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Perché Nord! 2026: San Casciano incontra il Carso a Villa Le Corti

Ci sono eventi che riescono a raccontare il vino andando oltre il vino stesso. “Perché Nord!”, la manifestazione ideata dall’Associazione San Casciano Classico, è uno di questi. Un confronto annuale tra territori apparentemente lontani – geograficamente, climaticamente, culturalmente – ma accomunati da una forte tensione identitaria e da una viticoltura capace di tradurre il paesaggio nel calice.

L’edizione 2026, andata in scena l’11 maggio a Villa Le Corti a San Casciano in Val di Pesa, ha messo in dialogo due “nord”: quello del Chianti Classico più settentrionale, rappresentato dai produttori dell’UGA San Casciano, e quello del Carso, lembo estremo dell’Italia nord-orientale sospeso tra roccia calcarea, Bora e confine sloveno.

L’evento non poteva trovare cornice più coerente di Villa Le Corti, storica proprietà della famiglia Corsini dal 1363. La villa domina il paesaggio del Chianti Classico da un vasto prato che apre lo sguardo a 360 gradi sulle colline tra la Greve e la Pesa. Una struttura monumentale progettata all’inizio del Seicento da Santi di Tito, con le imponenti cantine sotterranee a fare da “fondamenta” produttive della tenuta.

Il complesso conserva ancora oggi la maestosa impronta tardo rinascimentale: facciate scandite da finestre in pietra serena, il grande cortile quadrangolare con loggiato ad archi a tutto sesto e sale storiche che raccontano secoli di storia della famiglia Corsini.

Ed è proprio nella Sala Clemente – dedicata a Papa Clemente XII Corsini – che si è svolta la masterclass centrale della giornata.

Mentre la sala si stava riempiendo lentamente, hanno preso posto anche i relatori della giornata: Fabio Pracchia e Giorgio Fogliani, entrambi freschi di pubblicazioni rispettivamente dedicate al Chianti Classico e al Carso. Due figure che, per competenza e sensibilità narrativa, si sono rivelate interpreti ideali di un confronto territoriale tanto complesso quanto affascinante.

Ad accogliere gli ospiti, insieme ai relatori, Maddalena Fucile – tesoriere dell’Associazione San Casciano Classico e riferimento della Fattoria Cigliano di Sopra – e il sindaco di San Casciano Roberto Ciappi, che hanno fatto gli onori di casa aprendo ufficialmente la manifestazione.

Due territori “del nord”, due identità di frontiera

La forza di “Perché Nord!” sta proprio nella capacità di leggere il concetto di nord non come semplice coordinata geografica, ma come categoria culturale.

San Casciano rappresenta il nord del Chianti Classico: un territorio storicamente legato a Firenze, più fresco climaticamente rispetto alle zone meridionali della denominazione e oggi sempre più consapevole della propria specificità territoriale.

Il Carso, invece, è il nord-est estremo: una terra di confine che sfugge alle definizioni nette. Un territorio europeo prima ancora che italiano, modellato da una geologia severa e da una storia complessa, dove il confine politico con la Slovenia non coincide mai davvero con quello culturale o vitivinicolo.

Eppure i punti di contatto tra queste due realtà sono sorprendenti.

Entrambi i territori parlano di suolo prima ancora che di vitigno. A San Casciano il Sangiovese trova voce attraverso alberese, galestro, argille e presenza minerale di manganese e ferro; nel Carso sono invece la roccia calcarea, la terra rossa e il vento a plasmare vini verticali, salini e materici.

Entrambe le aree mostrano oggi una nuova consapevolezza identitaria: meno ricerca di uno stile internazionale e più attenzione alla traduzione liquida del territorio.

San Casciano: il Chianti Classico come cultura territoriale

La prima parte della masterclass è stata affidata a Fabio Pracchia, che ha affrontato il Chianti Classico con una lettura contemporanea e culturale.

Non una semplice degustazione tecnica, ma un ragionamento sulla nuova coscienza del Consorzio Chianti Classico, sempre più orientato verso il concetto di identità storica, territoriale e culturale.

Un approccio che trova piena sintonia con quanto emerso anche nell’ultima Chianti Classico Collection, dominata dal motto “Wine is Culture”.

Montesecondo – Chianti Classico 2023

Ad aprire la batteria di casa è il Chianti Classico 2023 di Montesecondo, espressione territoriale di Sangiovese, Canaiolo e Colorino assemblati al momento della raccolta.

Le uve provengono in prevalenza da vigne vecchie con densità di impianto di 3300 ceppi per ettaro. L’affinamento avviene per metà in botti di media grandezza e per metà in cemento, scelta che conferisce equilibrio e morbidezza mantenendo nitida la definizione territoriale.

Nel calice si presenta con un carminio di media fittezza. L’incipit olfattivo è giocato sul frutto: ciliegia, cassis e mora di gelso, seguiti da una balsamicità profonda di radice di liquirizia, incenso selvatico e alloro. Emergono poi richiami di sottobosco, humus, terra umida e corteccia di china.

Il sorso mostra una trama tannica centrale, fine e fruttata, armonizzata da una freschezza agrumata che richiama l’arancia sanguinella. La sapidità accompagna il finale distendendosi ancora su echi agrumati.

Luiano – “Tanto di Cappello” Chianti Classico DOCG 2022

Luiano rappresenta un’altra interpretazione significativa. “Tanto di Cappello” nasce da un piccolo appezzamento di argilla galestro chiamato “Cappello”, dal quale provengono le uve di Sangiovese e Alicante.

Particolarità assoluta del progetto è l’utilizzo di tini in terracotta realizzati con la stessa argilla del vigneto, evitando così l’influenza tannica del legno.

Il vino affina 12 mesi in anfora e altri 12 in vetro.

Nel calice appare rubino di media fittezza con riflessi carminio.

Il profilo olfattivo si sviluppa su un registro noir: cassis e mora di gelso si intrecciano a richiami balsamici di alloro, incenso selvatico, radice di liquirizia e resina. Seguono humus, note ematiche e sfumature aromatiche di timo e rosmarino in fiore, prima di una chiusura minerale gessosa.

Il sorso è dominato dal grip tannico, bilanciato da una spalla acida agrumata che richiama l’arancia amara. Il finale gioca su una raffinata tensione amaricante e sapida con richiami di tamarindo e china.

La Sala del Torriano – Chianti Classico Gran Selezione 2021

Un vino che si presenta con un rubino fitto dai riflessi carminio.

L’olfatto si apre su viola mammola e lavanda, seguite da cenni minerali di gesso e fumé di cenere. Il quadro balsamico si articola su resina di pino, alloro, radice di liquirizia e legno di cedro, chiudendo su richiami di arancia.

Al sorso il tannino risulta ancora giovane sul piano polimerico, ma già centrale e fine nella trama. Un tannino polveroso e fruttato che trova equilibrio nella freschezza agrumata, conducendo verso un finale sapido e lungo su richiami di china.

Particolarmente interessante il ruolo dei suoli ricchi di manganese e ferro, che conferiscono al vino una raffinata sensazione amaricante finale, mentre l’uso misurato del legno grande preserva con precisione il carattere varietale del Sangiovese.

Solatione – Chianti Classico 2019

Solatione nasce nel cuore del Chianti Classico, a circa 450 metri di altitudine, su suoli composti prevalentemente da alberese puro.

L’azienda lavora con un approccio estremamente accurato in vigneto, dalla vendemmia verde alla raccolta manuale in cassette, con fermentazioni in cemento vetrificato e affinamenti lunghi in botti grandi.

Il Chianti Classico 2019, assemblaggio di Sangiovese, Colorino, Canaiolo e una piccola quota di Merlot, si presenta con un carminio di media fittezza dai riflessi granato.

L’incipit è ematico, quasi carnale, per poi aprirsi su cassis e mora di gelso. Seguono alloro, radice di liquirizia, resina di pino e sottobosco, prima di virare verso toni aromatici di rosa persiana e pepe di Sichuan.

Al palato il tannino mostra una tessitura più materica e tattile, ben integrata in una spalla acida agrumata. La morbidezza deriva sia dall’evoluzione del millesimo sia dal contributo del Merlot. Il finale sapido si distende su richiami di frutta secca e carruba.

Il Carso: la viticoltura della pietra

La seconda parte della degustazione vede protagonista Giorgio Fogliani con il Carso.

Un territorio un tempo definito “Küstenland”, il Litorale dell’Impero Asburgico: una sottile fascia di terra tra mare e confine sloveno dove la viticoltura si confronta con condizioni estreme.

Il Carso è un altopiano relativamente basso, tra i 250 e i 450 metri sul livello del mare, scavato da fiumi sotterranei che generano grotte e cavità. La superficie è dominata dalla roccia calcarea cretacea, spesso affiorante, ricoperta solo da sottili strati di humus e argilla.

La poca terra coltivabile si accumula nelle doline, e da secoli i viticoltori trasportano manualmente la terra nei vigneti per coprire la “scocca” calcarea. Le pietre rimosse vengono poi riutilizzate per costruire i tradizionali muretti a secco.

Una viticoltura estrema che si traduce in vini di grande verticalità, salinità e tensione.

Skerk – Terrano Venezia Giulia IGT 2021

Il Terrano di Skerk rappresenta una delle interpretazioni più autentiche del Carso.

Il vitigno Terrano – appartenente alla famiglia dei Refosco e qui chiamato “Refosco d’Istria”– è storicamente legato a un profilo di acidità elevatissima e tannino contenuto. Le moderne macerazioni più lunghe, influenzate anche dall’esperienza della scuola di Gravner, hanno contribuito a dare maggiore profondità e struttura al vino.

Nel calice si presenta con un rubino fitto dai riflessi amaranto, indice di una notevole carica polifenolica.

L’olfatto si apre con un carattere varietale tipicamente vinoso che lascia spazio a visciola, melograno e lampone. Emergono poi viola mammola, rosa canina e primula, seguite da eleganti sfumature vegetali di gambo di rosa e petali di geranio. Il finale vira verso note balsamiche di foglia di ortica e incenso selvatico.

Il sorso è dominato da una freschezza prorompente, agrumata, su richiami di pompelmo rosa e arancia amara. Il tannino è quasi impercettibile mentre la sapidità finale prolunga la tensione agrumata.

Vodopivec – Vitovska Venezia Giulia IGT 2020

La Vitovska è oggi il vitigno simbolo del Carso contemporaneo. Varietà autoctona diffusa tra il Carso triestino e sloveno, è perfettamente adattata a un ambiente estremo fatto di roccia calcarea, bora e forti escursioni termiche. I suoi numerosi viticci le consentono di ancorarsi bene ai sostegni e di resistere ai venti che attraversano costantemente l’altopiano carsico; in passato veniva spesso piantata accanto alla Malvasia proprio per proteggerla dalla bora.

Più discreta sul piano aromatico rispetto alla Malvasia, la Vitovska trova la propria identità nella verticalità del sorso, nella sapidità e nella capacità di tradurre la pietra calcarea del Carso in tensione gustativa. È un vitigno che non ricerca opulenza aromatica, ma precisione, dinamismo e profondità minerale.

Per Vodopivec la Vitovska rappresenta la regina assoluta del Carso. Le vigne sorgono su terreni rocciosi intervallati da fazzoletti di terra rossa, coltivati nel massimo rispetto della natura. Le rese sono bassissime: circa 500 grammi d’uva per pianta, con allevamento ad alberello pensato proprio per proteggere i grappoli dall’azione del vento. La vinificazione segue un approccio rigorosamente artigianale e non interventista: fermentazioni spontanee, macerazioni senza controllo della temperatura, assenza di filtrazioni e lunghi affinamenti che contribuiscono a costruire materia e profondità senza perdere definizione territoriale.

Nel calice si presenta di un oro vibrante e luminoso. La macerazione porta il profilo aromatico verso note di albicocca, scorza d’arancia, kumquat, zenzero e zafferano, accompagnate da mela cotogna e miele di erica.

Il sorso è pieno, morbido e materico, ma sempre attraversato da una spalla acida agrumata che richiama il mandarino e ne sostiene la progressione. La tessitura è succosa, ampia, quasi tattile, ma rimane costantemente governata dalla tensione salina e verticale tipica della Vitovska carsica. Un vino che riesce a coniugare volume e precisione, profondità e slancio, raccontando con estrema coerenza la natura pietrosa e austera del Carso.

Skerlj – Malvasia Carso DOC 2022

Skerlj rappresenta una delle interpretazioni più autentiche e radicali del Carso triestino. La cantina dei fratelli Matej e Kristina Skerlj nasce tra le alture calcaree di Sales, in un paesaggio duro e pietroso dove la vite affonda le radici in sottili strati di terra rossa ricca di minerali ferrosi, sospesa tra la bora e il mare del Golfo di Trieste.

Qui la Malvasia istriana assume un volto completamente diverso rispetto alle interpretazioni mediterranee più solari. La scelta di lunghe macerazioni sulle bucce, fermentazioni spontanee con lieviti indigeni e affinamenti protratti in legno nella cantina scavata nella roccia porta il vino verso una lettura profondamente territoriale, dove il vitigno diventa soprattutto strumento espressivo del Carso.

Nel calice si presenta di un oro fitto dai riflessi ambrati, vivo e materico nella rotazione.

L’incipit olfattivo è ampio e stratificato: marmellata di albicocca e arancia, scorza d’arancia caramellata e zenzero candito aprono il profilo, seguiti da richiami di tè nero, caramella d’orzo e brigidino. La componente balsamica emerge progressivamente con note di incenso selvatico e nepitella che alleggeriscono e slanciano il quadro aromatico.

Al sorso colpisce soprattutto l’equilibrio tra densità e verticalità. La materia sapido-glicerica costruisce un sorso pieno, quasi tattile, ma la freschezza agrumata – giocata su richiami di kumquat e scorza di agrume – rimette continuamente il vino in asse, evitando qualsiasi deriva ossidativa o statica. Un orange wine di grande precisione, capace di raccontare il lato più austero e salino del Carso.

Zidarich – Prulke Venezia Giulia IGT 2021

Prulke di Zidarich nasce dall’assemblaggio di Vitovska, Malvasia e Sauvignon.

Le uve provengono dai terreni rossastri del Carso e vengono vinificate con lunghe macerazioni sulle bucce, fermentazioni spontanee e affinamenti prolungati in botti di Slavonia e rovere francese.

Nel calice si presenta con un’ambra tenue dai riflessi dorati, leggermente velato, risultato della lunga macerazione.

L’incipit olfattivo mostra immediatamente il lato varietale del Sauvignon macerato con cenni di bosso. Ruotando il calice emergono cenni balsamici nepitella, resina, finocchietto selvatico e successivamente toni più caldi su ricordi di marmellata di mandarino, ginestra e mediterranei di elicriso.

Il sorso è pieno e materico, ma definito da una lama acida agrumata che richiama lime e pompelmo. Una freschezza capace di attraversare il volume gustativo come una sciabola, donando al vino dinamismo e profondità.

San Casciano e Carso: il vino come espressione del territorio

Il confronto tra San Casciano e Carso ha mostrato in modo estremamente chiaro come la viticoltura contemporanea stia progressivamente tornando a una centralità del territorio.

Pur partendo da condizioni geologiche e climatiche opposte, entrambe le aree condividono un approccio sempre meno orientato alla costruzione stilistica e sempre più focalizzato sull’identità.

Nel Chianti Classico settentrionale il sangiovese si fa interprete di una tensione elegante e agrumata, sostenuta da tannini centrali e da una matrice minerale sempre più leggibile.

Nel Carso la roccia calcarea e il vento generano vini che sembrano scolpiti più che prodotti: salini, verticali, spesso materici, ma attraversati da una tensione acida costante.

Due territori che parlano linguaggi diversi, ma condividono una stessa urgenza contemporanea: quella di trasformare il vino in narrazione autentica del paesaggio.

“Perché Nord!” si conferma così una delle manifestazioni più intelligenti del panorama toscano contemporaneo.

Non solo una degustazione tecnica, ma un momento di confronto culturale capace di mettere in dialogo territori, storie e visioni produttive differenti.

La scelta di Villa Le Corti come sede rafforza ulteriormente questo messaggio: un luogo in cui storia, paesaggio, architettura e vino convivono in modo organico.

E proprio in questo dialogo tra radici e contemporaneità, tra eleganza toscana e austerità carsica, “Perché Nord!” ritrova anche in questa edizione il proprio senso più profondo: ricordare che il grande vino nasce sempre da territori consapevoli della propria storia e della propria unicità.

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Laureata in Cultura e Stilismo della Moda e sommelier AIS, da sempre ha fatto della scrittura il modo più naturale per descrivere le sue emozioni. Con i piedi ben piantati in vigna e lo sguardo sempre curioso, vive il mondo con eccentricità gentile, cercando in ogni dettaglio quella scintilla capace di trasformarsi in racconto. Per lei, un calice è come un libro, che legge e racconta con umiltà. Scrive come cammina tra i filari: con rispetto, meraviglia e una sana dose di autenticità. Le sue parole non vogliono spiegare, ma far emozionare e magari, per un attimo, far tornare chi legge a sentirsi a casa.

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