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La piccola azienda valdostana Cave MONAJA e il suo vino proveniente dalla vite tricentenaria di Faris

Abbiamo incontrato presso il ristorante il Bacaro a Roma l’azienda valdostana Cave MONAJA . Si tratta di un sogno che si realizza di Chul-Kyu Andrea Peloso, un enologo di origine coreana, che dopo aver lavorato in diverse aziende vinicole della zona per oltre 20 anni, ha trovato, in questo stupendo territorio che è la Valle d’Aosta la possibilità di utilizzare tutto quello che ha imparato negli anni precedenti.

Il Bacaro

Si parte  dall’idea di recuperare e valorizzare la vite monumentale che trova dimora a ridosso di un vecchio rudere nel villaggio abbandonato di Faris nella frazione  di Saint Denis.

Una pianta di oltre 300 anni di età della varietà del Petit Rouge che ha resistito alla fillossera ed è ancora in grado di produrre uva.

Si è iniziato affittando una piccola vigna di appena 400 mq in prossimità della città di Aosta e pian piano convincendo altri piccoli proprietari a non lasciare morire un tesoro del passato, questo mosaico vinicolo prende forma. Gli appezzamenti pur se piccoli sono all’interno della valle dove è ubicata la città di Aosta e quei piccoli fazzoletti di vigna, collocati in ben 9 comuni, posti ad altitudini che vanno dai 500 ai 1000 metri  s.l.m. danno vita ad una frammentazione che nel suo insieme raggiunge 2 ettari totali.

La scelta di continuare a coltivare vigne ,in alcuni casi trovate “allo stato brado” e assecondarle nel loro modo di essere (arliamo di vigne che hanno un età media di 60- 80 anni di età), è la sfida che Chul-Kyuha voluto portare avanti.

Chul-Kyuha

I vitigni sono naturalmente quelli da sempre presenti nel territorio, Petit Rouge, Fumin, Vien de Nus, Muscat Petit Grain, Pinot Noir, Traminer, e  ogni singolo microvigneto porta Chul-Kyu a dire:

Mi piace pensare che questa scelta di mantenere vivo il territorio, valorizzando un prodotto che fa parte del tessuto sociale, sia il mio piccolo contributo per rendere migliore il nostro domani”.

Un raffeddamento delle uve attraverso un lenzuolo bagnato che avvolge i silos dove avvengono le prime fermentazioni e un affinamento in legni in gran parte usati o rigenerati danno vita a blend molto interessanti.

Vi descriviamo i vini assaggiati:

Pret à Boire blanc 2019 (Muscat e Traminer)

Affinato in anfora con una porosità non troppo spinta ci mostra che le tipiche note aromatiche dei vitigni che gli danno vita sono smussate nell’intensità, poi la sapidità si accompagna ad una mineralità affilata come una lama per chiudere con una nota interessante di lime.

Pret à Boire Rouge 2019

Affinamento in serbatoio ovoidale in cemento  (40%Pinot Noir, 40%Petit Rouge, 20% vitigni autoctoni)  Spezie e frutti di bosco anticipano una beva facile con un tannino sempre presente. Intrigante il finale di frutta rossa,

Foehn 2018 (Fumin, Petit Rouge, Vien de Nus)

Abbiamo cambiato marcia un vino di grande spessore, le spezie si integrano alla perfezione con frutta di sottobosco, ricco sapido e fresco allo stesso tempo, un sorso che non ha fine con un finale di spezie e frutti rossi interminabile.

Monaja 300 2017 (100% Petit Rouge)

Il vino simbolo dell’azienda, utilizza le uve provenienti dalla vecchia vite tricentenaria a cui si associano anche le uve di vigne con più di 80 anni sempre dello stesso vitigno. Appena 300 bottiglie prodotte annualmente e un affinamento che prevede un leggero passaggio in barrique nuova per 2 mesi per poi finire in barrique usate per altri 2 anni.

Un vino che evidenzia l’uso della barrique nuova. Note balsamiche, con eucalipto in evidenza, anticipano frutti di bosco e spezie. Caldo, elegante e interminabile. Riteniamo che esprimerà il suo pieno potenziale tra qualche anno. Aspettiamolo e avremo grandi soddisfazioni.

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Ha fondato Vinodabere nel 2014. Laureato in Economia e Commercio specializzazione mercati finanziari, si è dedicato negli ultimi dieci anni anima e corpo al mondo del vino. Assaggiatore internazionale di caffè ha partecipato a diversi corsi di analisi sensoriale del miele, vanta diverse esperienze nell'ambito enologico quali la collaborazione con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso (edizioni 2017 e 2018), e la collaborazione con la guida Slow Wine (edizioni 2015 e 2016).

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