Giuseppe Carusone proviene dal mondo dell’edilizia e, prima di cimentarsi nel progetto La Masserie voluto fortemente in onore dei nonni che producevano vino sfuso per gli abitanti di Bellona e dintorni, mai avrebbe pensato che quell’azienda sarebbe diventata la sua ragione di vita, in particolare per la figlia Sara.

Dalla ristrutturazione di un vecchio casolare con annessa stalla ecco l’idea di un’ampia sala degustazione corredata da una mansarda con vista sulle vigne ai piedi del monte Rageto, nel pieno della quiete contadina. Realizzati inoltre i locali per la vinificazione con attrezzature moderne e contenitori termorefrigerati per una corretta fermentazione, mentre la sosta del vino in bottiglia prosegue poi nella grotta sotterranea di tufo. Il retaggio indimenticato delle “dispense” di un tempo, quando non esisteva refrigerio dagli elettrodomestici e le persone dovevano adattarsi scavando lunghi cunicoli o utilizzando (in montagna) le neviere.

Neppure Sara, terminati gli studi per la laurea in lettere e filologia moderna, avrebbe pensato di innamorarsi così tanto del Pallagrello e del Casavecchia da divenire per lei pagine di un libro infinito e pane quotidiano da condividere con i tanti visitatori in cantina. Al momento sono 6 gli ettari vitati in proprietà, anche se non tutti in produzione a pieno regime, locati in varie parcelle lungo il fiume Volturno nella pianura casertana. La località in cui è sita, “Masseria Vecchia”, ha ispirato il nome dell’azienda, il quale nonostante sia francese è legato al territorio più di quanto si possa immaginare. Il termine “masserie”, infatti, è molto simile foneticamente all’equivalente napoletano che significa “masseria”.

Ancora minoritario il quantitativo di imbottigliato rispetto allo sfuso e alla vendita di uve conto terzi, ma la crescita sensibile della qualità dei prodotti e l’apertura verso nuovi mercati prospetta ai Carusone l’ipotesi neppure tanto remota di porre tutto il vino in bottiglia nel futuro. Anche perché le etichette, veri quadri d’autore realizzati dall’artista napoletano Bruno Donzelli, parlano già della cura maniacale nei minimi dettagli. E poi gli occhi attenti di nonno Antonio, 91 candeline spente da poco, stimolano padre e figlia a proseguire nell’opera sin qui realizzata tra mille sacrifici.

Il Pallagrello Bianco “Tres Frigidae” 2025, dedicato alla storica località Triflisco nota agli antichi romani per le preziose acque surgive, è succoso e sapido, dal finale quasi tropicale. Solo 6 mesi sulle fecce fini e poi vetro. Veritas 2025 è il rosato espressivo realizzato da Casavecchia, dall’ottima verve tannica con rimandi agrumati e officinali. Il Pallagrello Nero del Vulturnus 2024 è speziato e scuro, dalla vena balsamica finale che attenua la sensazione calda del sorso. Solo acciaio per 12 mesi.

Infine Vinalia 2022, il vino più sorprendente della degustazione realizzato soltanto da uve Casavecchia provenienti da una vecchia vigna. Sentori di liquirizia, fiori viola ed essenze di bosco in un tocco contemporaneo che si smarca dagli omologhi del territorio.