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Valadorna Vineyard & House

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Tenuta di Arceno e la strada verso la purezza

Dal blend al monovarietale, la filosofia produttiva, la sperimentazione, l’evoluzione e infine l’essenziale nel calice. Merlot e Cabernet Franc in purezza per Valadorna e Arcanum.

Tenuta di Arceno

Li abbiamo assaggiati in due verticali in occasione di una masterclass dedicata a Tenuta di Arceno, azienda del Chianti Classico, in località Berardenga (Si). L’evento si è svolto a Roma, in un noto albergo in piazza del Parlamento, in collaborazione con Pellegrini Spa distributore della cantina e la partecipazione di Gabriele Gorelli, Master of Wine 2021, che ha guidato la degustazione.

Gabriele Gorelli

Con lui, a introdurre e moderare l’incontro Pepe Schib Graciani, brand ambassador della tenuta.

Pepe Schib Graciani

Dopo la degustazione, è stato proposto un pranzo a cura dello chef Carlo Cracco e in abbinamento due etichette dell’azienda.

Le linee proposte Valadorna e Arcanum, due colonne della produzione di Arceno e in cui si identificano più propriamente i tratti distintivi delle due uve utilizzate oggi in purezza, Merlot e Cabernet Franc. In che modo? Andiamolo a scoprire.

Valadorna, blend inizialmente basato su Merlot, dal vigneto omonimo e da Capraia, dove batte meno il sole, le temperature sono più fresche e i terreni sono irrigati in maniera naturale dal corso d’acqua vicino. Nelle annate la composizione delle uve si è modificata, fino ad arrivare alla 2019 con Merlot in purezza, per un assaggio elegante, ampio, eccellente.

 Arcanum è l’etichetta di punta dell’azienda, Cabernet Franc prima in blend, oggi in purezza, proveniente da 12 blocchi su un totale di 17 ettari, su suoli di tendenza argillosa di Apparita e Belvedere, in mezzo ai quali scorre l’Ombrone. I 500 metri di altitudine insieme a un suolo argillo-sabbioso permettono la realizzazione di un Cabernet Franc quasi da manuale. L’etichetta è inizialmente una base bordolese di Cabernet Franc, Merlot, Cabernet Sauvignon e Petit Verdot, fino al 2016 quando diventa massima espressione del Cabernet Franc, in purezza. Sobrio ed elegante è un vino di grande e solida personalità.

Gli assaggi

Valadorna Toscana Igt 2012, annata torrida che ha reso difficile la maturazione ma ha spinto gli zuccheri. Non ha espresso grandi note di frutto, ma ha dato rilevanza alle caratteristiche terziarie date dall’affinamento. Il Merlot prende il passo tra i Cabernet Sauvignon e Franc, e si arrotonda grazie ai 12 mesi in barrique nuove. Il naso è raffinato, grafitico. I profumi sono ricchi, scuri, al sorso dominano tabacco, terra, boiserie. Tannino timido, ingessato, chiuso, a causa di un’annata ingenerosa. Nel suo generale equilibrio, fatica a tenere in piedi la struttura e l’acidità, ma risulta abbastanza armonico.

Valadorna Toscana Igt 2014, annata più fresca, piogge frequenti, il Merlot al 75% mostra la tempra, il carattere, soprattutto se vendemmiato più tardi come hanno deciso di fare in questo caso ad Arceno. I tannini si affusolano, diventano morbidi, accondiscendenti, il 20% di Cabernet Franc tira fuori la grinta e parla di peperone verde, foglia di pomodoro. Poi si affacciano note balsamiche, mentolate, anche spezie, foglie di tabacco, cedro. Un finale molto persistente e il sorso avvolgente lo rendono un vino elegante e di grande personalità.

Valadorna Toscana Igt 2017, annata potente, calda e siccitosa e poi piovosa all’entrata dell’autunno, le maturazioni perfette hanno portato a rese basse e alta concentrazione. Qui il Merlot scende (60%), sale il Cabernet Franc (32%), si aggiunge una minima parte di Petit Verdot e Cabernet Sauvignon (4% per entrambi). Le varietà presenti aiutano il Merlot a non risultare surmaturo e a non dare la sensazione di frutta cotta, da marmellata. Persistono la speziatura e la nota vegetale, mettendo in secondo piano il frutto. Quello che ci sorprende è l’estrema qualità dei tannini, con una acidità leggermente meno in evidenza ma comunque presente.

Valadorna Toscana Igt 2018, arriviamo alla prima annata in purezza del Merlot, con una stagione moderata, fresca, che permette l’ampliarsi delle note fruttate accompagnate dalle spezie, il vegetale è meno accentuato, un vino che è un soffio, elegante, quasi impalpabile, con un tannino diffuso. Il sorso è raffinato e attraversato da scie agrumate molto fresche. L’affinamento rimane stabile sui 12 mesi di barrique nuove al 70%. Un vino in fieri, un giovane promettente pieno di aspettative.

Valadorna Toscana Igt 2019. Annata profonda, austera, con ampie escursioni termiche. Il risultato è un tannino graffiante, intenso, deciso. Ampio al naso e al sorso, questo vino presenta un colore compatto. L’amarena e il balsamico incedono verso note di tabacco, cannella, e infine cedro. Equilibratissimo, aspira alla perfezione.

Arcanum, Toscana Igt, 2014. Il blend si compone di 60% Cabernet Franc, 25% Merlot, 10% Cabernet Sauvignon, 5% Petit Verdot. Annata complicatissima che ha messo a dura prova la produzione. Il Cabernet Franc si è comportato benissimo e ha trovato la sua finestra per maturare alla perfezione. Le barrique per l’affinamento sono nuove all’80%, il vino vi rimane per 12 mesi. Quindi il frutto è saporito, dolce, immancabili le spezie, il cioccolato. Poi al sorso si esprime in freschezza vivida, la speziatura ritorna e si arrotonda con i tannini morbidi e vellutati. Una scia sapida si allunga nel profilo gustativo e rende il vino molto persistente.

Arcanum, Toscana Igt, 2017. Annata di grande concentrazione grazie a un caldo torrido iniziale, temperato da piogge successive, il Cabernet ha avuto una maturazione regolare, qui è in purezza. Ogni parcella si esprime con caratteristiche proprie, il naso è delicato, profumato, ricco di note mentolate e scie di frutto, dalla parte vegetale si passa a una grande verticalità di sorso, tornano le note balsamiche, il tabacco, cioccolato, uno sbuffo salino che termina con liquirizia. Grande vino che promette ottimi risultati nel tempo.

Arcanum, Toscana Igt, 2018. Annata equilibrata e senza eccessi. Il naso vegetale, aromatico, per una bocca fresca, mentolata, persistente il sorso si allunga su note succose. Vino completo, sensuale, seducente. Ci appaga.

Arcanum, Toscana Igt, 2019. La difficoltà dell’annata si traduce in un vino profondo, complesso. Un naso che fatica ad uscire, rimane chiuso, introverso. Mentre il sorso si apre a varietà sensoriali di grande fascino. Il tannino è dettagliato, presente, intrigante, la nota vegetale prende il passo e marchia questo vino. Le barrique nuove qui hanno il loro peso che si traduce in intensità. Sul finale il tabacco diventa scatola di sigari e la vaniglia fa il suo ingresso. Una scorza di arancia rende il sorso appagante e sobrio, pronto per affrontare il tempo senza paura.

In anteprima Arcanum, Toscana Igt, 2020, che ha affinato in barrique nuove all’80%. Un perfetto equilibrio tra finezza e potenza, con un naso fruttato ma di polpa bianca come pesca, solo dopo arrivano ribes e amarena. Al sorso le spezie, il cedro, una nota tostata. I tannini sono puliti, fini, sussurrati. Il risultato di un percorso curato al dettaglio.

Brevi conclusioni sugli assaggi.

La strada verso la purezza ha spinto la cantina a lavorare molto sui dettagli, i particolari, curando le maturazioni, la raccolta manuale, le parcelle e la selezione. Sono vini di precisione, e soprattutto di visione. La famiglia Jackson proprietaria della tenuta ha sempre tenuto molto a portare la praticità tipica delle loro origini e il saper fare con la tradizione del Chianti Classico, e soprattutto la sua territorialità, in un’ottica molto bordolese di parcellizzare e far uscire fuori il terroir ancor prima della varietà. L’osservazione dei terreni, le esposizioni e la natura degli stessi hanno spinto verso due varietà che trovano qui un alloggio perfetto, per temperature e composizioni, tutto completato da una perfetta interpretazione dell’annata, frutto di osservazione e cura che solo la pazienza e l’attesa sono capaci di mettere in atto.  Infine, quello che ci ha colpito di più, il viaggio verso la purezza, una scommessa e un azzardo in cui si gioca il tutto per tutto, senza possibilità di aggiustamenti o spalle che possano sopperire laddove un elemento vanga a mancare. L’utilizzo delle barrique, per lo più nuove è un tratto stilistico di notevole impatto, il legno si percepisce ma non abbatte le ricchezze sensoriali varietali, il che ci conforta, perché in questo Tenuta di Arceno ancora una volta si conferma voler dettare le regole e non essere vittima delle mode.

Breve storia e territorio di Tenuta di Arceno.

La Tenuta di Arceno nasce nel XVI secolo nell’abbraccio di due fiumi: l’Ambra, che sfocia a Firenze, e l’Ombrone, che sfocia nel Mediterraneo. La sua posizione geografica non poteva che essere il preludio di una qualità che oggi riscontriamo nella produzione. La tenuta entra nelle pagine illustri della storia grazie a una successione di grandi nomi che qui hanno dimorato: i Del Taja che acquistano terreni, i Piccolomini che danno lustro e magnificenza.

Nel 1994 arrivano Jess Jackson e Barbara Banke, i mecenati Californiani del vino. E la storia diventa presente, con una spinta e un’accelerazione impressionanti. Nello stesso anno l’Igt trovava una sua collocazione nella denominazione, dopo essere stato considerato per anni vino da tavola e vino della protesta. Ad Arceno l’Igt diventa il vino di punta.

In questa tenuta il know how americano e la tradizione toscana, come già detto, si incontrano senza snaturare l’una o l’altra. L’azienda Jackson Family Wine è un’azienda famigliare e comprende aziende in tutto il mondo: Napa, Sonoma, Mandocino, Monterey, Santa Barbara, Oregon, Australia, Francia, Italia e Sud Africa.  Pepe Schib nel raccontare Tenuta di Arceno tiene a precisare che la Jackson Family non è voluta arrivare in Italia con l’idea di fare vini dallo stile americano, ma solo con la volontà di rispettare la denominazione e l’Igt.

Pierre Seillan

Il team è composto dai due enologi, Pierre Seillan e Lawrence Cronin, e l’agronomo, Michele Pezzicoli, che concentrano la produzione partendo dal concetto di Cru. Su mille ettari di terreni, 112 sono vitati e divisi in 100 blocchi che vanno trattati, vendemmiati, vinificati e messi in legno separatamente e solo dopo 12 mesi si degusta e si decide in quale dei vini va a finire il micro cru o addirittura la singola barrique. Siamo a Castelnuovo Berardenga nel Chianti Classico, nella parte più a sud, in provincia di Siena, intorno al paesino di San Gusmè. La tenuta si sviluppa su più livelli, il disegno dei vigneti varia intervallato da altitudini più o meno accese e sfumature di terreno da limoso-sabbioso ad argilloso. Il contorno è ricco di boschi, casali, uliveti e dai 300 si arriva fino ai 650 metri. Il versante è a sud-ovest con drenaggio di acqua e ottime zone d’ombra, e in direzione della Val D’Orcia che gode di una forte influenza mediterranea. Ogni micro cru è davvero il timbro per ogni vitigno. Il Sangiovese copre 46 ettari, 28 sono di Merlot e 18 ettari di Cabernet Franc, a seguire Cabernet Sauvignon, una manciata di ettari di Petit Verdot e Colorino.

I vini che nascono su questi terreni argillo-sabbiosi hanno, come abbiamo detto, l’impronta bordolese grazie all’influenza dell’enologo che ha portato ad altissime vette di qualità il Cabernet Franc, Pierre Seillan. Mente brillante che lavora la varietà da oltre quarant’anni, si è dedicato ai micro cru con una forza quasi maniacale. Nelle sue mani, attraverso lo studio dell’agronomo Michele Pezzicoli, Arcanum è diventato il vino di punta. Al loro fianco l’enologo Lawrence Cronin ha innestato una sferzata internazionale grazie alle sue esperienze in tutto il mondo e conduce l’azienda da più di vent’anni.

La produzione include quattro Chianti Classico DOCG: il Chianti Classico, Annata, Chianti Classico Riserva, e le due Gran Selezione: Strada al Sasso e Campolupi, Sangiovese in purezza il primo e Sangiovese con 5% di Colorino per il secondo. A questi si affiancano quattro Toscana IGT, che raccontano l’eleganza dei vitigni internazionali: Il Fauno, Valadorna, Rosambra e il prestigioso Arcanum.

Abbinato al pasto, Strada Al Sasso, Chianti Classico Docg Gran Selezione, 2021, annata spettacolare, equilibrata tra caldo e piogge, con autunno favorevole e vendemmia regolare. Rese basse, acidità vibranti, tannini potenti. Vino complesso che spazia dalle note mentolate, all’alloro e il pepe nero. In bocca si destreggia tra le sensazioni di frutto e il finale ricco di erbe aromatiche, con grande sapidità data da una nota citrica di scorza d’agrume lieve e intrigante.

Per finire arriviamo in Francia e precisamente in Bordeaux a Saint Émilion con Château Lassègue, Saint-Émilion Grand Cru Classé, 2022. Esposizione a sud-sud/ovest e terreni argillo-calacarei donano un Merlot dalla trama compatta e vellutata, un Cabernet Franc ricco e minerale, con una minima parte di Petit Verdot a completare. Annata che si è mossa tra rischio di gelate e germogliamento sereno, caldo in estate ma mitezza settembrina che ha accompagnato la maturazione a perfetto completamento. Vino brillante nel colore, elegante, fresco, bouquet ricco, al sorso varietà di frutto, complessità di sentori floreali e speziatura. Sorso appagante e dai tannini ben presenti. Finale equilibrato che invita al riassaggio.

Foto concesse dall’azienda (grazie a Babol Communication, ufficio stampa)

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Classe 1976, mi laureo in filologia classica alla Sapienza di Roma. Da sempre appassionata alla storia antica e alle lingue classiche, inizio a scrivere per giornali e testate online fin da molto giovane, occupandomi di costume e spettacoli. Divento prima pubblicista e poi professionista nel 2024, occupandomi di vino dal 2019, quando inizio a curare la rubrica Sulla Strada del Vino insieme al mio collaboratore Massimo Casali. Non ho ancora un blog e scrivo per chi ha voglia di approfondire e capire il vino non solo come consumatore, convinta che questo settore possa aprire scenari e mondi magnifici e inaspettati.

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