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“SARDEGNA ON MY MIND” – STORIA DELLA CANTINA ATHA RUJA E DEL CANNONAU DI DORGALI

Altro giro, altro territorio straordinariamente vocato per il Cannonau. Siamo a Dorgali, in uno dei comprensori che possono utilizzare la dizione Classico secondo il disciplinare di produzione.  Abbiamo detto che recenti ricerche dimostrerebbero l’origine autoctona di questa varietà, per lungo tempo associata ad un clone della Garnacha spagnola. Le origini del nome “Cannonau” sembrano essere più recenti, come varianti di Cannonadu o Canonao. La prima volta che il nome fece la sua comparsa ufficiale fu su un documento del 21 ottobre 1549 del notaio Bernardino Coni, con sede a Cagliari. Nel 2002, nei pressi del Nuraghe Arrubiu di Orroli, vennero recuperati alcuni vinaccioli fossilizzati. I semi di vite ritrovati nel sito archeologico Duos Nuraghes risalirebbero al 1200 a.C. , pertanto ad oltre 3000 anni fa, molto prima che gli spagnoli portassero sull’isola la vite. Per quanto carbonizzati, i vinaccioli mantenevano ancora un buono stato di conservazione e pertanto fu possibile sottoporli ad analisi in laboratori enologici che ne confermarono le origini sarde.

Uno scorcio della Valle di Oddoene

Dal mare verso l’interno della Valle di Oddoene i vigneti crescono mirando in lontananza le splendide sabbie ed acque cristalline di Cala Gonone e Tortolì, patrimonio naturale della Sardegna. La Cantina Atha Ruja ha qui la maggior parte dei propri poderi, all’interno del Parco Nazionale del Golfo di Orosei e del Gennargentu, su terreni derivati dal disfacimento granitico. Altre zone preferite dalle varietà Carignano e Muristellu sono in Loc. Filieri con rocce prevalentemente basaltiche e sabbiose. All’apparenza sembrano lande calde ed assolate, ma il fenomeno climatico chiamato “marinu” dagli abitanti del luogo, consente un’ottima escursione termica notturna ed una buona idratazione delle piante. Ne conseguono vini di corpo e carattere, dotati di buona intensità cromatica, con tannini ben dosati e raramente nervosi, a tutto vantaggio dell’avvolgenza di bocca.

L’azienda nasce negli anni ’90 da un sogno di Pietro ed Annita Pittalis: quello di riappropriarsi delle proprie origini. Si sono avvalsi della consulenza di uno degli enologi di punta in Italia, Marco Bernabei, che ha fatto la storia di molti territori italiani, soprattutto nel Chianti Classico. La consulenza illustre ha apportato rigore e scienza in cantina, non soltanto in vigna. Il vino giovane viene introdotto nelle sale di maturazione ed elevazione dove, a seconda della destinazione, affinerà in vasca d’ acciaio, in barrique oppure tonneau di rovere francese, di provenienza e caratteristiche diverse per tonnelleria, bosco, stagionatura e tostatura del legno. Tutto controllato alla perfezione con somma cura, da autentici innovatori rispetto al passato. Passiamo ora alla degustazione.

Vermentino di Sardegna Doc 2020 Diorvene – gradevoli i sentori di gelsomino ed erbe aromatiche, avvertiti in parallelo tra pera Williams e scie minerali. Da piante giovani cresciute su granito e sabbie marine, vinifica solo in acciaio. Ha centrato in pieno la tipologia.

Cannonau di Sardegna Doc Terra Sorella 2019 – delle 6 etichette complessive, ben 5 rientrano nella categoria vini rossi. Un prodotto realizzato dalle uve degli appezzamenti collinari. Massimo 10 giorni di macerazioni e poi sosta in barrique di secondo passaggio. Vino di struttura e rotondità, con nuance di arancia sanguinella, pepe nero e cannella, dal finale balsamico. La trama tannica necessita ancora un po’ di tempo per trovare la giusta quadra.

Cannonau di Sardegna Doc 2019 Atha Ruja scherzosamente mi piace chiamarlo “etichetta bianca” per l’eleganza della sua presentazione in stile francese. La prima tipologia prodotta, ancora nel lontano 2006, è anche la più espressiva. Macerazioni lunghe, affinamento in legni di varie dimensioni. Dimostra carattere e complessità sopra le righe, con un attacco olfattivo su affumicature, fiori violacei e ciliegia matura. Al palato scatta poderoso, con una punta salmastra finale che ravviva il sorso denso. Iconico.

Cannonau di Sardegna Riserva Doc Kuentu 2016 – ceppi di oltre 50 anni allevati ad alberello basso. Tutto manuale, nessuna irrigazione di soccorso e vendemmia a settembre quando il grado zuccherino risulta adeguato. Elevato per 24 mesi in barrique nuove, declina totalmente sulla frutta di bosco scura, come ribes e more selvatiche. Chiude potente e speziato, richiede un abbinamento gastronomico di pari livello.

Isola dei Nuraghi IGT 2013 Muristellu – commovente esemplare di Bovale Sardo, semplicemente unico. Agrumato, boschivo e dal naso di liquirizia in polvere. Bocca finale e salina infinita, con un impressionante potenziale evolutivo. Bella espressione da una zona in cui risulta essere spesso un semplice comprimario.

La tenacia dei proprietari di Atha Ruja, nome dedicato ad una falesia rossa di granito e calcare della catena montuosa del Supramonte, è pari a quella degli abitanti della Sardegna. Come scrisse il premio Nobel per la letteratura Grazia Deledda a proposito del carattere dei sardi:

“Siamo la solitudine selvaggia, il silenzio immenso e profondo, lo splendore del cielo, il bianco fiore del cisto.

Siamo il regno interrotto del lentischio, delle onde che ruscellano i graniti antichi, della rosa canina, del vento, dell’immensità del mare.

Siamo una terra antica di lunghi silenzi, di orizzonti ampi e puri, di piante fosche, di montagne bruciate dal sole.

Noi siamo sardi.”

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Scritto da

Luca Matarazzo Giornalista- Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania.. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale

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