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Ca’ del bosco: prestige revolution

Metterci la testa: pensare, programmare, decidere, perché senza non si fa vino, non si fa brand, non si costruisce un’azienda pilota d’un territorio e capace di reinventarsi ciclicamente un ruolo di avanguardia ed eccellenza palesi. Poi, metterci il cuore: pensando che i valori etici (sostenibilità, giusto premio al valore del lavoro, salubrità della fetta d’ambiente “praticato” e del prodotto ricavato) alla fine diano un doppio dividendo, quello sociale e generale e quello di “valore aggiunto” che ormai il consumatore più sensibile riconosce a chi può raccontare (e dimostrare) buone pratiche.

E infine, metterci la faccia. Che – tornando “a casa”, cioè a parlare di vino – può significare anche, spesso, metterci un numero.

È quello che ha deciso di fare Ca’ del Bosco – e il suo stratega e pilota di sempre, Maurizio Zanella – per la Cuvée Prestige.

Numerandone le edizioni a partire da quella (in corso di lancio e diffusione) che sarebbe, ed è ora anche in etichetta, la numero 42 della serie.
In più, una volta iniziato a contare in avanti, e forte della doverosa “memoria” stoccata in cantina che una casa come quella di Erbusco non può non avere, ecco la numerazione balzare anche a ritroso. Con un manipolo di Prestige sboccate dopo almeno dieci anni sui lieviti e battezzate RS (Recentemente Sboccate). Con un primo florilegio che annovera e propone questa inedita formula attraverso le edizioni ora numerabili come 30, 31, 32, 33, 34.


Le quali (con diverso “peso” di presenza legato alla produzione base, e dunque alla disponibilità effettiva di ogni edizione, e con dentro stavolta tre bottiglie della n. 34, tre della 33 e una ciascuna per le altre) saranno “collazionate” in un cofanetto destinato alla clientela più fedele e sensibile.

Il costo indicato per il lotto di 9 bottiglie è tra i 650 e i 700 euro. Il futuro invece prevede ogni anno un cofanetto tris per la nuova, ventura RS e l’estensione della numerazione anche alla versione Rosé della Prestige, che debutterà con l’edizione 43. Tutte le bottiglie così identificate saranno corredate di QR Code che ne assicurerà la tracciabilità di contenuti e origini in modo esaustivo.
Un passo – val la pena di ricordarlo – che solo pochissimi altri grandi nel mondo ormai fluviale dei rifermentati in bottiglia con il metodo che è classico da noi (e champenoise varcate le Alpi) hanno prima di Ca’ del Bosco deciso di compiere.
La Prestige – utlie rammentarlo – è un assemblaggio non millesimato, mosaico di vigne e parcelle, ma avente per pilastro lo Chardonnay (quattro quinti almeno dell’uvaggio completato da Pinot Bianco e Pinot Nero) di una singola vendemmia (per il 70% circa in media, con variazioni lievi dipendenti dall’annata).

Da qui la forte “identificabilità” temporale del percorso, ampiamente marcante, pur se parzialmente temperata dall’apporto dei vini di riserva, gestiti (loro soli) in legno.

Ed ecco allora la Prestige 42, fresca di battesimo e prima volta col suo numero, 25 mesi circa sui lieviti, e poggiata sulla ostica e tutt’altro che lineare vendemmia 2017. Climaticamente difficile, partita in condizioni estreme, ridotta nelle rese finali, stupisce per risultato: brillante, teso, ma poi allargato su note golose di albicocca e finale leggermente metallico (con ricordi di limone dolce e clementina) che riporta con fedeltà alle stimmate del millesimo dominante. Come dev’essere del resto, per un’edizione comunque “fissata” nel suo tempo.

La prima delle RS selezionate e presentate all’assaggio in verticale che ha fatto da lancio per le novità è la 34: annata base, la 2009. Facile cominciare a far di conto sulla durata dei pit stop in cantina. Facile anche apprezzare una freschezza d’agrume netta, ampliata presto da sentori più cremosi ma sempre marcati da limone ed erbe officinali; il finale è balsamico, un filo piccante , con la sorpresa ravvivante di una lieve ma preziosa nota salina. Vino da molte cose; curry e curcuma, e crostacei “esotici”, ad esempio.
Il 33 poggia sull’esaustivo, robusto, completo (memorabile davvero in zona) 2008: e dunque miele e frutta subito a confermare la ricchezza di una tessitura che in bocca si ape su note burrose, di cera d’api, condite a dovere dalla mela varietale e da un agrume giallo, generoso e maturo
Importante, ma totalmente differente (e che bene che lo sia!) la RS 32, base 2007. Mela, ma di altro colore, e sale; note esotiche di sfondo, finale composto di arancia bionda che riporta sì, ma con volumi e tensioni diverse, al comun denominatore con la precedente
Svolta secca sulla RS 31, base 2006. Melone e spezie ne segnano olfattivamente il debutto, poi il vino si svela ampio, smussato, ma non stucchevole. Anzi: sale e ancora spezia “svegliano” con successo la fruttuosità accogliente al palato.
Ultimo assaggio, e ultima bella prova con la Prestige RS 30, base 2005.
Ricca, tenace, vibrante e insieme sufficientemente piena, sfida il tempo con note di frutta gialla, oltre la mela, ed eleganti nuance di pepe bianco e candito d’agrume. Insieme con l’attesa 33/08 e l’elegante, sinuosa 32/07 forse la più bella (perché più sorprendente) prova del lotto.
Raccontato per intero nella genesi e nello sviluppo (dall’esordio dei cicli vegetativi alla… giornata-vetrina consumata nel paradiso pugliese di Borgo Egnazia, sogno salentino per vacanze sans souci) da Sefano Capelli, enologo pilastro della casa; e quanto invece a intenti, contenuti, progetti, programmi, impegni (ecologico, comportamentale, di comunicazione e di trasparenza) in un manifesto – sorta di “contratto sociale” stipulato con territorio di pertinenza, consumatori finali e “raccontatori” e valutatori critici dei prodotti – dalla “new generation”, le ragazze e ragazzi super smart al lavoro in azienda chiamati prima a riattualizzarne le linee guida, poi a riassumerle in key words, e infine a presentarne i risultati in pubblico. Back to the future, insomma. E già ben prima della bottiglia…
Ps: quasi ciliegina sulla già significativa torta, è giunto il premio alla carriera assegnato da Slow Wine, braccio enoico di Slow Food, a Maurizio Zanella. Un segno di quanto strade in partenza non collidenti, ma certo non così convergenti, di concezione, pratica e percorsi nell’agricoltura specializzata e finalizzata alla produzione vinicola si siano concretamente, ampiamente e intelligentemente accostate in un tempo che, con cambiamenti già drammatici in corso e alea di altri ancor più forti, richiede a tutti gli attori consapevoli impegno solido, serio, concreto, e marcia compatta nella giusta direzione.

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