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PICCOLI, PICCOLISSIMI A VINITALY 2026 

Vinitaly non è solo la scintillante vetrina di cantine blasonate o la grande piazza di scambi commerciali tra buyers e produttori di vino. Rappresenta anche l’occasione per molti piccoli e piccolissimi produttori di farsi strada in punta di piedi e presentare i propri progetti.

Durante l’ultima edizione, abbiamo avuto occasione di conoscere due micro realtà all’interno di due denominazioni che, nel panorama dei bianchi italiani, rappresentano consolidati capisaldi del concetto di evoluzione e longevità.

FIANO DI AVELLINO DOCG: ANGELO SILANO E LA MICROZONAZIONE DI LAPÌO

Padiglione Campania, Consorzio Irpinia: Angelo Silano con Rosy, sua moglie, presenta la prima annata di un progetto di studio e microzonazione delle proprie vigne in Lapìo, già considerata una delle zone chiave della produzione del Fiano di Avellino.

Agronomo ed enologo, dopo un trascorso in Veneto e in Francia, Angelo fa ritorno nella sua terra d’origine e a partire dal 2010 inizia a vinificare dalle vigne appartenute a suo nonno. Luoghi del cuore che sin da bambino gli fanno desiderare di intraprendere la strada del mondo della viticoltura e continuare il lavoro del nonno, con il supporto di studio e tecniche moderne. Oggi Angelo e Rosy producono appena tredicimila bottiglie, nonostante possano contare su diciassette ettari, di cui solo sei a vigna, il resto boschivo.

“La biodiversità è un elemento fondamentale all’interno del processo agronomico”, ci spiega Angelo, “lasciamo spazio tra i filari a prati di mellifere, e manteniamo intatto il patrimonio boschivo che circonda le vigne.”

È questa cura e attenzione che ha permesso negli anni di affinare il pied de cuve che Angelo utilizza in fase di fermentazione. Il vino sosta sulle fecce fini per un periodo di 6 – 8 mesi, nessuna chiarifica ma solo decantazione statica a freddo prima dell’imbottigliamento.

Degustiamo a confronto l’annata 2024 dei tre cru di Fiano di Avellino DOCG: Vigna San Nicola, Santonicola e Vigna Arianiello. Stesso vitigno, stessa tecnica di vinificazione, uso esclusivo dell’acciaio: tre vini la cui diversità è determinata dalla posizione delle vigne all’interno del comune di Lapio e dalla varietà dei loro suoli.

Vigna San Nicola. Posizionata nel versante più fresco di Lapìo, circondata da boschi, la vigna che dà il nome alla prima etichetta è costituita da ceppi di trent’anni su suoli marnosi e arenarie, ricoperte da uno strato di lapilli vulcanici. Sentori balsamici screziati da una vena smaltata tratteggiano il naso; il sorso a due marce entra scattante e diventa profondo nel finale che sa di salsedine.

Santonicola. È un cru nel cru dato che è ottenuto da una piccola porzione della Vigna San Nicola, particolarmente ricca di tufo e depositi sulfurei. Pietra focaia e sentori fumé caratterizzano l’olfatto, mentre al palato si mostra in ampiezza grazie al sorso disteso e pieno attraversato da vivida freschezza.

Vigna Arianiello. Storica menzione di Lapìo, giace su suoli vulcanici ed è anche il nome all’ultima etichetta del progetto. Qui Angelo lavora con ceppi di 58 anni. Il naso è elegante, compatto di frutta matura e miele, il sorso opulento, agrumato, tratteggiato dalle tipiche tostature. Necessita di tempo per distendersi nel bicchiere e scommettiamo anche su una lunga evoluzione in bottiglia.

 IL VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI DOC SECONDO COLLE JANO

Sulla cartina geografica ci spostiamo a nord-est rispetto all’areale del Fiano di Avellino e incontriamo Filippo Resente nello stand dedicato ai Piccoli, Indipendenti e Sinceri.

Veneto di origine, un trascorso di cinque anni  da geologo in Canada, nel 2017 dà il via alla sua avventura vitivinicola nella regione di nascita della moglie Giulia, a fianco a lui in questo progetto, che oggi conta su una produzione di appena diecimila bottiglie.

La parte più difficile? Il lavoro nella terra, fianco a fianco agli operai per imparare.

“Avevo le mani da ufficio”, ci racconta e non possiamo non guardarle ora: spesse, callose, screpolate sono quelle di chi entra a lavorare in vigna ogni giorno. Ma anche qui a parlare, come già per Angelo e Rosy,  sono soprattutto gli occhi che raccontano la soddisfazione del percorso intrapreso.

Le vigne di Filippo e Giulia si trovano a Cupramontana (AN): tre ettari, di cui due storici. In questi ultimi erano presenti vecchi ecotipi di verdicchio che sono stati riprodotti e riportati anche nell’ultimo ettaro di recente impianto. Ci troviamo su suoli bianchi ricchi di calcare, fattore determinante di una delle principali caratteristiche del verdicchio: la sapidità accentuata.

Degustiamo le due espressioni del Verdicchio Castelli di Jesi di Colle Jano nell’annata 2024: Titillo proveniente dal recente impianto e Jano, frutto invece della vigna storica.

Titillo. Naso compatto e roccioso, al palato entra disteso, per esplodere subito in un gioco di mineralità sapida e gustosa.

Jano. Ricco e maturo, ha sorso pieno, potente, che diventa tagliente al centro e chiude su erbe aromatiche, salsedine e fiori.

La versione da serbatoio annata 2025 di entrambe i vini, ci permette di apprezzare il lavoro di selezione sui lieviti indigeni condotto da Filippo e di testare due campioni che, pur evidenziando ancora i caratteri esuberanti della recente fermentazione, risultano perfettamente integrati al naso e al palato.

Chiudiamo con Ataralis 2024, metà della massa affinata in acciaio, metà in legno: seppur lievemente stressato dal recente imbottigliamento, si preannuncia elegante, speziato, punteggiato di erbe mediterranee. Il nome richiama l’atarassia, quello stato di imperturbabile tranquillità d’animo che ci è sembrato di intravedere durante la nostra breve chiacchierata con Filippo Resente.

ANGELO SILANO

Via San Nicola, 7 – Lapio (AV)

COLLE JANO

Via Rovejano, 15 – Cupramontana (AN)

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"Sono sommelier e degustatore ufficiale AIS. Il vino non è solo una passione ma il filo conduttore della mia vita professionale: ho lavorato prima nella logistica internazionale wine&spirit, oggi mi occupo di hospitality e turismo enologico nella Terra delle Sirene, la Penisola Sorrentina. Scrivo con passione e non potrei farne a meno, sono autrice di racconti, collaboro con il magazine online 20Italie. L'Italia l'ho vissuta in lungo e in largo per cui il mio motto è: testa in Campania, cuore in Toscana, radici in Piemonte."

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