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IL TERROIR DI SERRALUNGA INTERPRETATO DA PALLADINO

Insieme al gruppo romano della guida I Vini d’Italia de L’Espresso siamo a Serralunga per “esplorare” la cantina Palladino , situata nella piazza centrale del paese , Piazza Maria Cappellano, un nome famoso a cui, come vedremo, è legata la storia dell’azienda.
Arriviamo in gruppo e ci accoglie Veronica, gentilissima e molto ospitale che ci racconta come è nata la Cantina Palladino.

La Storia
Il palazzo i terreni e le attuali cantine di Palladino erano proprietà della famiglia Cappellano: qui è nato il Barolo Chinato. Nel 1974 Teobaldo Cappellano vendette tutto riprendendo l’attività vitivinicola in altra sede. Nel ’74 quindi Piero Palladino rileva la proprietà Cappellano e ne affida la gestione al cugino Maurilio, poi divenuto socio.
Maurilio e la moglie Domenica hanno guidato per anni, – e ancora la guidano – l’azienda nel rispetto della tradizione e delle caratteristiche del territorio ma sono stati nel frattempo affiancati dalla nuova generazione: la nipote Veronica, con il marito Alessandro e Margherita, nipote di Piero e figlia di Mauro Palladino.

La Cantina
Continuiamo la visita con Veronica che ci introduce nella cantina.
Nel primo ambiente vediamo le vasche per la fermentazione e/o conservazione del vino:
1. Vasche coibentate, usate durante la fermentazione, con una serpentina interna per raffreddare/mantenere stabile la temperatura del vino .

2. Vasche in cemento vetrificato, utilizzate per tutti i Barolo: i mosti ottenuti dopo la prima pressatura * vengono messi in cemento fino a quando fanno la malolattica ( maggio/giugno dell’anno dopo). Vengono poi fatte altre due pressature delle uve diraspate, con cui si ottiene un rosso da tavola
3. Vasche in acciao e polistirolo, usate per i vini bianchi o per i rossi prima dell’imbottigliamento, dove il vino viene conservato a zero gradi e poi, all’atto dell’imbottigliamento, portato a temperatura ambiente.

Proseguiamo la visita negli spazi dove giacciono le grandi botti di rovere.

Lo Stile dei vini Palladino


Per capire appieno lo stile dei vini della Cantina Palladino è necessario citare un antefatto. Negli anni 80/90 impazzava la polemica tra i produttori “Tradizionalisti” ( la maggioranza) e i cosiddetti “Modernisti” ( Voerzio, Altare, Rivetti e altri), la nuova generazione figlia dei contadini di langa che aveva “osato” vinificare il Barolo nelle barrique, ottenendo un prodotto sicuramente diverso da quello “tradizionale” e che, senza entrare nel merito della disputa, riusciva a raggiungere una bevibilità e prontezza del vino in tempi molto più brevi dei Barolo “tradizionalisti” ; questo è stato uno dei fattori, insieme all’intraprendenza commerciale dei Modernisti, che ha permesso al Barolo di essere conosciuto e apprezzato in tutto il mondo diventando un prodotto bandiera del made in Italy.
Ormai da qualche lustro la dicotomia Modernisti/Tradizionalisti è stata superata e la cantina Palladino è un rappresentante di eccellenza della filosofia delle nuove generazioni di “Langaroli” in cui la conservazione dei valori più importanti della tradizione ( la cura della vigna, il rispetto delle specificità del territorio e delle potenzialità dei vitigni) si coniuga con una visione più moderna delle tipologie di vini prodotti, che tiene conto anche dei mercati di destinazione: es. la Barbera Bricco delle Olive risulta un vino molto apprezzato in Italia – da consumatori e critica – e destinato quindi al 90% al mercato nazionale, altri vini ( la Barbera d’Alba) sono destinati esclusivamente al mercato estero e vengono prodotti pensando ai gusti dei clienti dei paesi destinatari. Questo tipo di considerazioni guida la filosofia produttiva di Palladino, per cui, ad esempio, l’uso del legno – botti grandi, tonneaux o barrique – non è un dogma predeterminato ma è funzionale alla tipologia di vino che si vuole ottenere. Di questa “modernità” è portatrice la nuova generazione dei Palladino che oltre a fornire supporto per la gestione della cantina è impegnata nelle attività scouting di nuovi mercati e promozione dei vini sia in Italia che all’estero: ampliare il business dell’azienda fornisce le risorse indispensabili per poter produrre vini come il Barolo Riserva San Bernardo, l’essenza del Barolo “tradizionale” di Serralunga, ma la cui limitata produzione, tenuto conto delle energie, del tempo e degli investimenti richiesti, non sarebbe altrimenti sostenibile commercialmente.

Il Terroir di Serralunga
Il terreno che ospita i vigneti è quello composto da marne bianco-giallastre tipico del terroir di Serralunga. I vigneti da cui derivano i vini più pregiati di Palladino sono cinque:

San Bernardo, Ornato, Parafada, Serra e Gabutti.

I VINI
Insieme a Veronica, a cui nel frattempo si è unito Alessandro , arriviamo nel sancta sanctorum dell’Azienda: la sala degustazione, classica e austera come un Barolo di Serralunga, dove iniziamo con grande curiosità e aspettative la degustazione dei vini.

 

Barbera d’Alba Bricco delle Olive 2014: proviene per due terzi dai vigneti di Serralunga Ornato e Parafada; affinata15 mesi in tonneaux. Ampio spettro olfattivo, in evidenza la nota balsamica tipica di Serralunga, poi spezie e frutti rossi. Al palato evidenzia un tannino levigato seguito dal calore dell’alcol e una buona succosità. Meno energica ed acida rispetto alle Barbera più tradizionali, ma più elegante.

Nebbiolo d’Alba 2015: Da vigne in affitto a Roddi (fuori Serralunga). Un anno in botte grande. Ingresso al naso floreale- viola, rosa rossa – chiusura balsamica e di piccoli frutti rossi. Al gusto evidenzia tannini fini e puliti, una dinamica gustativa caratterizzata da succosità e freschezza, gioca le sue carte più sulla bevibilità ed eleganza che sulla potenza e lunghezza gustativa.

Barolo del Comune di Serralunga 2014 (anteprima assoluta, non in commercio): in questa annata dove non si produce la riserva San Bernardo vi confluiscono  anche tutte le uve dell’omonimo cru aziendale. Invecchia due anni in botti grandi di rovere. Il risultato non poteva che essere di grande complessità ed eleganza. Intensità e finezza dei profumi di fiori e frutti rossi, finale balsamico. Tannino finissimo , bella acidità, agrumato, sapido, piacevolezza di beva. Tira fuori da subito l’essenza del Barolo: da bere alla prima uscita.

Barolo Parafada 2014 (anteprima assoluta, non in commercio): un anno in botte grande e uno in tonneaux nuovi al 60%. Ancora un po’ indietro, con balsamicità che deriva dalla tostatura dei tonneaux nuovi, sentori di radici e incenso.
Tannini ancora vibranti, con finale di sottobosco e genziana. Vino da aspettare.

Barolo Ornato 2014 (anteprima assoluta, non in commercio):  Uve provenienti dal vigneto Ornato di Serralunga. Fa solo botte grande, con legni però più nuovi delle botti del Serralunga. Ancora reticente al naso, con note sfumate di frutti rossi e anguria. I tannini sottolineano la gioventù del vino, ma acidità, materia, finale agrumato ( arancia nera), e persistenza lunghissima ci anticipano la personalità di questo straordinario vino. Più “tradizionalista” del Parafada, ha una complessità maggiore pur mantenendo le caratteristiche dell’annata. Vino da conservare.

Barolo Riserva San Bernardo 2012 (anteprima assoluta): Il prodotto di punta dell’azienda, unica Riserva, dal cru San Bernardo a Serralunga, prodotta solo nelle annate migliori. Matura tre anni in legno grande poi cemento e vetro per altri tre.
Profumo molto complesso e intenso: frutti rossi maturi, spezie, erbe medicinali, ematico. All’assaggio emerge un vino sferico, piacevole, dai tannini rotondi bilanciati dall’acidità, in linea con l’annata; mostra finezza ed eleganza in un finale succoso con note dolci e amaricanti. Uscirà in commercio tra 7-10 mesi.

Barolo del Comune di Serralunga 2013: Naso un po’ chiuso, sentori di rosa e geranio, poi frutta rossa. Alla gustativa ritorno di frutta rossa, succosità. Si percepisce la struttura importante nonostante la tensione del tannino. Nel confronto il 2014 risulta più pronto. Vino ancora giovane, da aspettare.

Barolo Parafada 2013. Naso complesso: spezie, alloro, agrume. Sorso succoso, tannino presente ma levigato, grande pulizia, con una leggera nota alcolica bilanciata da freschezza e sapidità. Equilibrato e molto persistente. L’uso di tonneaux usati e l’anno in più in bottiglia gli dà una maggiore prontezza e piacevolezza rispetto al 2014.

Barolo Ornato 2013. Profumi puliti e molto intensi di viola, spezie e frutti rossi, grande balsamicità . Al gusto induce subito piacevolezza, profondità di beva, pulizia, con tannini fitti ed eleganti. Resta a lungo sul palato. Per noi il migliore della batteria (appena un pelo sopra il S. Bernardo 2012), un vino premiato dalla nostra Guida (I Vini d’Italia de L’Espresso) nei 100 vini da bere subito.

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Sono un appassionato del mondo del vino, mi piacciono i profumi e i sapori che ogni bottiglia di vino racchiude, le sensazioni e le emozioni che trasmette. Mi piacciono molto anche i distillati, in particolare la grande varietà e specificità del mondo del whisky. Laureato in Fisica, con un passato di marketing manager nel settore Servizi e Innovazione di una società leader di telecomunicazioni, oggi critico enogastronomico per passione. Scrivo di Vino, Distillati ed Olio sulla testata giornalistica Vinodabere (www.vinodabere.it). Collaboro anche con le testate di settore “Luciano Pignataro (www.lucianopignataro.it)”, "Wining (www.wining.it)" ed “Epulae (www.epulaenews.it)”. Giudice per il concorso internazionale Grenaches du Monde. Assaggiatore per la “Guida Flos Olei“ di Marco Oreggia. Ho collaborato per l’edizione 2018 con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso. Sommelier AIS dal 2001, Sommelier AISO dell’Olio e degustatore iscritto all'albo per la Regione Lazio.

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