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Viaggio nei territori del Nebbiolo dall’Alto Piemonte al Barolo e Barbaresco, passando dal Roero, Valle d’Aosta, Valtellina e Sardegna: tutto esaurito per la degustazione organizzata da Vinodabere e Fisar Civitavecchia – Il Racconto della Serata

Piacevolissima serata a Civitavecchia presso l’Hotel San Giorgio in occasione dell’evento “Viaggio nei territori del Nebbiolo”, organizzato dalla delegazione Fisar Civitavecchia e Costa Etrusco-Romana in partnership con Vinodabere. Clima di grande empatia e interattività tra docenti e discenti favorita anche da un “cast” di vini stellare. L’evento è iniziato con una introduzione sulle attività dei due enti organizzatori operata dal responsabile della delegazione Fisar Civitavecchia e Costa Etrusco-Romana Antonio Vaia e dal giornalista e nostro direttore editoriale Maurizio Valeriani che ha guidato la degustazione (coadiuvato dallo scrivente) insieme al sommelier Fisar Francesco Saladini.

Francesco, Antonio e Maurizio

Il “viaggio” è iniziato analizzando i luoghi del Nebbiolo, con cenni storici e tecnici che hanno aiutato a capire l’evolversi di questo vitigno nei diversi territori, a partire dalla formazione dei terreni e del clima che nei millenni hanno caratterizzato i suoli, influendo sulle caratteristiche dei vitigni sviluppatisi in quelle zone e di conseguenza sui profumi ed i sapori dei vini che ne sono derivati.
Una bella panoramica, incentrata ovviamente sul Piemonte e le sue zone d’elezione del Nebbiolo: Langhe, Roero e Alto Piemonte (province di Novara, Vercelli e Biella) ma che ha interessato anche le vicine Val D’Aosta – dove il Nebbiolo assume il nome di Picotendro -, la Lombardia – dove, in Valtellina, si parla di Chiavennasca- e la Sardegna con il suo interessante ma poco conosciuto Nebbiolo dei Colli del Limbàra.
La non comune “carta dei vini” presentata nella serata ha originato una folta partecipazione all’evento (60 partecipanti con lunga lista d’attesa), già di per sé nobilitato dalla presenza di “sua maestà” il Nebbiolo, i cui grandi vini, in particolare il Barolo, si trovano spesso a confronto nei concorsi internazionali con il vitigno francese ritenuto forse il più sofisticato e complesso al mondo, il Pinot Nero di Borgogna, vitigno con il quale il Nebbiolo condivide alcune caratteristiche: ad esempio la difficoltà di coltivazione legata all’estrema sensibilità alle condizioni del suolo e del clima – tutti e due danno il meglio in presenza di climi freschi -, oppure la similitudine nel colore dei vini, ma soprattutto condividono la grande varietà, complessità ed eleganza nei profumi e sapori dei vini generati da queste uve.

Questa la lista dei vini presentati:

Colli del Limbàra Nebbiolo Kabaradis 2015 – Depperu
Valle d’Aosta Donnas Napoleon 2016 – Caves Cooperatives de Donnas
Boca 2015 – Le Piane
Carema Riserva 2015 – Cantina Produttori Nebbiolo di Carema
Ghemme Collis Breclemae 2011 – Antichi Vigneti di Cantalupo
Gattinara Riserva 2013 – Travaglini
Roero Rosso Riserva Ciabot 2015 – Angelo Negro
Barbaresco Rabajà 2016 – Giuseppe Cortese
Barolo La Foia 2015 – Curto Marco
Barolo Lazzairasco 2015 – Guido Porro
Barolo Bussìa 2015 – Giacomo Fenocchio
Valtellina Superiore Grumello Riserva 2004 – Balgera
Sforzato di Valtellina 2001 – Balgera

Grandi aspettative quindi, poi confermate nelle singole degustazioni suddivise per area territoriale, in coerenza con quanto precedentemente illustrato riguardo i diversi terreni e microclimi dove questi vini vengono prodotti. A questo proposito, come ha ben sintetizzato Maurizio Valeriani, vale la regola generale che più i terreni sono duri e compatti più i vini che ne derivano sono fruttati, eleganti e “pronti” (per quanto si può definire pronto un ad es. un Barolo, vino che riesce ad invecchiare per decenni); più i terreni sono morbidi e sabbiosi e più i vini sono austeri, acquistano potenziale di longevità, più potenza e struttura piuttosto che frutto e aromaticità.

Di seguito la descrizione degli assaggi

Alto Piemonte


Boca Doc 2015, alcool 13,5% – Le Piane

(Nebbiolo 85%, Vespolina 15%). Affinato in botte grande. Colore granato. Ampia gamma di profumi: piccoli frutti rossi, floreale (rosa appassita), erbe officinali, balsamico, minerale, miele, spezie dolci, tabacco. Al gusto mostra complessità e profondità: ricordi di piccoli frutti rossi (lampone), ciliegia matura, spezie. Il sorso è succoso e sottile, caratterizzato da grande finezza ed eleganza, i tannini, a grana finissima, si integrano con la sapidità. Boca (NO) è un piccolo comune e una piccola denominazione (30 ettari in tutto) i cui vini venivano citati 20 secoli fa da Plinio il Vecchio, ma che erano caduti nel dimenticatoio e sono risorti per merito soprattutto di Le Piane, il cui Boca va collocato tra i grandissimi vini del Piemonte.

Carema Doc Riserva 2015, alcool 13,5% – Cantina Produttori Nebbiolo di Carema
(Nebbiolo 100%). Affinato in botte grande. Colore granato scarico. Al naso profumi di piccoli frutti scuri, sottobosco, humus e fiori appassiti. Nel palato si rivela un vino verticale, con ritorni di sottobosco e note fungine, un finale di confettura di amarene e cenni di evoluzione. Carema è una zona molto particolare e poco nota dell’Alto Piemonte, non distante da Biella, fatta di terreni scoscesi e terrazzamenti pietrosi, dove con tecniche quasi interamente manuali vengono prodotti vini austeri ed essenziali.

Ghemme Docg Collis Breclemae 2011, alcool 15% – Antichi Vigneti di Cantalupo

(Nebbiolo 100%). Affinato in botti grandi. Colore granato intenso. All’olfatto insieme ai frutti di bosco (mirtillo, ribes nero) e viola, emergono note gessose, ferrose, animali ed ematiche, anche di cuoio. In bocca denota grande struttura e materia, è succoso, potente, alcolico, con tannini finissimi e acidità in primo piano, chiude con una lunga persistenza aromatica. Il vino deriva il suo nome (Breclemae) dall’omonimo vigneto (Breclema) posto a circa 300 metri s.l.m., uno dei terreni più vocati dell’azienda, composto da ciottoli di origine morenica, ricchi di minerali che contribuiscono a formare le caratteristiche organolettiche del vino.

Gattinara Docg Riserva 2013, alcool 13,5% – Travaglini

(Nebbiolo 100%). Affinato in botti grandi e piccole. Colore granato carico. Al naso profumi intensi di confettura di amarene, viola, minerali, spezie scure, cuoio, tabacco. In bocca ricordi di erbe amare (genziana, rabarbaro) e frutti scuri; il tannino è ancora vivo ma levigato, chiude con una scia acida e glicerica. Le colline del Gattinara sono circoscritte in un piccolo territorio e guardano le colline del suo “cugino” Ghemme, poste a breve distanza. In ambedue i luoghi la composizione rocciosa del terreno genera gli aromi tipici, speziati e ferrosi, dei vini dell’alto Piemonte.

Valtellina


Valtellina Superiore Docg Grumello Riserva 2004, alcool 13% – Balgera

(Nebbiolo 100%). Affinato in botti grandi e piccole. Colore granato scarico. Profondità e complessità nei profumi: balsamico (menta), floreale (fiori rossi), con sentori di erbe officinali, spezie, note minerali. Nel palato emergono aromi di rabarbaro, tamarindo, chinotto, poi cacao e sottobosco; i tannini sono smussati e in armonia con l’acidità per un sorso di bella freschezza. Per quanto incredibile questa è l’ultima annata in commercio di questa “Chiavennasca”! I vigneti sono locati in Valtellina (Chiuro, SO) su impervi terrazzamenti, un esempio di cosiddetta “viticoltura eroica”.

Sforzato di Valtellina DOC 2001, alcool 14,5% – Balgera (Nebbiolo 100%)

Affinato in botti grandi. Colore granato con riflessi aranciati. Profumi ampi e intensi di frutta matura (arancia scura, ribes) e sotto spirito, confettura (amarena, prugna), tabacco, cuoio. Sorso potente, alcolico, con aromi di cioccolato amaro, erbe officinali, spezie dolci; il tannino e l’acidità, ottimamente integrati, contribuiscono a lasciare la bocca pulitissima donando equilibrio e freschezza alla beva. Finale lungo e amaricante. Vino ottenuto tramite appassimento su graticci delle uve, anche questa bottiglia fa riferimento all’ultima annata in commercio.

Roero


Roero Rosso Docg Riserva Ciabot 2015, alcool 15% – Angelo Negro

(Nebbiolo 100%). Affinato in botti grandi. Colore granato con riflessi rubino. Sentori di cuoio/pelliccia, catrame, con nuance fumé e di frutta scura macerata. Nel palato denota freschezza, alcol, acidità e sapidità, il sorso è potente e persistente. Un vino che rispecchia le caratteristiche della zona, dove prevalgono mineralità ed acidità.

Langhe


Barbaresco Docg Rabajà 2016, alcool 14,5% – Giuseppe Cortese

(Nebbiolo 100%). Affinato in botte grande. Colore granato scarico. Profumi morbidi e raffinati di frutti rossi (ciliegia, lampone) e fiori rossi (rosa rossa appassita), con sensazioni balsamiche ed eteree. In bocca è avvolgente, succoso, l’aroma di frutti rossi si fonde con tannini morbidi, setosi ed una scia sapida che rende la beva fresca e scorrevole. Un vino emblema della sua denominazione: eleganza, morbidezza, finezza convergono in una armonia perfetta, in sostanza un grandissimo vino!

Barolo Docg La Foia 2015, 14,5% – Curto Marco

(Nebbiolo 100%). Affinato in botte grande. Colore granato scuro. All’olfatto profumi di fiori secchi, camomilla, miele, liquirizia, cuoio e confettura di frutta scura. Nel palato una bella ampiezza di sapori: richiami fruttati, erbe amare (rabarbaro), sorso asciutto ma anche levigato, con una acidità in equilibrio col tannino ed una scia salina. L’azienda, in zona La Morra, ha saputo coniugare il cosiddetto stile di vinificazione tradizionale, di cui questo Barolo La Foia è l’esempio, con quello modernista, rappresentato dell’altro prodotto di punta aziendale il Barolo Arborina.

Barolo Docg Vigna Lazzairasco 2015, alcool 14,5% – Guido Porro
(Nebbiolo 100%). Affinato in botte grande. Lazzairasco è una piccola frazione del celebre cru Lazzarito (in buona sostanza si tratta di un sottocru). Colore granato scarico. Al naso è etereo, emergono piccoli frutti scuri, una spiccata vena minerale (pietra focaia) e balsamica (smalto). In bocca ha una beva trascinante: ritorno di piccoli frutti scuri, sapidità, tannini finissimi e setosi, finale amaricante di erbe amare (genziana, rabarbaro). Una “piccola” azienda (8 ettari) locata a Serralunga d’Alba, “specializzata” nella produzione di Barolo (ne produce ben quattro tipologie) che nascono da vigneti siti in alcuni dei cru leggendari delle Langhe, come Vigna Rionda.

Barolo Docg Bussia 2015, alcool 14,5% – Giacomo Fenocchio
(Nebbiolo 100%). Affinato in botte grande. Colore granato intenso con riflessi rubino. Sentori di fiori rossi (rosa), viola, e frutta scura (prugna); risulta ancora un po’ chiuso al naso. Anche in bocca denota la sua “gioventù” e ritrosia a concedersi pienamente all’assaggio, ciò nondimeno evidenzia ottime potenzialità, con un sorso austero e caldo, amaricante, un tannino vivo, una bella acidità e note iodate. L’azienda si trova a Monforte d’Alba, zona nota per dare origine a vini potenti e strutturati.

Sardegna


IGT Colli del Limbàra Nebbiolo Kabaradis 2015, alcool 14,5% – Depperu

(Nebbiolo 100%). Affinato in botte grande. Colore granato scuro, intenso. Profumi di frutti scuri (prugna, mora, mirto) e macchia mediterranea; il sorso è corposo, ricco, con ritorni fruttati e di macchia, note iodate, sapidità e finale di confettura di frutti neri. In questa zona il Nebbiolo assume caratteri di fruttuosità e materia, evidenziati in questo caso anche dall’annata calda. In qualche misura il territorio gallurese finisce per avere la meglio e tracciare in maniera piacevolissima la sua identità nel calice.

Valle d’Aosta


Valle d’Aosta Donnas DOC Napoleon 2016, alcool 14% – Caves Cooperatives de Donnas

(Nebbiolo 100%). Affinato in botte grande. Il vino ricorda nel nome il passaggio di Napoleone in Val D’Aosta, ma la produzione di vino a Donnas ha origini molto più antiche, documenti storici ne confermano l’esistenza già nel 1200. Colore granato scuro. All’olfatto è speziato (spezie scure), con note di tabacco, torrefazione e sfumature balsamiche (eucalipto). Al gusto è molto succoso, persistente, con aromi di arancia scura, spezie dolci e note iodate.

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Sono un appassionato del mondo del vino, mi piacciono i profumi e i sapori che ogni bottiglia di vino racchiude, le sensazioni e le emozioni che trasmette e che ogni “bevitore” può interpretare in base alle proprie percezioni sensoriali. Ho frequentato diversi corsi di degustazione sul vino in ambito AIS, Slow Food, Gambero Rosso, Enotime; ho preso il diploma di sommelier AIS nel 2001. La passione per il vino mi ha indotto a svilupparne altre, in particolare per l’Olio: ho acquisito il diploma di sommelier dell’olio extravergine di oliva dell’AISO nel 2007 e quello di assaggiatore dell’olio vergine di oliva dell’UMAO nel 2014. Mi piacciono molto anche i distillati, in particolare la grande varietà e specificità del mondo del whisky. Ho collaborato per l’edizione 2018 con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso e con la “Guida Flos Olei“ 2019 di Marco Oreggia. Sulla testata Vinodabere mi occupo di Vino, Olio e Distillati; inoltre collaboro con le testate www.lucianopignataro.it ed Epulae.

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