fragranza. La gradazione alcolica è di 40% vol e si consiglia di berlo ad una temperatura di servizio di 5° C. Amabile come sensazione di dolcezza che si percepisce, ma calzante anche nel significato stretto del termine ed è proprio per la morbidezza e il bilanciamento con l’acidità che lo si può abbinare a formaggi a pasta molle o a dolci di vario genere o ancora goderne sorseggiandolo da solo gustando il suo grande equilibrio, la piacevole intensità e la lunga persistenza.

L’ho provato con le Arrubiolus: dolce della tradizione montana sarda che viene servito come buon auspicio. Un tipo particolare di tonda frittella soffice di ricotta, tipica della cultura longobarda e bizantina che rivive nella cucina isolana nel periodo di carnevale.
L’origine del nome deriva dalla parola “orrùbbiu” che significa rosso, il dolce è di questo caldo colore per l’uso del tuorlo e dello zafferano.
Ne esistono diverse varianti. Le ho personalizzate donandogli un tocco differente e sfizioso utilizzando il distillato alto atesino al posto della grappa sarda consigliata e abbinandole alla stessa acquavite, non me ne sono affatto pentita!

Di seguito gli ingredienti e la ricetta:
Farina ”00″ 250 grammi
Zucchero 50 grammi
Ricotta fresca di pecora o capra  250 grammi
Latte 150 ml
Uova 3 circa 150 grammi
Lievito vanigliato 12 grammi
Scorza grattugiata di vari agrumi per 30 grammi
1 cucchiaino di grappa sarda Abba Ardenti (che ho cambiato con l’acquavite di albicocca Roner)
Sale 6 grammi
Zafferano in polvere 8 grammi
Olio di arachidi per friggere
Miele, zucchero semolato o a velo per guarnire.

Procedimento
Lavorare la ricotta in una ciotola capiente con lo zucchero semolato fino a ottenere una consistenza bella cremosa. Aggiungere le uova e mescolare fino a quando non vengono ben assorbite.
Aggiungere la scorza degli agrumi grattugiata, lo zafferano in polvere, la grappa (se volete seguire il mio consiglio l’acquavite di albicocche) e continuare a girare.
Alternare la farina e il latte, una volta terminati, aggiungere il sale e per ultimo il lievito. Lavorare l’impasto fino ad ottenere un composto uniforme. Intanto mettere l’olio a scaldare. Preparare delle palline con le mani inumidite di acqua tiepida o con l’aiuto di due cucchiai e immergerle nell’olio ben caldo, a 150-160°, fino a quando si sarà formata la crosticina.

Cuocendo noterete come prenderanno un bel colore rossiccio. Una volta tolte dall’olio metterle a scolare su carta assorbente per eliminare l’unto in eccesso e, ancora calde, passarle nella tipologia di zucchero che preferite, semolato o a velo, o fate cadere sopra, a filo, del miele.

Servite tiepide ma anche quando si raffredderanno risulteranno squisite rimanendo fragranti esternamente e dal cuore morbido.
Il distillato accompagna la profumata frittella in modo eccelso, le dà vigore con affini sensazioni dolci marcando l’aromaticità, l’alcool del sorso lascia la bocca pulita, abbinamento che rallegra le papille gustative, buon martedì grasso!

 

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Mi chiamo Emanuela, mi interesso del Mondo del cibo e del vino da sempre occupandomene a tutto tondo, dal punto di vista: - medico/scientifico: ho conseguito l’attestato all’abilitazione alla professione di dietista; - organolettico: sono sommelier classe 1993, maestra assaggiatrice onaf ed ho ottenuto l’attestato onav, umao, onas, aibes e iiac; - storico/goliardico: frequentando e visitando i luoghi del cibo, parlando con i protagonisti con chi produce, chi elabora, chi propone; - di divulgazione di “esperienze”: sono coautrice del libro “Le parole del formaggio - glossario enciclopedico per appassionati e curiosi”, collaborando con varie testate e blog: vino da bere, il talento di Roma (nel presente), scatti di gusto, aromarte, newsletter di avis e del circolo del tennis (nel passato), partecipando alle degustazioni per diverse guide con protagonista il vino, l’olio evo e il formaggio e facendo parte del panel di assaggio dell’ex “INRAN”; - lavorativo: ho lavorato, e lavoro, nel dinamico ambiente della ristorazione romana. Ho avuto modo di ricoprire diversi ruoli, incarichi e mansioni, esperienze che mi hanno permesso di conoscere l’andamento e lo svolgimento dello stesso direttamente sul campo.

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