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Merano Wine Festival, la top ten dei Nebbiolo

Il logorio della vita moderna, per dirla con Ernesto Calindri, ha contagiato anche il mondo del vino. Ed ecco che i produttori delle principali denominazioni di grandi vini rossi italiani da invecchiamento hanno deciso di assecondare una certa tendenza del consumatore, e cercano da qualche anno di immettere sul mercato bottiglie godibili fin da subito. Solo il tempo potrà rivelare se questa scelta pregiudicherà o meno la longevità dei Barolo e dei Brunello di turno, fatto sta che mai come in queste ultime vendemmie capita spesso di assaggiare alle anteprime vini già pronti e completi, con tannini presenti ma sufficientemente domati.

La riprova arriva, per esempio, da un’annata come la 2014, fresca e umida in gran parte della penisola (con diverse eccezioni), che nei miei assaggi spesso risulta meno complessa di altri millesimi ma davvero bevibile e armoniosa anche da giovane. Al recente Merano Wine Festival mi sono divertito a cercare soprattutto i Barolo 2014, ultima annata in commercio, confrontandoli con annate più giovani (sempre da uve Nebbiolo) o molto più vecchie, le quali hanno dimostrato ancora una volta che il tempo è un grande alleato per questi rossi, che riescono ad attraversare i decenni con una grazia e un’agilità inimitabili. Sarà così anche per le annate post 2010?

Ultima annotazione: il cambiamento stilistico e produttivo passa anche attraverso la semplice constatazione che nel 2002, annata altrettanto piovosa e difficile del 2014, la quasi totalità delle aziende decise di non produrre i cru di Barolo e Barbaresco, e molti non fecero neanche la versione “annata”. Nel 2014 invece di buone Docg da Nebbiolo ce ne sono diverse, e non pochi comunque hanno fatto uscire anche quelle che oggi si chiamano Mga (menzioni geografiche aggiuntive), versione “contemporanea” dei vini da singola vigna. E anche i cambiamenti climatici del globo ci avranno di sicuro messo lo zampino…

Dopodiché, la mia top ten dei migliori vini da Nebbiolo scovati al Kurhaus contempla però un solo esemplare del 2014: troppo ghiotta l’occasione per non assaggiare e recensire vini più maturi. Poi ce n’è uno del 2016 e uno “straniero”, cioè non piemontese, da uve Chiavennasca e proveniente quindi dalla Valtellina. Ma vi assicuro che pescare un 2014 delle denominazioni più blasonate delle Langhe non è necessariamente un cattivo affare, anzi.

Barbaresco Santo Stefano Albesani 2010

Barbaresco Santo Stefano Albesani 2010 – Castello di Neive

Barbaresco Santo Stefano Albesani 2010 – Castello di Neive. Vigna benedetta dagli dei, tanto che per Luigi Veronelli il miglior Barbaresco veniva da lì. La versione di Bruno Giacosa è forse più nota, ma questa non gli è da meno. La verticale che l’azienda ha proposto a Merano (il banchetto era un vero spettacolo) non ha tradito le attese. Su tutti, questo 2010 figlio di una vendemmia perfetta, classica, di grande longevità potenziale ma già grande ora. Olfatto elegante di spezie dolci, note agrumate, balsamiche, floreali e terrose; sorso articolato, di bell’equilibrio e fascino, freschezza acida che va a braccetto con uno strato tannico ancora robusto, si rilancia con continuità; chiude sapido, lungo e profondo. Un raro conseguimento.

Barolo Baudana Cerretta 2008

Barolo Baudana Cerretta 2008 – Vajra

Barolo Baudana Cerretta 2008 – G. D. Vajra. Storica azienda di Serralunga (Baudana è anche il nome di una frazione del Comune), rilevata da alcuni anni dalla famiglia Vaira di Vergne, già nota per il Barolo Bricco delle Viole e non solo (ottimi Freisa e Riesling). Vigna di quarant’anni, affinamento in botte che sfiora i 36 mesi, teoricamente dà vini austeri ma in questo caso il frutto è ancora croccante, dimostra grande carattere ma anche una dinamica gustativa da fuoriclasse. Cuoio, bacche rosse, fiori secchi, leggermente etereo al naso ma anche minerale; il tannino è elegante e potente, maturo al punto giusto; la persistenza “ciliegiosa” è davvero notevole.

Barolo Vigna La Rosa 1982

Barolo Vigna La Rosa 1982 – Fontanafredda

Barolo Vigna La Rosa 1982 – Fontanafredda. Ed eccoci a una cantina che a Merano non ci ha negato nulla: reduci da una Master Class con una spettacolare verticale della Riserva, di cui darò conto in un prossimo articolo, al banchetto del Kurhaus Andrea Farinetti, tanto per gradire, ha regalato a tutti gli appassionati un’altra verticale del cru più celebre della casa “reale”. E un’annata quasi leggendaria come la 1982 ha mostrato ancora una volta tutta la sua classe: profumatissimo, con cenere, humus, cuoio, liquirizia, rabarbaro, porcini secchi; al palato è vivo e finissimo, piacevole, appagante, con un’acidità accentuata che garantirà ancora lunga vita a questo vero e proprio Highlander. Un’emozione unica.

Barbaresco Tettineive 1989

Barbaresco Tettineive 1989 – Scarpa

 Barbaresco Tettineive 1989– Scarpa. Azienda famosa soprattutto grazie alla celebre Barbera Bogliona. Ma ci sa fare anche col Nebbiolo, come dimostra questo 1989 (altra annata storica) che a distanza di anni conserva tutta la seduzione di uno stile tradizionale: olfatto con menta, viole e rose appassite, spezie orientali, cenni ematici e iodati; in bocca ha ancora grande intensità e dinamismo, i tannini sono dolci e saporiti; nel finale rivela una freschezza inaspettata.

Barolo del Comune di Serralunga 2014

Barolo del Comune di Serralunga 2014 – Palladino


Barolo del Comune di Serralunga 2014 – Palladino. Vino già recensito in precedenza ma che continua a colpirmi per il suo grande equilibrio tra classicità, bevibilità e complessità. Un vero paradigma dell’annata (vedi sopra). Sarà che stavolta, oltre al classico assemblaggio di varie vigne, com’era di regola una volta nelle Langhe, è impreziosito dalle uve del San Bernardo con cui di solito l’azienda realizza la Riserva. Al naso sottobosco, arancia rossa, visciola, leggermente pepato e affumicato. Il tannino è giustamente “serralunghino” e quindi ancora un po’ ingombrante, ma di buona maturità e sapidità, con corredo di freschezza che dona slancio alla beva. Chiude molto integro con impressioni di frutta gialla, anguria e tabacco Virginia.

Barolo Meriame 2006

Barolo Meriame 2006 – Paolo Manzone


Barolo Meriame 2006 – Paolo Manzone
Bella interpretazione di un cru serralunghino con piante di settant’anni ed uve colte in leggera sovramaturazione e attentamente selezionate in vigna e in cantina. Affinamento di due anni in botti grandi di rovere di Slavonia e in tonneaux. Profumi minerali, terrosi, caffè, leggera speziatura, frutti rossi maturi, un po’ d’alcool; palato molto vivo, salino, gli anni in vetro sembrano aver giovato al vino che ha trovato un perfetto equilibrio tra struttura e bevibilità; avvolgente e invitante in persistenza, segnata da agrumi e da ciliegie sotto spirito.

Barolo Buon Padre 2013

Barolo Buon Padre 2013 – Giovanni Viberti

Barolo Buon Padre 2013 – Giovanni Viberti. Vino dalla storia quasi centenaria, prende il nome dall’omonima locanda di famiglia, aperta poco dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, ed è espressione iper tradizionale del Barolo di una volta: nato come assemblaggio di diversi vigneti, oggi arriva a raggruppare ben otto cru di Barolo, Monforte e Verduno, vendemmiati e vinificati separatamente, con macerazioni brevi per limitare al massimo la tipica astringenza del Nebbiolo giovane. Questo esemplare, in effetti, mostra già toni cordiali e molto aperti, con naso di spezie, sottobosco, sangue, frutta secca, cuoio; tannini morbidi, sorso articolato, alcool bilanciato da una buona freschezza.

Nebbiolo d’Alba 2016

Nebbiolo d’Alba 2016 – Giovanni Abrigo

Nebbiolo d’Alba 2016 – Giovanni Abrigo. L’outsider che non ti aspetti da una cantina nota ai più per la sua vocazione “dolcettista” (non per caso, visto che siamo a Diano d’Alba). Ma questo gioiellino low cost regala davvero emozioni e suscita grandi attese per i Barbaresco 2016, che usciranno tra qualche mese, e i Barolo 2016, tra un anno. Ricco, espressivo, elegante nei suoi toni di frutti di bosco e tabacco fresco, fiori di campo e stecco di liquirizia; in bocca ha bella profondità, è sapido e succoso ma denota anche una potenza non comune per la tipologia; finissima la chiusura, su toni pepati e balsamici.

Valtellina Superiore Inferno Carlo Negri 2015

Valtellina Superiore Inferno Carlo Negri 2015 – Nino Negri

Valtellina Superiore Inferno Carlo Negri 2015 – Nino Negri. Il Nebbiolo non è solo Langhe, anche se a Merano i “fratelli” Spanna e Chiavennasca sono rari da trovare. Qui parliamo di un’azienda storica della Valtellina (ha appena compiuto 120 anni), tra le più prestigiose nel portafoglio di un colosso come il  Gruppo Italiano Vini. Proprio nel 2018 c’è stata una svolta epocale: Casimiro Maule, dal 1971 alla guida del marchio di Chiuro, è andato in pensione e al suo posto è arrivato Danilo Drocco, forte di trent’anni d’esperienza nel mondo del Nebbiolo (Fontanafredda e Prunotto vi dicono qualcosa?). Questo esemplare nasce da vigne situate sulle Alpi Retiche, a pendenza ripidissima. L’annata calda regala un olfatto di china, tabacco, bacche rosse e nere; lo stile è moderno, il frutto è nitido, maturo, molto concentrato, il palato conserva però tensione e allungo.

Barolo del Comune di Serralunga 2013

Barolo del Comune di Serralunga 2013 – Schiavenza

Barolo del Comune di Serralunga 2013 – Schiavenza. Altra azienda di Serralunga, nota agli appassionati anche per una bella trattoria nel centro del Paese, all’ombra del castello. I Barolo di Schiavenza sono spesso scontrosi in gioventù, come confermano anche i 2014 presenti al banchetto: lo stile è molto tradizionale, senza compromessi, non per tutti: una divaricazione anche ampia dei giudizi è nelle cose. In questo caso, il 2013 dimostra però un’espressività notevole: naso delizioso, bei toni minerali di terra e grafite, tostati, balsamici e floreali. In bocca è pieno, la trama tannica è imponente e apparentemente austera ma ha succo e polpa da vendere, ha già trovato un certo equilibrio. Almeno per il mio palato…

 

Nato nel Luglio del 1969, formazione classica, astemio fino a 14 anni. Giornalista professionista dal 2001. Cronista e poi addetto stampa nei meandri dei palazzi del potere romano, non ha ancora trovato la scritta EXIT. Nel frattempo s’innamora di vini e cibi, ma solo quelli buoni. Scrive qua e là su internet, ha degustato per le guide Vini Buoni d’Italia edita dal Touring Club, Slow Wine edita da Slow Food, I Vini d’Italia dell’Espresso, fa parte dal 2018 della giuria del concorso Grenaches du Monde. Sogna spesso di vivere in Langa (o in Toscana) per essere più vicino agli “oggetti” dei suoi desideri. Ma soprattutto, prima o poi, tornerà in Francia e ci resterà parecchi mesi…

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