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Cantine Faralli, la “Cortona” che non ti aspetti

Bad boys come amo chiamarli, Juri ed Andrea Faralli so “de Cortona” (ma solo all’anagrafe).

Juri ed Andrea Faralli

Il loro vino esprime eterogeneità, valorizzando non tanto una DOC, quanto piuttosto ciò che il territorio sa donare ai suoi frutti.
Ben tre generazioni di vigneron, prima come mezzadri, nelle terre appartenute una volta al Seminario Vagnotti, il cui ricordo viene custodito da una piccola campana proprio sopra l’edificio aziendale; poi come coloni del Podere Poggio Martino Maggiore.
Ora sono i legittimi proprietari di ben 9 ettari di vigneti poggiati su una delle colline più belle del Comprensorio, distante solo un chilometro dal confine dell’areale di Montepulciano ed in mezzo a tanti produttori innovativi tra i quali il neo-presidente Stefano Amerighi.

La terra bassa e argillosa

La terra è sempre stata bassa per loro, bassa e argillosa dei colori del maggese dai declivi dolci scintillanti. Biologici da sempre (anche se non ancora certificati) con piccole produzioni che hanno preso l’avvio ufficiale nel 2004.
Mentre passeggio tra i filari noto un antico sorbo morente, lasciato lì a guardia delle piante ed utilizzato probabilmente in passato come sostegno della vite secondo la tecnica “maritata” di origine etrusca. Un simbolo della Natura del passato, adottato dai giovani fratelli sulle proprie etichette come loro marchio di fabbrica.
Anche le vinificazioni richiamano ad un vago senso di antico, di romantico, nel recupero di vasi di cemento, anfore di terracotta, legni grandi e piccoli tank inox per fermentazioni parcellizzate.
Due cose colpiscono in particolare (che approfondiremo negli assaggi di giornata): un Metodo Classico da 36 mesi sur lie Chardonnay in purezza, su appezzamenti con grappoli maturati a due metri di altezza, nonché l’attaccamento affettivo per il Merlot ormai quasi scomparso da questi luoghi. Perchè Cortona non deve essere necessariamente sinonimo di “Syrah”…

I vini:
VERMENTINO 2018 IGT TOSCANA: in purezza, parte balsamico con scorza di cedro e note minerali nel finale. E’ ancora in cerca di un perfetto equilibrio, che solo il riposo in bottiglia può offrire. Più scattante e panciuta la 2017. Entrambi sapidi al gusto.
– “90 10” DOC CORTONA 2015: sono le percentuali rispettivamente di Sangiovese e Merlot, utilizzate in un vino dalla magnifica beva, frutto di essenze di rabarbaro, china, prugna in cottura, chiodo di garofano e viola mammola. Sorso lungo al sapor di bergamotto e pesca gialla con sentori boisè dai 12 mesi di barrique usate. Sangiovese a regola d’arte, ci ricorda che i confini a volte sono più nella nostra mente che sulle cartine geografiche.
– “SORBO” 2015 IGT TOSCANA: il blend fifty-fifty tra Sangiovese e Merlot. Anche qui legni vecchi, si avverte il Golem particolarmente fruttato dell’uva francese. Lievemente corto, resta nella media di categoria.
MERLOT 2015 DOC CORTONA: 100% Merlot denota freschezza e potenza allo stesso tempo. Un tocco ancora vegetale, congiunto a ribes rossi e fragoline di bosco. Al palato è un trionfo di agrumi e pot-pourri di fiori rossi (gerani, rose, peonie), con chiusura aromatica su more di gelso e prugne acerbe. Carnaceo. Ancora in divenire, esposto a Sud su terreni tufacei merita serenamente i 90 punti.
FARALLI METODO CLASSICO BRUT: il capolavoro di cantina. Produzioni di solo 10 quintali per ettaro, poco più di mille bottiglie annue, spumantizzate a Mantova in maniera a dir poco perfetta. E’ una goduria dei sensi, ipnotizzati da albicocche mature, nocciola, burro fuso e ananas. Eterno e delicato da 95/100. Davvero la Cortona che non ti aspetti.

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Scritto da

Luca Matarazzo Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale

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