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Sul Lago di Garda c’è il Consorzio che festeggia cento anni custodendo uno dei rossi più contemporanei d’Italia

Un secolo di vita per il Consorzio per la Tutela del Vino Bardolino D.O.C. che ricomprende, al suo interno, le tipologie Chiaretto e Bardolino. Un segno dei tempi per una denominazione, nata nel 1968, che vive fasi alterne complice le confinanti Custoza e Lugana, quest’ultima brava a intercettare un segmento di mercato tra i bianchi meglio apprezzati dal consumatore.

In realtà ci sarebbe da considerare anche la mancanza o scarsa adesione dei ristoratori locali a proporre un adeguato ventaglio di scelta dei prodotti in carta, ma questo è compito di relazioni proficue che andrebbero incentivate anzitutto a livello istituzionale. Fabio Dei Micheli presidente del Consorzio e egli stesso produttore, resta comunque ottimista osservando il lavoro svolto negli ultimi 4 anni per recuperare terreno e posizioni. Qualche perplessità per il Chiaretto di Bardolino che, seppure apprezzato da molti in particolare all’estero, dimostra qualche pecca sul punto di vista del carattere e della complessità finale.

Degna di nota, invece, la valutazione degli assaggi del Bardolino Doc rosso specialmente nella versione annata quando l’intervento del legno è pressoché scarso o nullo. Un vino contemporaneo, dal corretto rapporto qualità-prezzo e che ammicca anche alle nuove generazioni, forse stanche di concentrazione sia nel calice che nel capire la genesi di ciò che bevono.

Lo scollamento tra narrazione e vendita che è solo una parte del problema attuale fatto in primis di un’eccessiva e sopravvalutata offerta. D’altro canto già sul finire del 1800 lo storico e letterato Giuseppe Solitro valutava il rosso di queste terre come in grado di competere “con i migliori della penisola”, servito negli alberghi svizzeri come Beaujolais.

Nel Novecento la sua popolarità cresce rapidamente, e il Bardolino si afferma proprio come “vino tipico”, premiato negli anni ‘20 alla Mostra Campionaria Vini Veronesi di Verona. I numeri parlano di una superficie vitata di 2.400 ettari – di cui 1.000 dedicati al Chiaretto -, mentre l’annata 2026 esprime una produzione da circa 20 milioni di bottiglie equamente suddivise tra le Dop Bardolino e Chiaretto. La varietà d’uva principale su cui ogni cantina decide il proprio stile e la Corvina, dai colori tenui dopo la vinificazione e sentori mediterranei e speziati.

Sulle percentuali si gioca il futuro dell’areale, meglio rappresentative quando ci si avvicina alla soglia limite del 95%, meno interessanti in blend stereotipati copia conforme solo per un gusto internazionale. Ancora intrise di un alone di mistero le tre sottozone Monte Baldo, La Rocca e Sommacampagna, novità da rivalutare negli anni avvenire si spera con un’adeguata massa critica in degustazione. Bella la sinergia, infine, con l’artista Marco Lodola, autore tra l’altro di alcune copertine del complesso musicale degli 883 e che ha realizzato un totem neorealista per i festeggiamenti del centenario.

Alcuni assaggi degni di menzione effettuati durante il tour riservato alla stampa durato 3 giorni, comprendono le cantine Marchesini Winery, Le Tende, Poggio delle Grazie e Raval, straordinari per succosità e trame officinali ben gestite da un tannino sottile e una bassa rilevanza alcolica. Se il futuro guarda anche al passato, per citare le parole del presidente Dei Micheli, il presente ha gettato le basi per fungere da trait d’union generazionale.

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Scritto da

Luca Matarazzo Giornalista- Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania.. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021 e del Master sull'Albana di Romagna 2022, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale.

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