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Sorsi di Friuli: cinque bianchi tutti da gustare

La grandezza dei vini bianchi friulani è fuori discussione. È stata una delle prime regioni italiane, assieme all’Alto Adige, a credere nelle potenzialità delle uve a bacca bianca (autoctone e alloctone) nel nostro paese e a investire un patrimonio di competenze e di storia contadina per valorizzarle.

Oggi questi vini, dopo anni di successo e visibilità, sono entrati in una sorta di cono d’ombra, anche per colpa di insufficienze nel campo del marketing e della comunicazione. Ma la loro qualità, per fortuna, resta invariata.
Nel mio piccolo, sono un vecchio ammiratore dei bianchi friulani ed è anche per questo che mi sono precipitato alla bella manifestazione ad essi dedicata organizzata da Go Wine a Roma. A margine, segnalo anche la crescita degli Schioppettino (bacca nera), in particolare della zona di Prepotto.
Ma tornando ai bianchi, ecco i vini che mi hanno colpito di più.

Friuli Isonzo Malvasia DOC 2018 – Borgo San Daniele.

Azienda di Cormons guidata con mano sicura da quasi trent’anni dai fratelli Alessandra e Mauro Mauri. Diciotto ettari di vigna inerbiti e allevati con pratiche sostenibili (infusioni di piante e preparati biodinamici); in cantina, lunghe fermentazioni sui lieviti indigeni, ottenuti attraverso un mini-solera, malolattica e niente filtrazioni. Uva senza confini (come la Vitovska), condivisa con Slovenia e Croazia, la Malvasia Istriana che ho nel bicchiere esprime anzitutto un’algida eleganza. Profumi floreali netti e puliti, tanti agrumi (arancia chiara e mandarino), pesca, suggestioni minerali e terrose; sorso scattante, salino, di ottima progressione, finale lungo con una decisa scia speziata.

Friuli Isonzo Pinot Grigio Dessimis DOC 2017 – Vie di Romans.

Un vero specialista dal 1978 nella produzione bianchista della Regione (celebri i cru di Chardonnay e Sauvignon), Gianfranco Gallo può contare oggi su ben sessanta ettari ad alta densità di impianto, tutti intorno alla moderna cantina di Mariano del Friuli, in zona pianeggiante, che danno vita a vini di estrema raffinatezza e insospettabile longevità. Questo Pinot Grigio, cui la macerazione pellicolare a freddo dona un’intensa veste color buccia di cipolla, è stato vinificato in acciaio e lasciato riposare in barriques sui lieviti per nove mesi. Naso molto delicato, con pompelmo, spezie fini e frutta rossa, una lieve sfumatura vegetale e di vaniglia. Bocca ricca ed equilibrata, sapida e succosa, dal bel finale fruttato, dolce ma slanciato e armonico. Sembra già pronto.

Friuli Colli Orientali Sauvignon DOC 2016 – Stanig.

Una delle sorprese della serata, questa cantina di Prepotto che personalmente non conoscevo, con un secolo di storia alle spalle e nove ettari oggi gestiti dai nipoti del fondatore Giuseppe Stanig, Francesco e Federico: oltre al vino in questione ha proposto anche una Ribolla Gialla schietta, saporita, e un interessante Schioppettino. Questo è un Sauvignon affinato per sei mesi sui lieviti in acciaio e ormai maturo, dopo la giusta permanenza in vetro. Olfatto molto aderente al varietale ma discreto e riservato, con le classiche note di foglia di pomodoro, salvia, frutta gialla e passion fruit; palato vivace e ritmato, spinta gustativa convincente, buona persistenza. Un vino apparentemente semplice ma molto goloso.

Friuli Isonzo Pinot Grigio Gris DOC 2017 – Lis Neris.

Un altro Pinot Grigio, a dimostrazione che quest’uva raggiunge in Friuli picchi di qualità sconosciuti nel resto d’Italia, prodotto dalla grande azienda (140 anni di storia, oltre settanta ettari e 400mila bottiglie) di Alvaro Pecorari. Etichetta nota anche per una particolare predisposizione all’invecchiamento, come appresi qualche anno fa a Merano durante una suggestiva verticale. Il vino è ottenuto da un singolo vigneto che ha ormai superato i trent’anni, allevato su terreni ghiaiosi e calcarei; fermenta in acciaio e affina per un anno sulle fecce fini in tonneaux di rovere francese. Gran bel bicchiere, di personalità esuberante, ancora lievemente segnato dalla tostatura al naso (nocciola in particolare), con note floreali di rosa e gelsomino e accenni fruttati (ananas e pera); beva già perfetta, modulata, raffinata, lunghissima chiusura balsamica e minerale.

Friuli Colli Orientali Friulano DOC 2018 – Roberto Scubla.

Undici ettari sulle colline di Rocca Bernarda, ricche di sostanze minerali e ben ventilate, curati con passione da ormai quasi trent’anni da Roberto Scubla, biologo ed ex bancario, con l’aiuto dell’enologo Gianni Menotti. Frutto di vigne in parte ultrasessantenni, affinato in acciaio, è un vino potente e carnoso, forse imperfetto ma sincero e schiettamente territoriale. Profumi agrumati ed erbacei, fiori di campo; grintoso l’ingresso al palato, saporito e strutturato, di evidente esuberanza giovanile, con finale invece molto classico di mandorla amara. Più gentile la Malvasia Lo Speziale, di piacevolissima beva.

Nato nel Luglio del 1969, formazione classica, astemio fino a 14 anni. Giornalista professionista dal 2001. Cronista e poi addetto stampa nei meandri dei palazzi del potere romano, non ha ancora trovato la scritta EXIT. Nel frattempo s’innamora di vini e cibi, ma solo quelli buoni. Scrive qua e là su internet, ha degustato per le guide Vini Buoni d’Italia edita dal Touring Club, Slow Wine edita da Slow Food, I Vini d’Italia dell’Espresso, fa parte dal 2018 della giuria del concorso Grenaches du Monde. Sogna spesso di vivere in Langa (o in Toscana) per essere più vicino agli “oggetti” dei suoi desideri. Ma soprattutto, prima o poi, tornerà in Francia e ci resterà parecchi mesi…

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