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Amarcord in Romagna: Cantina San Biagio Vecchio e la vocazione del territorio di Oriolo dei Fichi

In fatto di vocazione Andrea Balducci e Lucia Ziniti di Cantina San Biagio Vecchio non sono secondi a nessuno. Andrea, folgorato sulla via di Damasco dall’amore per il vino e Lucia..pure, con il plusvalore dell’esperienza nell’accoglienza turistica. Entrambi vocati a condividere anche un percorso di vita da giovane coppia innamorata. E il territorio di Oriolo dei Fichi non distante da Faenza (RA) che ruolo avrebbe nell’intera vicenda? Semplice: è uno dei luoghi maggiormente vocati alla coltivazione della vite, fin dal ‘700. Il suo nome leggendario e l’antica e maestosa torre riecheggiano nei tralci dell’Albana così come in quelli del Sangiovese e del Centesimino, rude e rosso compare di merende romagnolo scoperto per caso da Pietro Pianori nel Podere Terbato.

Nella vita di Andrea ricorre anche un numero magico. Cinque infatti sono le persone fondamentali nella realizzazione di un sogno folle quanto irresistibile. La prima è nonno Alfredo, che aveva seguito anni addietro il Podere della Marotta a Riolo Terme. La seconda, senza dubbio, zio Giorgio abile commerciante di vini che sprona il nipote a rivolgersi a Don Antonio Baldassari (terzo elemento) per chiederne la gestione dei vigneti della Curia. Il penultimo esponente del “gruppo dei cinque” è il contadino Mario detto Lumè, fiduciario del parroco, che trasmette arte e mestiere al giovane vigneron. Last but not least c’è proprio Lucia, con la tipica cadenza autoctona che ti fa sentire subito a casa, supporto chiave nel dare forma e colore al brand.

La terra è gialla, sabbiosa, i contadini la chiamano “marzana” per quel carattere bolloso memoria dell’ex delta del fiume preistorico. Per troppo tempo un terreno così vivo è stato sottratto al godimento delle piante per diventare materiale di costruzione stradale. Fortunatamente si è poi capito l’importanza del conservare intatti questi luoghi magici, dalle esposizioni favorevoli dei dolci declivi. Pochissime cantine che resistono alle difficoltà quotidiane con una comunicazione commerciale piuttosto fai da te, non esprimente al meglio la giusta conoscenza della qualità dei loro vini.

La colorazione intensa delle bucce in fase di fermentazione

Parlando proprio di quest’ultimi, Andrea ha seguito la rigorosa via del rispetto per ciò che è naturale, con una concezione basata sul sacrificio in vigna e conseguente minor intervento in vasca. Si utilizzano contenitori sia di acciaio che di cemento, favorendo fermentazioni spontanee e maggiori tempi di sosta delle bucce a contatto con il mosto. L’idea è quella di trovare la quadra perfetta tra estrazioni polifenoliche (di cui anche la bianca Albana è dotata), prontezza di beva ed eleganza. Compito arduo, i vini rispecchiano il carattere degli abitanti di tale meravigliosa regione: un po’ scorbutici e grandi allegroni al contempo. Con la calma necessaria ne impari i pregi ed i difetti notando che il piatto della bilancia pende sempre verso la sana genuinità, condita da un pizzico di potenziale evolutivo che scalda il cuore.

Cacciabruco 2020

Nato da un omaggio ad una filastrocca per bambini è un perfetto blend tra Trebbiano ed Albana. Espressioni terragne e floreali, di giallo vestite e dalla scia minerale. Il Trebbiano si fa sentire pieno al gusto, con un mix tra frutta a polpa bianca ed erbe mediterranee. C’è persino un accenno intrigante di fragolina selvatica in chiusura.

Sabbia Gialla 2020

È il vino delle grandi occasioni. Spettacolare nelle vecchie annate che regalano doti di cremosità e cera d’api canoniche dell’Albana in purezza. In giovinezza viene portato agli estremi verso sponde tropicali di ananas, mango e pesca sciroppata. L’acidità vibra al sorso tal quale una spezia bianca dal sapor di pepe e macis. Una piccola percentuale delle uve subisce l’attacco della muffa nobile con gli immancabili sentori di frutta secca. Ideato nel 2009 per prendere il posto dell’Innato, il primo vino di Andrea.

“Montetarbato” Centesimino 2018

L’aspetto rustico e fenolico tende a primo impatto a lasciare perplesso chi lo assaggia. Fortunatamente il dubbio dura poco, avanza l’immediata curiosità per dei sentori difficilmente ravvisabili in altre tipologie. Ribes neri, corbezzolo, mirtilli ed alloro, seguiti in chiusura da richiami di liquirizia, chiodi di garofano e note idrocarburiche.

Provare..per credere!

 

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Scritto da

Luca Matarazzo Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale

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