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Lo Chardonnay di PLANETA compie 30 anni – Verticale dell’anacronistico vino bianco siciliano

Si può affermare qualunque cosa nei confronti di questo vino, esserne entusiasti o detrattori, si può amarlo o ritenerlo non incline ai propri gusti, ma una cosa è certa, incontrovertibile, innegabile: lo Chardonnay di Planeta è il bianco di rottura col passato in Sicilia, un vino rivoluzionario che è stato un tema di dibattito. È per nascita anacronistico, poiché vede la luce nel 1995 con l’utilizzo delle botti di legno durante la maturazione (si tratta ad oggi di barrique di Allier, 40% nuove, 30% di primo passaggio, 30% di secondo), e continua ad esserlo oggi con il prosieguo di un vitigno non autoctono in Sicilia in un contesto invece di valorizzazione dei vitigni nativi. Andare contromano sembra che a Planeta non interessi ed è giusto che chi sia convinto della sua idea la segua fino in fondo.

Per celebrare i tre decenni di questo vino si è tenuta una memorabile degustazione, una verticale con profondità di annate nell’ambito della dodicesima edizione del Taormina Gourmet on tour, evento organizzato da Cronachedigusto al Picciolo Etna Golf Resort & Spa, Curio Collection by Hilton a Castiglione di Sicilia, e che ha avuto come ospiti i rappresentanti esteri del Vinitaly International Academy, e una piccola rappresentanza della stampa italiana. Ho avuto il privilegio di essere invitato al tour, e assistere alla masterclass tenuta da Alessio Planeta amministratore delegato dell’azienda e dal giornalista Daniele Cernilli di Doctor Wine.

Alessio Planeta e Daniele Cernilli

A proposito di quest’ultimo esimio comunicatore mi preme aggiungere un pensiero che si giustifica con lo svolgere il medesimo ruolo in un campo quasi simile (i distillati ovviamente), e con l’avvertire il peso di un giorno in più al termine di quello appena passato: era impossibile non notare, a costo di sembrare troppo deferente nei confronti di chi è stato per me un Alte Meister (sto citando il mio Thomas Bernhard, per chi non sapesse) la disinvoltura e la freschezza espositiva di Cernilli, anche nel passaggio dalla nostra alla lingua anglosassone.

Detto questo analizziamo brevemente il contesto storico nel quale trenta anni fa appare in Sicilia lo Chardonnay di Planeta. Ben più del 60% del vino siciliano era venduto come sfuso, che serviva anche a tagliare quello del nord. Il vino di qualità era pochissimo, circolava essenzialmente del vino povero per poveri. Non erano molti i produttori, oltre a indubbiamente Corvo, Tasca d’Almerita e pochi altri. C’erano però delle cantine cooperative, in particolar modo una: Settesoli, il cui presidente era Diego Planeta, zio di Alessio Planeta. Chiamò dall’Australia, dove lavorava, un enologo piemontese con grande competenza e conoscenza, Carlo Corino, che ha cambiato il modo di fare vino in Sicilia. Nasce così Planeta, un’azienda curata da giovani: Alessio, sua cugina Francesca e suo padre Santi (in tre non arrivavano a raggiungere i cent’anni, da una celebre battuta che fece Cernilli) e Corino che rimase l’enologo fino alla sua morte a 68 anni nel 2007. Quando nacque lo Chardonnay di Planeta, fu il primo in Italia che non imitava lo stile della Borgogna ma era molto più declinato a quello californiano e del nuovo mondo, di stampo moderno. Uno Chardonnay mediterraneo nel corpo, nel frutto, e percezione salina.

Ma passiamo direttamente alla degustazione dei cinque Chardonnay che prevedeva la masterclass più un intruso, il Fiano del vino Cometa che tanto corpo celeste sfuggente non è stato giacché è stabilmente prodotto a partire dal 2000. Tutti e sei vini sono Menfi doc.

Chardonnay 2010 magnum

All’olfatto è molto intenso, succoso con note terziarie di albicocca candita e fichi bianchi, miele d’agrumi, uva sultanina, ed evidenti percezioni note minerali.

Al palato è confortevole, caldo e non amaro, al contrario è burroso, con note di tostatura del legno, di vaniglia, e con acidità salmastra e un’evoluzione positiva non ossidativa, e un finale deciso e persistente che incede sull’agrume di pompelmo, e ancora albicocca.

Chardonnay 2020

Intenso con note marine, di miele millefiori, e con della frutta a polpa gialla.

Al palato si presenta composto e garbato nell’utilizzo del legno, presente ma non che personalizza bensì misurato, sorso minerale, sapido e agile, con ritorni di erbe aromatiche quali il rosmarino.

Cometa 2020

Frutto di una sperimentazione iniziata a fine anni ’90, è un’espressione completamente diversa, vien da sé, dal Fiano di Avellino, difatti troviamo differenti composti aromatici, di frutta esotica quali il frutto della passione e molta florealità, abbiamo suggestioni di asfodelo, camomilla, e toni mielati delicati.

Sorso agile e con corpo medio, garbato e in equilibrio.

Chardonnay 2023

Proviene da un’annata difficile, sebbene Alessio garantisce che la peronospora che ha determinato la qualità del millesimo in Planeta che coltiva in biologico non sia stata così influente.

Olfatto molto delicato e con eleganti note floreali, e sullo sfondo quelle fruttate. Siamo lontano anni luce dalla massiccia presenza del legno delle prime edizioni.

Il sorso ha una discreta acidità, ma complessivamente ci appare con un corpo e persistenza sotto alla media.

Chardonnay Didacus 2023

Prodotto dal 2014, proviene solo da una selezione delle vigne poste a Ulmo, un luogo speciale perché i vigneti sono circondati dal bosco e si ha un particolare microclima. Didacus è la versione latina del nome Diego.

Tutt’altra cosa rispetto al “base” dello stesso anno. Olfatto inteso, sempre declinato al floreale ma più definito poi sentori minerali e cenni di frutta tendente all’esotico.

Il sorso è materico e ricco ma al contempo delicato, con un finale persistente e minerale.

Chardonnay 2024

Olfatto intenso, con note di frutta esotica e percezioni floreali, e con l’apporto che generalmente dona il legno è molto misurato, infine note di miele d’acacia.

Il sorso è teso, dotato di grande acidità, e persistente.

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Pino Perrone, classe 1964, è un sommelier specializzatosi nel whisky, in particolar modo lo scotch, passione che coltiva da 30 anni. Di pari passo è fortemente interessato ad altre forme d'arti più convenzionali (il whisky come il vino lo sono) quali letteratura, cinema e musica. È giudice internazionale in due concorsi che riguardano i distillati, lo Spirits Selection del Concours Mondial de Bruxelles, e l'International Sugarcane Spirits Awards che si svolge interamente in via telematica. Nel 2016 assieme a Emiko Kaji e Charles Schumann è stato giudice a Roma nella finale europea del Nikka Perfect Serve. Per dieci anni è stato uno degli organizzatori del Roma Whisky Festival, ed è autore di numerosi articoli per varie riviste del settore, docente di corsi sul whisky e relatore di centinaia di degustazioni. Ha curato editorialmente tre libri sul distillato di cereali: le versioni italiane di "Whisky" e "Iconic Whisky" di Cyrille Mald, pubblicate da L'Ippocampo, e il libro a quattordici mani intitolato "Il Whisky nel Mondo" per la Readrink.

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