Rimani in contatto con noi

ISCRIVITI

News

“UN VIAGGIO IN MAREMMA”  Seconda Puntata: Fattoria Le Mortelle

Riprendiamo le nostre rubriche di approfondimento dopo la meritata pausa di ferragosto. E l’inizio è di quelli  col botto trattandosi di una delle splendide tenute della Famiglia Antinori: quella di Fattoria Le Mortelle.

Ad accogliermi la bravissima collega sommelier Barbara Fredianelli responsabile visite, parte di una compagine lavorativa tutta al femminile che dimostra ancora una volta (semmai non fosse abbastanza chiaro) la marcia in più del “gentil sesso” espressa nell’eleganza e nella cura dei particolari.

Una Maremma particolarmente affascinante, con in lontananza la vista della Diaccia Botrona di Castiglione della Pescaia, adibita a Riserva Naturale Protetta, memoria delle paludi che anticamente circondavano il territorio grossetano.

Una scommessa giocata a viso aperto ancora nel 1999 quando il panorama enologico locale era agli albori considerando gli attuali progressi. Eppure gli Antinori vivono queste terre, sin dal lontano 1800. La scommessa risiede dunque nell’aver trasformato le coltivazioni prima adibite a frutteti in vigneti modernissimi, con la costruzione ex novo di una fattoria ed annessa cantina a basso impatto ambientale.

Dei 270 ettari iniziali, solo 15 restano adibiti ad alberi e piante che producono principalmente mirtilli, prugne, pere, olive e perfino del sughero, mentre nei  170 ettari di viti si coltivano i classici toscani Vermentino, Ansonica e Viogner (per i bianchi) ed i bordolesi Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon per i rossi (con una piccola quota di Carménère). Il resto è bosco e laghetti artificiali creati per l’irrigazione di soccorso.

pianta di mortelle

A piccoli passi ci dirigiamo dal giardino di fronte alla tenuta, ricco di mortelle, il bosso comune dal profumo di mirto selvatico, verso la cantina scavata nella collina e completamente mimetizzata da terra ed arbusti, tranne che per la porta di ingresso dei visitatori e quella per lo scarico delle uve vendemmiate.

Ci sono voluti quasi 5 anni dal 2006 al 2010 con un notevole dispendio di risorse economiche, ma alla fine l’opera realizzata è semplicemente sublime nella sua perfezione simmetrica.

Per pochissimo non ha condiviso in sincronia l’inaugurazione della linea produttiva, con la prima etichetta storica quella del Poggio alle Nane 2009, avvenuta ben 10 anni dall’impianto delle prime barbatelle.

la bottaia

Tre livelli, il più alto per allocare e lavorare tramiti appositi tavoli di cernita gli acini raccolti a mano, successivamente convogliati per gravità nei tini di acciaio pronti alla fermentazione posti al piano inferiore. Il terzo ed ultimo serve invece al giusto riposo dei vini nella grande bottaia, termoventilata sia naturalmente che sotto controllo elettronico.

contenitori inox sospesi

Interessante l’idea di contenitori inox “sospesi” per mezzo di ganci al soffito del primo piano, al fine di recuperare spazi di lavoro sottostanti, ideati appositamente per sfruttare appieno il fenomeno della convezione dei fluidi, guidati sotto l’attenta cura della giovane enologa Giorgia Demetriu.

i vini

Giungiamo adesso agli assaggi proposti, per comprendere appieno la filosofia aziendale:

VIVIA 2018 – DOC MAREMMA TOSCANA – blend di Vermentino (55%), Viogner (35%) e Ansonica (10%) rappresentato anche nell’acronimo del suo nome. Parte leggermente chiuso per esprimere in sequenza sensazione di erbe mediterranee, basilico, lime e pietra marina. Bocca espressiva, completa di ribes bianchi,  susine, ananas e dal finale speziato di pepe bianco.

BOTROSECCO 2016 – DOC MAREMMA TOSCANA –  Cabernet in percentuali del 60% Sauvignon e 40% Franc il titolo è dedicato ad un antico fossato utilizzato all’interno dell’azienda per il recupero delle acque piovane. Grande prontezza di beva, con la giusta miscela di sensazioni classiche vegetali date dalle pirazine ed evolutive di cioccolato, tabacco e spezie nere. Gusto lievemente corto nel finale.

POGGIO ALLE NANE 2016 – DOC MAREMMA TOSCANA – in onore della collina dove crescono i vigneti ed anticamente pascolavano le “nane”, ovvero le anatre chiamate così in Toscana. In origine aveva lo stesso blend in percentuale del Botrosecco, ma a parti invertite. Dal 2011 la quota di Cabernet Franc è salita all’80% regalando stupende sensazioni di mirtillo rosso americano (cranberry), pepe nero, mortelle, eucalipto e macchia mediterranea. Sorso lungo, ampio, carnaceo con scia finale di tabacco Kentucky e liquirizia.

Da segnalare infine il progetto “AMPIO” – IGT ROSSO TOSCANA – un Supertuscan nato per valorizzare il Carmenere in unione con il Cabernet, per palati d’élite, nella eterna sfida volta alla ricerca della perfezione.

Al prossimo viaggio.

 

avatar
Scritto da

Luca Matarazzo Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale

Iscriviti alla Newsletter

Aggiornamenti continui sul mondo dell'enogastronomia

COMMENTA

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

La classifica degli 8 migliori panettoni d’Italia del 2018 secondo Vinodabere

News

Il miele biologico dell'ape nera etnea

Gastronomia

La viticoltura eroica della Valtellina: l'azienda Gianatti Giorgio

Aziende

Ma è giusto pagare l'acqua del rubinetto al ristorante?

News

Connect
Iscriviti alla Newsletter

Aggiornamenti continui sul mondo dell'enogastronomia