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Milo ed il suo Etna Bianco Superiore raccontato attraverso 9 etichette

Dire Etna Bianco Superiore, in automatico vuol dire Milo. Nel disciplinare dell’Etna D.O.C., per avere la menzione di Superiore uno dei requisiti essenziali, è quello che le uve (almeno 80% Carricante) debbano provenire dal territorio del Comune di Milo. Questo fa sì che le vigne nel territorio di Milo siano prevalentemente di uva a bacca bianca (Carricante in predominanza), ma questa non è una scelta solamente commerciale, ma motivata da un insieme di fattori che la zona Est di A’muntagna (in partiolar modo la zona di Milo) sia particolarmente adatta alla coltivazione del Carricante ed a sua volta alla produzione del vino bianco dell’Etna che ha la dizione di Superiore. Morfologia dei terreni, condizioni climatiche, altitudine, dettano le regole e per certi versi impongono che il vitigno che possa essere coltivato sia il Carricante. Il suolo è stratificato ed è ricco di ferro e rame, oltre ad avere un substrato terroso, prima di poter trovare roccia si può arrivare anche ad una profondità di circa 2 metri. L’Etna ha arricchito (e tutt’ora arricchisce) il suolo con i lapilli (detti in gergo locale ripiddu), durante le eruzioni. I lapilli sono ricchi di silice e ferro. Il clima del versante Est è molto particolare, a partire dalla piovosità, che è pari quasi al doppio di quella delle altre zone, passando ad una notevole umidità (può anche capitare la nebbia nel periodo estivo), per l’irraggiamento solare, che non permette una maturazione completa delle uve a bacca rossa ed infine per l’altitudine dei vigneti che parte da 700 metri s.l.m., che garantisce escursioni termiche fra giorno e notte. Possiamo dunque comprendere perchè i vini ottenuti dalle uve di Milo, abbiano una buona propensione all’invecchiamento. Grazie ad una notevole acidità, sono vini con una complessità che viene a completarsi con il passare del tempo e da giovani con una notevole “verticalità” alla beva.

Ultimamente il numero di produttori di Etna Bianco Superiore è incrementato, offrendo agli appassionati e consumatori una scelta più ampia rispetto a quella di un paio d’anni fa. Nell’interesse di valorizzare ulteriormente il “proprio” prodotto, il Comune di Milo ha organizzato una degustazione di nove Etna Bianco Superiore al fine di confrontare i vari stili dei produttori e per spiegare come un territorio di modeste dimensioni, possa dare vini con sfaccettature diverse. I vini degustati sono stati:

Etna Bianco Superiore D. O. C. 2018 Contrada Rinazzo – Benanti

Inizia con sentori (delicati) floreali, successivamente passa a sfumature agrumate e a un lieve accenno di mandorla, e pietra focaia. Sorso deciso e verticale. Freschezza notevole ed una buona lunghezza accompagnata da una sapidità che lo rende interessante. Affina 6 mesi in bottiglia.

Affiu 2018 – Etna Bianco Superiore D. O. C. – Eredi Di Maio

Un corredo aromatico che va aspettato, ma che viene fuori con il passare dei minuti. Note muschiate e sentori marini per poi far emergere un accenno delicato di pompelmo. La spalla acida si fa sentire ma viene accompagnata da una buona lunghezza e struttura.

Etna Bianco Superiore D. O. C. 2018 – Tenuta delle Terre Nere

Dal calice provengono sentori erbacei, in particolar modo di erba bagnata che fanno da apripista per profumi più marcati di sambuco e di ginestra, per concludere con un finale su ricordi di miele. L’acidità viene accompagnata dalla grande sapidità, che gli dona una bella progressione e lunghezza di beva.

Kudos 2018 – Etna Bianco Superiore D. O. C. – Federico Curtaz & Eredi Di Maio

In apertura si fanno strada sensazioni di pietra focaia e la nota agrumata, a seguire accenni floreali e a tratti sentori di vaniglia. All’assaggio conferma che è ancora in fase evolutiva e che va aspettato. Il passaggio in legno gli conferisce struttura e l’acidità è presente, ma per poter avere le dovute caratteristiche di un Etna Bianco Superiore, è bene che i sentori terziari si integrino maggiormente.

Primazappa 2018 – Etna Bianco Superiore D. O. C. – Calcagno

Agrumi e note iodate si accompagnano a sensazioni floreali e di pietra focaia che arricchiscono il corredo aromatico. L’acidità è ben presente ed è il giusto “biglietto da visita” per un Etna Bianco Superiore. Corrispondenza gusto – olfattiva molto buona. Ottima progressione. L’affinamento viene fatto per un 50% in acciaio e per la parte restante in legno, ma è stato fatto in maniera accurata. L’affinamento (per la metà) in legno, permetterà di acquistare complessità e struttura con il passare del tempo per avere un vino che potrà affrontare con fiducia l’evoluzione e riservare belle sorprese.

Etna Bianco Superiore D. O. C. 2018 – Barone di Villagrande

Muschio e felce, nota marina, lieve accenno di frutta candita. Fresco, ma non in maniera fervida, con una beva verticale. Elegante e non stancante. Persistenza discreta.

Etna Bianco Superiore D. O. C. 2018 Contrada Villagrande – Barone di Villagrande

Note di miele e ricordi floreali, piccoli accenni di vaniglia e di muschio. Una piacevolissiva rotondità alla beva con una sapidità molto interessante. Pur avendo ancora pochi anni è già molto piacevole. Uso saggio del legno. Buona persistenza.

Vigna Don Paolo 2017 – Etna Bianco Superiore D. O. C. – Azienda Alfio Cosentino

Profumi intensi di mela annurca e miele di castagno, completano il bouquet frutta esotica e fiori secchi. Grande struttura e complessità di beva. Progressione e persistenza ottime.

Vigna di Milo 2016 – Etna Bianco Superiore D. O. C. – I Vigneri

Intenso all’olfatto con note agrumate e sentori salmastri, accenni fruttati di mela e di pera Kaiser. La corrispondenza gusto – olfattiva è più che buona con una sapidità che tiene testa alla freschezza. Progressione e persistenza molto buone. La particolarità di questo vino è che viene ottenuto con uve da viti a piede franco, selezionate tramite selezione massale.

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Come per tutte le cose importanti si inizia per gioco e poi... si fa sul serio. È dal 2006 che mi sono appassionato e sono stato introdotto nel mondo del vino, GRAZIE a MIO PADRE. Poi per capire qualcosa in più ho seguito un corso e..... nel 2013 ho conseguito il diploma di sommelier. A tutti coloro che sono appassionati di vino, dico che bisogna sempre provare e degustare vini diversi, cercando di capire quello che il vino ci trasmette, perché il vino non va bevuto! Il vino va degustato!!

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