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AMARCORD IN ROMAGNA: FATTORIA ZERBINA LO “SCACCO MATTO” DELL’ALBANA

Maria Cristina Geminiani sta all’Albana come l’acqua sta alla vita. Molto di più in verità: l’intera sottozona Marzeno dedicata al Sangiovese deve la sua nascita all’impegno infaticabile di una produttrice appassionata, che coltiva il suo sogno da quel periodo di studi a Bordeaux vissuto negli anni ’80. Già nonno Vincenzo aveva tracciato il solco ove porre le fondamenta del futuro successo di Fattoria Zerbina: era il 1966 e la Romagna del vino era quasi sconosciuta, costretta a muoversi nelle rigide maglie cooperative.

La parte bassa del podere viene da sempre riservata alle uve a bacca bianca, bisognose di caldo e di minori escursioni termiche. Qui albergano le vigne storiche allevate a pergoletta romagnola, che hanno fatto conoscere la varietà Albana nel mondo. Henry David Polacco responsabile commerciale ed autentico factotum aziendale mi accompagna in una bucolica passeggiata tra i filari, narrandomi delle continue ricerche agronomiche e sperimentazioni nate per elevare gli standard qualitativi. Dal lontano 1989 quando Luigi Veronelli in persona definì lo Scacco Matto il miglior passito d’Italia, la Geminiani non poteva adagiarsi sugli allori. Il clone principale utilizzato è quello Gentile di Bertinoro che ben si presta alla surmaturazione in pianta con conseguente attacco della Botrytis Cinerea. Tra i rossi il Sangiovese viene studiato in ogni minimo dettaglio, con una selezione massale fatta da 50 genotipi differenti presenti tra i 20 ettari vitati a spalliera ed alberello. Infine il recente progetto Monografia, una sorta di Grand Cru sempre da Sangiovese proveniente da un’unica vigna arroccata su un terrazzamento scosceso tra folti pini e specchi d’acqua luminosi.

La cantina di vinificazione ed affinamento non rinuncia ad abbandonare completamente il ricordo del passato. Le tecnologie servono, ma il vino richiede anche semplicità ed il minor intervento possibile della mano umana. I contenitori di legno vengono preferiti nella vinificazione in rosso, mentre per quella in bianco si utilizzano solo acciaio, cemento e persino damigiane di vetro, come per il raro Romagna Albana Passito Riserva AR prodotto soltanto in 6 occasioni dal lontano 1995.

Il tempo stringe e dobbiamo procedere con gli assaggi delle etichette presenti nella cospicua linea produttiva, creata appositamente per catturare l’attenzione dei numerosi mercati di riferimento. Lo facciamo dando l’importanza che merita il progetto Albana, declinato in varie tipologie tutte estremamente interessanti e cominciando dalla versione più giovane, prima annata targata 2008.

Romagna Albana Secco Bianco di Ceparano 2020

Il colle ove spicca la Torre di Ceparano è un’oasi di rara bellezza. A farla da padrona, rispetto ai terreni argillosi ad esso dirimpettai, è la matrice ricca di spungone. Questa sostanza calcarea porosa, piena di fossili ancestrali del mare preistorico è il sedimento perfetto per la vite. Ad esso le radici si aggrappano, scavano ed assorbono nutrimenti e minerali, riversando eleganza, profondità e sapidità nei vini prodotti. Un’Albana di partenza gustosa, con un tocco di erbe mediterranee, fiori di gelsomino e mandorla dolce che virano in bocca su essenze agrumate e mielose. Solo mosto fiore al quale si aggiunge dalla 2016 una percentuale variabile dal 3 al 5% di uve botritizzate, mantenendo un lieve residuo zuccherino di 4,0 grammi/litro. Da manuale.

IGT Ravenna Bianco Tergeno 2020

Volutamente IGT, nato per stravolgere gli schemi tradizionali rivisitando antiche metodologie in chiave moderna. Il Tres-Genos come veniva chiamato in partenza era un blend a base di Traminer, Sauvignon Blanc e Chardonnay, divenuto attualmente Albana in purezza. Cresce la consistenza di uve muffate, che rasenta il 40%. Lo si può definire abboccato con i suoi 22 grammi/litro di residuo per nulla stancanti al gusto. Note vivaci di arancia tarocca, ciliegia e guarrigue, si presta idealmente all’abbinamento con crostacei o salse speziate, curry incluso.

Romagna Sangiovese Superiore Riserva Torre di Ceparano 2016

Una breve digressione nel mondo Sangiovese con questo autentico gioiello figlio di una annata generosa quanto memorabile. Macerazione pellicolare per 16 giorni e successivo affinamento in barrique tra gli 8 ed i 9 mesi. Null’altro. Uno spettacolo di materia che oscilla come un tagadà tra amarene mature e pepe nero in grani.

Il Pietramora 2016 Romagna Sangiovese Superiore “Marzeno” è frutto delle selezioni clonali sopra citate. Le macerazioni si allungano ad oltre 4 settimane coinvolgendo maggiormente il tannino a ruolo di protagonista. Piccolo saldo dato dalla varietà autoctona Ancellotta. Promette bene ma necessità di riposo per smussare le sue potenze irsute.

“Monografia/1” 2016 (particella 32):

Cambia la particella e cambia la morfologia del terreno, questa volta di tipo alluvionale. Nell’anno tremendo del primo lockdown si optò per un insolito esperimento: creare 6 differenti monografie in solo 660 bottiglie numerate per esaltare persino i singoli filari dello stesso appezzamento. Ne vedremo delle belle tra 4 anni; per intanto la prima annata è espressiva ed entusiasmante. Arancia sanguinella condita da mineralità quasi tagliente. Teso e lunghissimo.

Arrocco 2019 Romagna Albana Passito

Abbiamo tenuto i fuochi di artificio per le fasi finali. Metà delle uve fatte appassire in cassette di legno e l’altra metà sottoposte all’attacco della muffa nobile. Grande polpa succosa di albicocca, pesca melba con nuance da nocciola tostata. Pieno e potente come ogni 2019 che si rispetti.

Scacco Matto 2016 Romagna Albana Passito

Eccolo il mito! Assaggiato in occasione del cinquantesimo della Fattoria, con la 2017 festeggerà, invece, i 30 dalla prima bottiglia. Un successo dietro l’altro come le eterne 2001 e 2006 ancora palpitanti. La botrite (nobile) in questa parte della Romagna si è subito integrata sviluppando nel vino dei sentori unici, con un tocco di affumicatura, emazie e persino cipolla caramellata. Zafferano, albicocca disidratata e rosa canina giungono in seguito a far da cornice ad un quadro di assoluto valore.

AR 2014 Romagna Albana Passito Riserva

Il mio terzo 100/100 da quando scrivo è influenzato da vari fattori. Non soltanto dalla perfezione gusto-olfattiva richiamante le godurie del palato date dagli assaggi di alcuni eccellenti Trockenbeernauslese (TBA) teutonici; lo stupore maggiore lo ravviso soprattutto nel racconto di come venga prodotto tale nettare divino. La raccolta dei grappoli avviene in pieno inverno ben oltre i primi di novembre, quando la botrite (nobile) ha prosciugato totalmente l’acino dall’acqua, concentrandone al massimo la sostanza zuccherina. Il torchio utilizzato per la pressatura è ancora a mano sia per la scarsità di prodotto, sia per la precisione richiesta nelle estrazioni. Un giro di vite ogni 2 ore per un massimo di 24 ore; il concentrato che ne deriva viene filtrato da una semplice pezza di lino ed introdotto in piccole damigiane di vetro. La 2014 è stata perfetta per l’Albana, più fresca e meno pomposa e tannica di altre.

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Scritto da

Luca Matarazzo Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale

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