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MODIGLIANA STELLA DELL’APPENNINO EDIZIONE 2022 – PRESENTATA LA CARTA DELLE ANNATE E LA DOC MODIGLIANA BIANCO

Bordini, Melandri, Morresi. Rispettivamente Francesco, Giorgio e Renzo Maria: il triumvirato romagnolo delle meraviglie, quello che ha preso per mano una piccola sottozona come Modigliana, portandola all’onore delle cronache internazionali. Sei le edizioni di Stella dell’Appennino, dedicate, nel nome, ad una mancata regina di Francia, bi-vedova, di nome Maria Stella Petronilla Chiappini. Leggenda metropolitana utile a dare un alone di nobiltà ad una denominazione delimitata per intero dai confini del Comune di Modigliana. Le vallate di Ibola, Tramazzo ed Acerreta e le differenze riprodotte nei vini da esse provenienti, allineate al microclima ed alle esposizioni dei vigneti. Più ripida e fredda Ibola, più appagante e morbida nei declivi Acerreta ed al centro Tramazzo, la via di mezzo che guarda verso le montagne dell’Acquacheta, note già al Vate nella Divina Commedia.

Modigliana e le vallate di Ibola, Tramazzo e Acerreta

Arte, storia e naturalmente vini, molto espressivi, dove il protagonista è il Sangiovese, nell’eterna diatriba sulle origini romagnole, toscane (o persino del sud Italia). Poco importa, vogliamo invece dare rilievo alle caratteristiche del varietale di queste zone. Le altitudini salgono rispetto ad altri areali e le arenarie durissime rendono la vita difficile ai coltivatori diretti. In superficie c’è sabbia data dal disfacimento delle rocce, con inserti simili al galestro; al livello delle radici ogni pianta deve confrontarsi con la propria voglia di sopravvivere, dovendo spaccare la matrice marnosa per trovare acqua e sostanze minerali disciolte. Non tutte ce la fanno, purtroppo. Il risultato narra di un fil-rouge di sensazioni speziate ed agrumate, con riverberi erbacei e tannini schietti e sinceri, addolciti dal cambiamento climatico attuale e da una salinità palpabile.

Non solo vini rossi, ma deliziose espressioni vestite di bianco, originali e fascinose. Come l’imminente ritorno del Sauvignon Blanc in purezza del Ronco del Re – Ronchi di Castelluccio – una storia che ha il sapore del mito. Oppure lo Chardonnay Musqué proposto da Frawines – La Casetta dei Frati – sorprendentemente fresco e serbevole nell’assaggio di una 2009 ancora integra. Senza dimenticare il Trebbiano (romagnolo) protagonista per almeno il 70% nel blend previsto dal disciplinare della Doc Modigliana Bianco, applicabile alle uve vendemmiate dal 2022 in avanti od a quelle del 2021 che già ne rispettavano i criteri. Ed infine un occhio affettuoso verso l’Albana, finalmente nel ruolo da imperatrice del panorama enologico locale, per vini di struttura e complessità dal tipico finale mordace. È il caso del Terra! 2021 di Villa Papiano, agrumato ed officinale, lontano da forme pompose retaggio del passato. O come il Regilla 2021 di Torre San Martino, meno onirico del campione precedente, ma di forte impatto tra albicocche mature e ricordi di miele d’acacia.

Tornando al Sangiovese, anche quest’anno si è svolta la degustazione alla cieca per il concorso La Stella 2019, riservata ai Modigliana Dop Sangiovese 2019. Nove prodotti selezionati, giudicati da un panel di esperti del settore e critici della stampa, che hanno decretato la vittoria (quasi schiacciante) del Papesse, storica vigna singola di Villa Papiano, attualmente quella coltivata alle maggiori altitudini di tutto il Comprensorio con i suoi 570 metri di quota. I fratelli Bordini sono stati davvero insuperabili a domare le rigidità espressive di una annata impegnativa ed altalenante. D’accordo che le sensazioni vegetali od erbacee possono essere un marchio distintivo del territorio, ma in qualche etichetta lo squilibrio di tannini immaturi rende il sorso arduo e non compensato neppure da una vendemmia leggermente tardiva. Si richiedono tempi supplementari in vetro per trovare (si spera) il giusto equilibrio.

Non finisce qui! Accanto ai banchi d’assaggio, presi d’assalto da numerosi estimatori provenienti da molte regioni, i fuochi d’artificio li ha fatti Walter Speller – corrispondente per Jancis Robinson – che ha descritto alla perfezione le 20 etichette esclusive, scelte per raccontare oltre 30 anni. Dalle prime esperienze produttive alla conquista dell’identità, per arrivare ai nostri giorni tra letture territoriali del presente e futuro artigiano da valorizzare nei vini della denominazione. La lista aveva dell’incredibile: commoventi il Ronco Ciliegi 1992 Castelluccio, il Pietramora 2001 Fattoria Zerbina ed il Montignano 2004 Il Pratello. Così come, in tempi più recenti Assiolo 2008 Gabriele Succi ed il Violano 2016 Il Teatro. Per giungere, infine, alle positive onde attuali del Pian 2019 Pian di Stantino e del Corallo Nero 2019 Azienda Agricola Gallegati.

 

 

 

 

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Scritto da

Luca Matarazzo Giornalista- Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania.. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale

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