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Il Savuto, una DOC calabrese che, grazie ad Antiche Vigne, lotta per continuare ad esistere

Quando parliamo della  Calabria enoica il nostro pensiero va immediatamente al Cirò, che è stato per tantissimi anni, la bandiera dell’enologia di questa regione. Ultimamente una nuova generazione di viticoltori ha saputo dare vita ad un movimento che ha come obiettivo  far conoscere i vitigni  tipici di questi luoghi.

Vi vogliamo parlare di una DOC, poco conosciuta al grande pubblico, che negli ultimi 30 anni ha rischiato di scomparire del tutto, pur riuscendo ad esprimere il meglio di un territorio così difficile da coltivare. I vini che ne nascono meritano di essere provati e giudicati,  perché sanno mostrare in un assaggio un territorio così bello e così duro allo stesso tempo.

La DOC in questione è quella del Savuto che, inizialmente, comprendeva soltanto i vigneti piantati sulle pendici dei monti che sovrastano il fiume Savuto , in provincia di  Cosenza. In seguito la DOC si è estesa anche nella zona di Catanzaro, pur lasciando soltanto ai vini nati nel territorio originale la dicitura “classico”.

Tante vicissitudini negli ultimi 30 anni, nel 1986 per non rischiare di veder cancellata la Denominazione dal Ministero delle politiche Aglicole, visto che nessuna azienda  imbottigliava vino, 13 viticoltori della zona decisero di unirsi in associazione, per far sì che la DOC Savuto non venisse cancellata.

Ma il progetto non ebbe tanto successo e portò come unico risultato la messa in commercio 3.000 bottiglie di qualità non eccellente, ma che permisero alla DOC di non essere cancellata.

Per questo, nel 1999 l’associazione si sciolse e fu allora che Gianfranco Pironti  decise di lanciarsi, con l’aiuto del padre che era stato presidente della vecchia associazione, in questa sfida dagli esiti, allora, incerti .

Nasce così nel 2004 Antiche Vigne. I primi anni sono spesi nella ricerca dei vecchi vigneti di Magliocco e nel loro ripristino. Un’idea che sembrò una pazzia ai viticoltori locali, indirizzati a coltivare quel vitigno internazionale che prende il nome di Cabernet Sauvignon tanto in voga in tutto il mondo.

le vigne del Savuto

Tante difficoltà per il prosperare di questa DOC, che vede nella morfologia del terreno, il più grande ostacolo al suo sviluppo. Oggi sono rimasti solo due produttori.

L’azienda produce 86.000 bottiglie l’anno con l’obiettivo di arrivare a 100.000 entro il prossimo anno. Il vino viene apprezzato  principalmente in Europa e USA,  ultimamente è stato riscoperto anche in Italia, cavalcando l’onda dei vitigni autoctoni tanto cari al pubblico.

I vitigni previsti, da disciplinare, per questa DOC  sono  per il rosso e il rosato: il Magliocco fino al 45%, l’Aglianico fino al 45%, il Greco Nero e il Nerello Cappuccio, da soli o congiuntamente, fino al 10%.  Inoltre possono essere utilizzati altri vitigni a bacca nera tipici della Calabria fino ad un massimo del 45%.

L’azienda di cui abbiamo assaggiato i vini utilizza principalmente Magliocco e Greco Nero, con vigneti , in alcuni casi di oltre 70 anni situati nella zona tipica del Savuto  su terrazzamenti di pietra.

Savuto Rosato GIDA 2018

Savuto Rosato GIDA 2018 ( Magliocco e Greco Nero)

Il Savuto che ci vien voglia di bere fresco con l’arrivo dell’estate, note di fragola, rosa e ciliegia ci anticipano un sorso dinamico e di bella struttura. Finale sapido dove spicca una nota di marasca.

Savuto Classico 2017

Savuto Classico 2017 ( Magliocco e Greco Nero)

30.000 bottiglie prodotte per un vino che si presenta con profumi di macchia (mirto), cuoio e ricordi fumé. Si trovano inoltre note balsamiche dove l’eucalipto è in evidenza. Un vino che mostra da subito il suo carattere, sostenuto da una bella acidità. Un finale su note di gelso e pepe nero sono la degna chiusura per un vino di facile beva.

Savuto Superiore 2013

Savuto superiore 2013 (Magliocco e Greco Nero)

Appena 3.000 bottiglie prodotte, per un ettaro di terreno con pendenze del 35%.  Viti allevate a cordone speronato e alberello che in alcuni casi dimorano in quei luoghi da oltre 70 anni. Con questo vino abbiamo la possibilità di capire quali sono le potenzialità del Savuto, ci accorgiamo della sua  complessità non appena avviciniamo il nostro naso al bicchiere. Profumi di macchia mediterranea, cuoio, caffé, tabacco e spezie  invadono i nostri sensi. Una freschezza che non ti aspetti accompagna un tannino rotondo verso una chiusura con note di ciliegia sotto spirito ed eucalipto. Veramente un vino che fa onore alla Calabria.

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Ha fondato Vinodabere nel 2014. Laureato in Economia e Commercio specializzazione mercati finanziari, si è dedicato negli ultimi dieci anni anima e corpo al mondo del vino. Assaggiatore internazionale di caffè ha partecipato a diversi corsi di analisi sensoriale del miele, vanta diverse esperienze nell'ambito enologico quali la collaborazione con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso (edizioni 2017 e 2018), e la collaborazione con la guida Slow Wine (edizioni 2015 e 2016).

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