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Montalcino Bio: I vini dell’azienda Piombaia, un Sangiovese da agricoltura biologica e biodinamica

Piombaia si trova in località La Crocina, nella parte meridionale di Montalcino. Su circa 200 ettari, 12 sono dedicati alla viticoltura, circa 74 alle altre coltivazioni (seminativo, olivi e orto) e il rimanente bosco. I terreni vitati sono locati ad una altezza di 400-600 metri s.l.m. con esposizione Sud-Sud est.

Sono terreni con scheletro composto da alberese, galestro, rocce vulcaniche e pietraforte uniti a limo, sabbia e argilla, con composizione variabile a seconda degli appezzamenti.
L’origine del nome Piombaia sembra risalga all’epoca romana (i romani l’avrebbero battezzata con questo nome avendovi trovato del piombo).

L’azienda nasce nel primo ‘900 con l’unione delle famiglie Rossi-Cantini, che ne hanno mantenuto la proprietà sino ad oggi con Roberto Cantini che la gestisce assieme ai figli Vittorio, Francesco e Cecilia, con Francesco dedito in toto all’attività vitivinicola. È una azienda certificata biologica e biodinamica, dove il vino ha ovviamente un ruolo importantissimo, ma non è l’unico prodotto che l’azienda estrae da questi terreni. Verdure, ortaggi e olio bio ne connotano la produzione ed insieme all’attività agrituristica (ospitalità e ristorazione) la rendono un’azienda a tutto tondo per la promozione delle virtù dello splendido territorio della Val D’Orcia.

la famiglia Cantini

Per valutare la buona riuscita o meno delle annate, per un certo territorio o denominazione, ci si basa in primo luogo sull’andamento climatico, fattore che principalmente contribuisce ad una più o meno ottimale maturazione delle uve. Ma sicuramente per ottenere delle uve sane, che all’atto della vendemmia raggiungono il giusto grado di maturazione, conta molto – forse anche più del clima dell’annata – la gestione delle viti e del terreno, specialmente in questi anni di “anomalie” climatiche, dove si passa da picchi di temperature sahariane a livelli di piovosità equatoriali e/o a gelate siberiane; rendere le viti più robuste e sane, in grado di reagire anche e soprattutto autonomamente (senza troppi aiuti dalla chimica) alle avverse condizioni esterne diventa fondamentale. Questo per dire che chi come Piombaia, ha intrapreso da anni il percorso di una viticoltura biologica e biodinamica si trova avvantaggiato nell’ottenere della materia prima (uve) buona in annate non climaticamente favorevoli e più che ottima quando il clima è favorevole.

Ma per i vini che abbiamo assaggiato ci troviamo, fortunatamente, al cospetto di annate superbe: sia il 2015 che il 2016 hanno ottenuto, come andamento climatico, il massimo punteggio – 5 stelle – dal Consorzio del Brunello di Montalcino. E mentre il 2015 ha già dimostrato sul campo il valore del suo vino bandiera – 11 Brunello 2015 hanno riscosso votazioni da 100/100 dal critico e giornalista internazionale James Suckling – grandi aspettative si nutrono per i Brunelli 2016.
Abbiamo l’occasione con questa selezione di vini di Piombaia di confrontare i vini di queste due ottime annate. In particolare i vini “base”, tutti e due Sangiovese in purezza: il Rosso di Montalcino 2016, dal blasone affermato, e il Dono 2015, che sebbene sia un IGT è stato realizzato, per usare le parole della stessa azienda, come un grande Brunello, di cui porta insite le caratteristiche principali: il legno, l’età e l’eleganza. Abbiamo poi “verificato” le caratteristiche organolettiche del Brunello degustando l’annata 2015.
Un nota è doverosa sui vini di Piombaia: è (purtroppo) tutt’altro che inusuale che nei vini da agricoltura biologica (e biodinamica in particolare) si riscontrino difetti (riduzioni, spunto acetico, brett) dovuti al non uso della chimica, che ha eliminato questi difetti dai vini non biologici, a prezzo però di ridurne, a volte, anche la varietà e gamma aromatica. Ebbene i vini di Piombaia che abbiamo assaggiato non sono lontanamente sfiorati da questi problemi, sono perfettamente integri dal punto di vista organolettico e non è cosa da poco.
Andiamoli dunque ad assaggiare:

IGT Toscana Rosso “Dono” 2015, alcol 14% – Sangiovese Grosso 100%. Affinato in botte grande.
Olfatto: bacche, humus/radici, frutta scura (mirtillo, more, prugna, arancia amara), liquirizia
Gusto: sorso asciutto, con ritorno arancia amara unito a marasca. Sapido, il tannino vivo bilanciato con il frutto e l’acidità rende il sorso gradevole nonostante i 14° di alcol. Sembra fatto apposta per un bel abbinamento con un bollito di manzo. È un vino di lunga gittata, che sicuramente deve ancora dare il meglio di sé.

Rosso di Montalcino DOC 2016, alcol 13,5% – Sangiovese Grosso 100%. Affinato in tonneaux e botte grande.
Olfatto: ciliegia, fragoline di bosco, rose rosse, i profumi di questo vino ti avvolgono e richiamano con forza le fragranze e i sentori dei vini della terra ilcinese.
Gusto: la beva è elegante, fluida; il fruttato è in primo piano, con tannini setosi e una vena acida e sapida che si integra perfettamente con il retrogusto dolce di frutti rossi. Questo vino già da adesso mostra tutte le potenzialità, la complessità e l’eleganza che l’annata promette.

Brunello di Montalcino Docg 2015, alcol 13,5% – Sangiovese Grosso 100%. Affinato in tonneaux.
Olfatto: complesso, in primo piano le spezie (cardamomo) e i frutti rossi molto intensi (ciliegia), poi erbe officinali, cuoio, terra/ sottobosco, tabacco
Gusto: sorso succoso ed equilibrato, di buona struttura, con ricordi di cacao e vaniglia, l’acidità dona freschezza alla beva, i tannini vivi e fitti caratterizzano un vino ancora molto giovane che sarà interessante degustare tra qualche anno.

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Sono un appassionato del mondo del vino, mi piacciono i profumi e i sapori che ogni bottiglia di vino racchiude, le sensazioni e le emozioni che trasmette e che ogni “bevitore” può interpretare in base alle proprie percezioni sensoriali. Ho frequentato diversi corsi di degustazione sul vino in ambito AIS, Slow Food, Gambero Rosso, Enotime; ho preso il diploma di sommelier AIS nel 2001. La passione per il vino mi ha indotto a svilupparne altre, in particolare per l’Olio: ho acquisito il diploma di sommelier dell’olio extravergine di oliva dell’AISO nel 2007 e quello di assaggiatore dell’olio vergine di oliva dell’UMAO nel 2014. Mi piacciono molto anche i distillati, in particolare la grande varietà e specificità del mondo del whisky. Ho collaborato per l’edizione 2018 con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso e con la “Guida Flos Olei“ 2019 di Marco Oreggia. Sulla testata Vinodabere mi occupo di Vino, Olio e Distillati; inoltre collaboro con le testate www.lucianopignataro.it ed Epulae.

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