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BEVIAMOCI SUD 2020 – I GRANDI ROSSI DEL MERIDIONE IN PASSERELLA NELLA CAPITALE CON QUALCHE PIACEVOLE INTRUSO

Potremmo definire Beviamoci Sud, organizzato da Riserva Grande, Luciano Pignataro ed Andrea Petrini, ed andato in scena al Radisson Blu Hotel di Roma il 1 e il 2 febbraio, un vero e proprio festival dei grandi rossi del Mezzogiorno d’Italia. E proprio come ogni festival che si rispetti, Beviamoci Sud, accanto ai protagonisti annunciati, (in questo caso i vini da uve a bacca rossa provenienti dai terroirs più vocati del meridione), non sono mancati piacevoli ospiti “in bianco” che hanno arricchito piacevolmente una manifestazione di grande interesse e di promozione culturale di areali enologici d’eccellenza.
Oltre duecento le etichette in degustazione delle realtà vitivinicole regionali tra le più rappresentative (Basilicata, Campania, Lazio, Molise, Puglia, Calabria e Sicilia le regioni rappresentate all’evento) che hanno consentito ai visitatori ed appassionati di percorrere un viaggio sensoriale, geografico e storico nel nostro Meridione (solo il Lazio ha rappresentato una eccezione geografica), apprezzando vini forgiati dal sole e “plasmati” da suoli vulcanici. Dall’Aglianico al Primitivo, non trascurando qualche vitigno autoctono “minore”, espressione di un panorama ricchissimo e frammentato, ma di per sé unico.
Questi i nostri assaggi più interessanti partendo dagli intrusi “in bianco”:

Gianluigi Addimanda e Aciniell’ 2017

Campania bianco IGP Aciniell’ 2017 – Fratelli Addimanda, Taurasi (AV)
Ottenuto dall’autoctono Roviello Bianco in purezza, conosciuto dai vignaioli locali con il termine di “Grecomusc”, Aciniell’ (in dialetto locale piccolo acino), proviene da ceppi di viti secolari franchi di piede (quasi del tutto estinti) che l’azienda ha reimpiantato partendo proprio dalle viti madre (patriarchi). Intenso e complesso al naso con una netta percezione minerale seguita da accenni floreali e sentori fruttati. In bocca è intrigante la progressione acido sapida che rende il sorso scorrevole e invitante. Buona la persistenza in un finale che invita al riassaggio.

Fiano IGP Oi Nì 2016 – Tenuta Scuotto

Campania Fiano IGP Oi Nì 2016 – Tenuta Scuotto, Lapìo (AV)
Inconfondibile lo stile, sorprendente l’interpretazione per l’annata 2016 di questo Fiano di Lapìo di cui abbiamo già parlato su questa testata (link). Al naso regala eleganti profumi floreali, fruttati, note fumé in una cornice di vivida mineralità. Il sorso è pieno, appagante e avvolgente. Davvero lunga la persistenza. Gran carattere ed eleganza.

Alessandro Viola e Moscato Passito di Saracena IGP 2016

Calabria Moscato Passito di Saracena IGP 2016 – Cantine Viola,Saracena (CS)
Ottenuto da uve Guarnaccia 50% e Malvasia 50% questo Moscato, prodotto solo nell’areale di Saracena, è ottenuto con un procedimento antichissimo che prevede la concentrazione del mosto, per aumentare il tenore zuccherino, a cui vengono aggiunti gli acini del moscatello disidratati e schiacciati manualmente.
Il naso sprigiona una complessità di profumi dall’intensa percezione. Albicocca disidratata, arancia candita, miele, frutta secca, richiami iodati, accenni vegetali. In bocca la vibrante freschezza equilibra la percezione zuccherina regalando un sorso scorrevole e invitante. Lunghissimo il finale.

Aglianico del Vulture DOCG 2015 – D’Angelo

Aglianico del Vulture DOCG 2015 – D’Angelo, Rionero in Vulture (PZ)

Aglianico del Vulture in purezza, affinato 18 mesi in botti grandi. Il naso è deliziosamente fruttato (frutti di bosco, ciliegia, lampone), balsamico con richiami minerali e note di spezie dolci. Fresco al gusto, evidenzia una trama tannica ben presente ma ben integrata. Finale lungo su note sapide.

Erminia D’Angelo e Aglianico 2015 vendemmia tardiva

Interessante, dalla stessa azienda, l’assaggio dell’Aglianico 2015 vendemmia tardiva, ottenuto da uve surmature, raccolte nella seconda decade di novembre, provenienti dal vigneto più vecchio di circa 70 anni. Frutta matura in confettura al naso e accenni speziati aprono ad un sorso pieno, ricco, morbido, invitante. Non filtrato.

Paolo Verrone e Paestum Aglianico IGP 2009

Paestum Aglianico IGP 2009 – Azienda Agricola Verrone Viticoltori, Agropoli (SA) località Cannetiello
Superbo ed elegante Aglianico in purezza che sorprende per la sua dimostrata giovinezza, nonostante qualche annetto sulle spalle, ottenuto da vigne che affondano le loro radici in un terreno composto da flysch cilentano, argilloso e calcareo.
Basta avvicinare il calice al naso per apprezzarne la complessità olfattiva cadenzata in note di frutti rossi, accenni floreali e poi sentori speziati, affumicati, balsamici e mentolati. In bocca è avvolgente e verticale allo stesso tempo, con grande corpo e tannini vigorosi, ma perfettamente integrati. Sapido il finale dall’interminabile persistenza.

Salento IGT Susumaniello 2018 Pietra – Menhir

Salento IGT Susumaniello 2018 Pietra – Menhir, Bagnolo del Salento (Le).
100% Susumaniello, un vitigno di probabili origini dalmate che deve il nome alla sua caratteristica di essere particolarmente produttivo in età giovanile, tanto da “caricarsi come un asino”. Ottenuto da vigne impiantate su strati di roccia calcarea delimitate dai tipici muretti a secco, al naso denota sentori di ribes, mirtilli, accenni speziati, toni balsamici. L’attacco gustativo è caldo, morbido, con una buona freschezza a sostenere una beva intrigante. Tannino integrato. Piacevole il finale.

Mario Gregorio Az. Colli di Castelfranci – Alta Valle Taurasi Riserva DOCG 2007

Alta Valle Taurasi Riserva DOCG 2007 Colli di Castelfranci,  Castelfranci (AV)
Di Colli di Castelfranci e dei loro vini abbiamo già scritto (link). Dai nostri assaggi mancava proprio la Riserva di Taurasi. Complesso e intrigante al naso. Note balsamiche, frutta rossa in confettura, poi tabacco, cuoio, caffè. Sorso imperioso, ricco, caldo, dal tannino vigoroso e perfettamente integrato. Lunghissima la persistenza. Superbo.

Taurasi 2014 – Macchie Santa Maria, Montemiletto (AV)

Un’interpretazione magistrale di un’annata fredda con tannini di grande qualità, succosità, freschezza, sapidità, sorso dinamico ed avvolgente ed un lungo finale speziato. Molto convincenti risultano anche tutti gli altri vini presentati in degustazione, con la Riserva che promette molto bene e che necessiterà di un adeguato tempo di affinamento.

 

Cirò Rosè 2018 – Cataldo Calabretta, Cirò Marina (KR).

È l’ennesima dimostrazione di ciò che Vinodabere sostiene da tempo, e cioè che si possono realizzare dei grandissimi rosati, di carattere e rappresentativi dei territori non seguendo modelli d’oltralpe, ma realizzando vini non timidi dal punto di vista del colore e dei polifenoli in generale.

Cirò Rosso Classico Superiore 2016 –  Cataldo Calabretta, Cirò Marina (KR)

I ragazzi della Cirò Revolution, detti anche Cirò boys, hanno fatto un grande lavoro sulla qualità e sulla tipicità dei loro vini. Ancora una volta il carattere ed il terroir sono al centro della degustazione con sensazioni minerali e fumé, un sorso sapido e succoso ed un meraviglioso finale su ricordi speziati e di macchia mediterranea.

Cirò Rosso Classico Superiore 2016 – ‘A Vita, Cirò Marina (KR)

Un’altra interpretazione magistrale di Gaglioppo del capofila del movimento della Cirò Revolution Francesco De Franco. Eleganza, finezza del tannino, succosità, sapidità, avvolgenza e struttura sono al centro dell’assaggio, seguite da sensazioni speziate e da una bellissima chiusura su ricordi di frutti rossi e agrumi.

Foto tratta da un nostro articolo sull’azienda

 

Tintilia del Molise Rosato Dop Collequinto 2018 – Claudio Cipressi, San Felice del Molise (CB)

Un’altro grando esempio di rosato dal grande carattere e personalità. Lo descriviamo attraverso le parloe di Gianmarco Nulli Gennari in suo articolo, riguardante i vini di Claudio Cipressi, su Vinodabere (link):

“Profumi che ricordano un rosso, fragola e macchia, erbette aromatiche, frutta secca, cenere spenta, torba, ciliegia. Bocca scorrevole e gustosa con scia minerale e un bel finale fresco di arancia. Buona lunghezza e anche discreta struttura, ricorda vagamente il Cerasuolo d’Abruzzo.”

Foto tratta da un nostro articolo sull’azienda

Molise Rosso Riserva DOC Don Luigi 2013 – Di Majo Norante

Abbiamo scritto già di quest’azienda molisana (link), che ha avuto il merito di far conoscere il vino molisano nel mondo.

La Riserva Don Luigi 2013 viene realizzata da Montepulciano con una piccola percentuale di Aglianico e costituisce l’etichetta aziendale più rappresentativa, affinata 18 mesi in barrique e 6 mesi in bottiglia. Al naso regala complessità ed eleganza. Frutta rossa matura, prugna, ribes, richiami speziati e poi sottobosco, tabacco e note boisé. Pieno, corposo e avvolgente al gusto con la struttura alcolico-glicerica equilibrata da freschezza e sapidità e con tannini ben integrati. Lungo il finale con piacevoli richiami fruttati.

 

“Il vino è uno dei maggiori segni di civiltà nel mondo.” In queste parole la condivisione di una nostra passione e la voglia di comunicarla. Salvatore Del Vasto, laureato in Giurisprudenza e da sempre appassionato di vino, diventa prima sommelier, poi frequenta il Bibenda Executive Wine Master di Fis e poi consegue il diploma di Master presso l’Università di Tor Vergata in “Cultura dell’alimentazione e delle tradizioni enogastronomiche”. Sabrina Signoretti, laureata in Scienze Politiche, coltiva la sua passione diventando sommelier del vino, assaggiatrice di oli di oliva vergini ed extra vergini e sommelier dell’olio extravergine di oliva dell’AISO. Una delle qualità nascoste, la spiccata attitudine per la fotografia.

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