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Badia a Coltibuono e la verticale del Sangioveto di Toscana

Il 19 Giugno 2018 presso la Libreria Settembrini, a Roma, la storica azienda chiantigiana Badia a Coltibuono con la presenza di Emanuela e Roberto Stucchi-Prinetti,  proprietari insieme al resto della famiglia dal 1846, ha presentato alla stampa la verticale del suo vino simbolo: il  Toscana IGT Sangioveto.

da Sx Emanuela e Roberto Stucchi-Prinetti

da Sx Emanuela e Roberto Stucchi-Prinetti

Un’azienda in conversione biologica, composta da 70 ettari di vigneto e 20 ettari di oliveto (da cui si ottiene una limitatissima produzione di olio di altissima qualità), dove si è scelto di conservare quella biodiversità che ha permesso alle piante di essere particolarmente resistenti agli attacchi di insetti e funghi.

Roberto Stucchi-Prinetti

Roberto Stucchi-Prinetti

Il Sangioveto del quale abbiamo avuto la possibilità di assaggiare diverse annate, il cui nome proviene da “San Zoveto“, appellativo che comunemente veniva dato in passato al vitigno Sangiovese, al quale la Cantina Badia Coltibuono ha deciso di rendere merito, riesce ad esprimersi in questi luoghi al meglio ed è prodotto soltanto nelle migliori annate e con un’accurata selezione dei grappoli in vigna.

Proveniente da vigne con oltre 45 anni di età, vuole essere un omaggio alla tradizione culturale toscana risalente al Medioevo. Il vino rimane sulle vinacce per circa 4 settimane, per poi maturare  per 12 mesi in barrique di rovere d’Allier, e subire successivamente  un affinamento in bottiglia.

Sangioveto

La verticale proposta ci porta indietro nel tempo fino al 2004. Purtroppo la bottiglia assaggiata di questa annata non è al massimo del suo splendore pur mantenendo ancora una nota di dolcezza molto interessante. Il salto nel tempo che ci porta all’anno 2006, ci mostra una visione completamente diversa, con un vino che pur improntato su note di spezia dolce esprime ancora tanta freschezza unita a tanta ricchezza. Con l’annata 2007 il Sangioveto dà il meglio di sè, note speziate e balsamiche si fondono a frutta rossa (ciliegia), dinamico, ricco, con un tannino vivo che si fa sentire senza mai essere invadente, per finire con note balsamiche e di lavanda. Nell’annata 2009 profumi  balsamici si contrappongono a note di pelle bagnata, con un finale speziato che non convince appieno. La 2011 ci appare fresca e ricca pur senza grandissimi spunti, mentre la 2013, quella attualmente in commercio ci mostra bene di che pasta è fatto questo vino con spezie e note balsamiche che si intervallano a profumi di ciliegia, lasciando spazio ad una beva dinamica dove un buon tannino anticipa un finale di mandorla amara molto intrigante.

Accanto a questa piccola verticale ci viene data la possibilità di assaggiare anche le ultime due annate del vino più importante dell’azienda Il Toscana Montebello IGT.

 Toscana Montebello IGT.

Nasce dall’unione, in parti uguali, di nove vitigni storici della Toscana: Mammolo, Ciliegiolo, Pugnitello, Colorino, Sanforte, Malvasia Nera, Canaiolo, Foglia Tonda, Sangiovese. Ciascun vitigno è vinificato ed invecchiato separatamente, in piccole botti, nella cantina posta nel cuore dei vigneti, prima dell’assemblaggio. Lieviti indigeni e fermentazioni naturali contribuiscono all’espressione della complessità ed all’integrazione armonica dei varietali. Un vino nato in “corso d’opera”. Assaggiando ogni varietà separatamente si è pensato che dalla loro unione non poteva che nascere un ottimo vino e così è stato.  L’annata 2013 appare più fresca delle due, dove tra note speziate e frutta rossa fa capolino il profumo di caffé. Dinamico ricco con un tannino in alcuni momenti “selvaggio” ma che sa farsi apprezzare con un finale di ciliegia molto persistente. La 2011 evidenzia la difficoltà dell’annata risultando meno dinamica rispetto alla precedente, ma comunque di buon livello.

Chianti Classico riserva 2013

Chianti Classico Riserva 2013

Per finire si è assaggiato il Chianti Classico Riserva 2013, una bellissima sorpresa dove un frutto croccante si accompagna a spezie dolci e note di violetta. Dinamico, ricco, con un finale di ciliegia interminabile.

Vin Santo del Chianti Classico 2010

Vin Santo del Chianti Classico 2010

Un’ulteriore menzione la merita il Vin Santo del Chianti Classico 2010, caratterizzato da una nota fumé bellissima che si accompagna per tutta la beva a sentori di miele e frutta secca. Bellissima la nota acida che lo sostiene sin dall’inizio per terminare con note di frutta secca e miele.

 

 

 

 

 

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Ha fondato Vinodabere nel 2014. Laureato in Economia e Commercio specializzazione mercati finanziari, si è dedicato negli ultimi dieci anni anima e corpo al mondo del vino. Vanta diverse esperienze nell'ambito enologico quali la collaborazione con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso (edizioni 2017 e 2018), e la collaborazione con la guida Slow Wine (edizioni 2015 e 2016). Assaggiatore internazionale di caffè ha partecipato a diversi corsi di analisi sensoriale del miele. Aver collaborato nella pasticceria di famiglia per un lunghissimo periodo gli garantisce una notevole professionalità in questo ambito.

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