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Vini di Natale: uno lo vivi e uno lo ricordi – Prima puntata

Una festa che evoca sogni, desideri, l’emozione della sorpresa, un clima di allegria nell’aria come quella del Natale si collega a volte ai ricordi di piccole cose: il colore di una tovaglia,  o i profumi delle pietanze che escono dalla cucina.

Anche i vini appartengono a questo scrigno della memoria, uno scrigno che vogliamo aprire con voi lettori, per raccontarvi di un’etichetta che ha segnato profondamente questo giorno di festività.

È quindi per questo motivo che vi proponiamo una rubrica a puntate in cui vi parliamo ogni volta di un vino del presente, ossia di quel vino che vorremmo regalare o che ci fosse regalato (“uno lo vivi”), e di un vino dei ricordi (“uno lo ricordi”) che abbiamo riassaggiato recentemente, e che evoca un Natale particolare.

Tocca a me l’onere di aprire le danze, e così senza indugio inizio il mio racconto.

Ho sempre preferito fare piuttosto che ricevere regali, perchè da eterno insoddisfatto quale sono, è difficile sorprendermi con un presente. Vi parlerò dunque del vino che vorrei regalare.

Ovviamente non vi svelerò chi è la persona interessata, ma certamente devo indicarvi i suoi gusti. Dunque, facciamo mente locale, gli (o le) piacciono vini tesi, freschi, e di buona profondità gustativa, e che siano anche strutturati e complessi. Fammi pensare, certo dovrò scegliere qualcosa di particolare, ed allora voglio sorprenderlo/la con qualcosa che non si aspetti.

Ed allora ecco la scelta: un Amarone. Ma come, dirà qualcuno di voi, devi scegliere dei vini che siano anche tesi e freschi e opti per un Amarone?

Fortunatamente esistono degli Amarone che seguendo la tradizione, giocano le loro carte su sapidità, freschezza, e finiscono per mettere in secondo piano l’estrazione e la surmaturazione. Uno di questi, per me un vero e proprio capolavoro, è l’Amarone della Valpolicella Classico 2011 dell’azienda Secondo Marco.

Marco Speri (proveniente dalla storica famiglia dell’Amarone Speri) è l’autore (con la consulenza di Attilio Pagli) di questo vino sorprendente, che mette in evidenza sentori iodati e note succose, che accompagnano ricordi di frutti rossi e macchia mediterranea. Una piacevole acidità e una sorprendente scia sapida bilanciano potenza e profondità di beva.

Ed ora passiamo ai ricordi.

Fortunatamente un ricordo non così lontano nel tempo, ma per me indimenticabile.

Natale 2015, un pranzo in famiglia a casa dei miei genitori. Dopo una serie di portate già molto impegnative (maialino sardo ed abbacchio non potevano mancare) abbinate ad altrettanti vini complessi (alcuni Fiano, Greco, Barolo, Brunello, Taurasi e Cannonau di razza) si finisce con un brownie, da me procurato, realizzato da un pasticcere americano.

Apro una bottiglia di Montefalco Sagrantino Passito 2007 (bottiglia da 750mì ml) di Antonelli San Marco, pensando che ormai nessun altro vino avrebbe potuto stupirci dopo i precedenti.

 

 

 

Ed invece ecco che il fantastico gioco tra dolcezza e tannini, tra freschezza e lunghezza gustativa, ci conquista letteralmente, lasciando ricordi di macchia mediterranea, cuoio e tabacco, ed una bellissima scia radiciosa e iodata.

Finito il pranzo,  mio padre a distanza di un paio di ore, mi chiede un’altra porzione di dolce e soprattutto altri due calici di questo straordinario vino, che ha contribuito a rendere il suo ultimo Natale, un giorno felice. Buon Natale papà, ovunque tu sia, speriamo che ti spetti almeno la parte degli angeli del vino che più desideri. E mi raccomando, scegli bene!!!

 

Scritto da

Giornalista enogastronomico, una laurea cum laude in Economia e Commercio all'Università La Sapienza di Roma, Responsabile per l'Italia del Concorso Internazionale Grenaches du Monde, Giudice del Concorso Mondiale di Bruxelles e Giudice del Concorso Mondiale del Sauvignon, docente F.I.S.A.R.. Ha una storia che comprende collaborazioni con Guide di settore. Cito solo le ultime : Slow Wine (Responsabile per la Sardegna edizioni 2015 e 2016), I Vini de L'Espresso (vice-curatore e coordinatore nazionale edizioni 2017 e 2018), I Ristoranti d'Italia de L'Espresso (edizioni dalla 2010 alla 2018). Collabora con le testate: www.lucianopignataro.it , www.repubblica.it/sapori ed Epulae. Ha scritto alcuni articoli sul quotidiano "Il Mattino" e su www.slowine.it. Ha una passione sfrenata per quel piccolo continente che prende il nome di "Sardegna", per le sue terre e per la sua gente.

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