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“Nelle Terre del Grechetto Edizione 2022” – Sergio Mottura – Verticale unica di Poggio della Costa: l’istrice colpisce ancora

Civitella d’Agliano, il lato laziale della Denominazione Orvieto Doc. Bolsena vicina con il suo lago, Viterbo, Orvieto, la splendida Civita di Bagnoregio a pochi passi e tanti vigneti inframezzati da fieri calanchi. Il vino qui si fa da secoli, a volte con cognizione di causa seguendo il filone della qualità, altre volte (ancora troppe) concentrandosi soltanto sulla quantità per facili commerci.

Oggi vi racconteremo del sogno di un grande pioniere, Sergio Mottura, imprenditore, uomo colto, caparbio ed elegante. Inseparabile dal suo panama bianco, lo scorgo in lontananza giungendo nei pressi de La Tana dell’Istrice, l’agriturismo con annessa cantina sotterranea scavata nelle grotte al centro del paese. Amore per la terra e per il Grechetto (con i suoi differenti cloni), così come rispetto della natura e degli animali che popolano la campagne. L’istrice diventa il simbolo, anche in etichetta, del riappropriarsi dei valori di un tempo, quando i contadini custodivano con cura i luoghi da cui nascevano i frutti utilizzati per sopravvivere. L’istrice è tornato a popolare queste terre, grazie alla conduzione biologica delle vigne senza uso di rame, preferendo piuttosto preparazioni a base di tannini naturali.

Il caveau a più livelli interrati dà l’idea di cosa significhi intervenire al minimo in cantina, quando le condizioni perfette di temperatura ed umidità consentono ai mosti in sosta di non subire stress o manovre inopportune e dannose. La tecnologia è fondamentale nell’utilizzo di sostanze antiossidanti necessarie e da non demonizzare, se scelte cum grano salis. Fondamentale è anche la possibilità di vinificare le uve in appena 45 minuti dalla loro raccolta: l’andamento climatico obbliga il produttore ad agire immediatamente nell’ottenere un mosto fiore quasi senza contatto con le bucce, esaltando i profumi più nobili del varietale ed escludendo pericolose deviazioni aromatiche.

In questo contesto, negli anni ’70,  Sergio dovette operare una scelta di vita, quando la fine della mezzadria impose ai proprietari terrieri di porsi in prima fila nella gestione dei campi. Comincia la rivalutazione del Grechetto, quasi totalmente estinto in zona, e la ricerca di piante madri provenienti dai migliori allevamenti come base di partenza per i nuovi impianti. Nel 1983 le prime prove di imbottigliamento, partendo da un’altra tentazione: produrre un metodo classico da varietà autoctone. L’esperimento andò male, ma servì a capire la vera potenzialità del vitigno: creare vini fermi di carattere, struttura e longevità. Alle bollicine fu destinato l’internazionale Chardonnay, che sosta comunque 10 anni sui lieviti prima della sboccatura: della serie se non sono cose difficili Mottura non le fa.

Nel 1990 viene alla luce il suo capolavoro, quel Poggio della Costa in onore di un appezzamento particolarmente fortunato, dove le influenze basaltiche e tufacee dei suoli si fanno sentire. L’oggetto del nostro desiderio, assaggiato in una verticale strepitosa di 13 annate durante l’evento “Nelle Terre del Grechetto XIX edizione” organizzato dalla proloco e condotto dal giornalista enogastronomico Carlo Zucchetti. In un secondo articolo parleremo invece dell’altra celebre etichetta aziendale: Latour a Civitella, nato nel 1994 e che, a differenza del Poggio della Costa, effettua anche un breve affinamento di 9 mesi in fût de chêne (Sergio chiama correttamente così le piccole botti borgognone). Tutte le bottiglie in degustazione hanno il tappo a vite, con enorme curiosità dei presenti (viticoltori inclusi) per verificare il loro comportamento nel lungo invecchiamento. Il dibattito è apertissimo, non si può ancora definire se esistano effettive variazioni in positivo o negativo. Non escludiamo, quanto prima, di metterci alla prova con Vinodabere in un confronto approfondito tra vini che hanno subito sosta in bottiglia con tappi in sughero e quelli con tappo a vite.

Annata 2021: un ragazzo avvolto da un manto di erbe mediterranee ed essenze citrine. Vinifica in acciaio e riposa in vetro. La potenza si percepisce al sorso, assieme ad un aspetto calorico che evidenzia l’annata generosa. 92/100

Annata 2020: Giuseppe Mottura, uno dei futuri eredi di Sergio, esprime qualche dubbio su di essa, ritenendola interlocutoria. In effetti sembra esile rispetto al campione precedente, la bocca assume un tono più limaccioso nella sua sapidità ed un finale lievemente astringente. Vino lavorato fin dagli inizi non in riduzione e senza malolattica (tranne per la 2002). 88/100

Annata 2019: strepitosa ed equilibrata. Giuste componenti fresche al sapore di mela golden e cedro, con il tipico finale minerale-salmastro marcatore del Grechetto. 94/100

Annata 2018: il naso è sublime, il sorso un po’ meno, forse ancora contratto e verde. Bisogna sedersi ed aspettarlo con calma. 90/100

Annata 2017: che nerbo! Sinuoso, certo meno potente, ma dalla grande espressività finale di frutta essiccata e note melliflue. Prontissimo già adesso ad allietare il palato fortunato di chi lo assaggia. 92/100

Annata 2016: rispetto alla 2018 è timido all’olfatto, ma perfetto in bocca. Danza tra scie saline e speziate con tanta frutta dolce. 93/100

Annata 2015: fa riflettere parecchio. All’inizio la vena alcolica sembra sovrastare tutto e tutti, poi si stempera tra sentori di arancia, erbe aromatiche e zagare fresche. Salsedine ovunque. 94/100

Annata 2014: difficilissima per i rossi, sorprendente per i bianchi. Verticale e ben bilanciato, sempre in cammino tra frutta a pasta bianca e sentori di macchia. Elegante e forzuto. 95/100

Annata 2012: il caldo eccessivo e siccitoso non sempre piace al Grechetto. Evoluto verso idrocarburo, fiore di magnolia e bergamotto. Tenue al gusto. 87/100

Annata 2010: Un piccolo capolavoro. Aspetti di gioventù come una pennellata di vernice fresca. I colori sono gialli, dall’oro luminoso nel calice alle albicocche succose del palato. Meritato 96/100

Annata 2009: intenerisce e commuove, un grandissimo vino ricco di essenze floreali, speziature e mineralità appaganti. Tipico ed identitario, da manuale del Grechetto. 98/100

Annata 2008: lo stesso non può dirsi, purtroppo, per questo esempio. L’evoluzione è marcata, la mandorla diventa amara e il balsamico preponderante. Di conseguenza si avverte maggiormente il carattere tannico, non sempre gradevole. 86/100

Annata 2006: espressivo, succoso e con futuro davanti a sé. Manca lo sprint per un allungo finale che lo avrebbe portato ad essere il miglior assaggio di giornata. “Appena” 97/100.

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Scritto da

Luca Matarazzo Giornalista- Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania.. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale

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