La Maison Boizel è interamente incentrata intorno ad una famiglia, la sua storia inizia nel 1834 con Auguste Boizel e Julie Martin, una giovane coppia che decide di unire le proprie forze per dar vita, nella cittadina di Épernay nel cuore della Champagne, alla Maison “Boizel-Martin“.
Iniziarono nel 1851 a vendere vino in Inghilterra, cuore pulsante di una società in piena evoluzione, ma la vera svolta avvenne nel 1871 con il figlio Edouard, che coinvolgendo la moglie Adèle, decise di produrre vini con un dosaggio inferiore alla consuetudine del tempo – siamo in un’epoca in cui gli Champagne erano tipicamente molto dolci – e nacque uno tra i primi Champagne Brut.
Terminata la prima guerra mondiale, le aziende si leccano le ferite dopo un periodo che ha messo a dura prova il Vecchio Continente. Siamo nel 1919 quando Jules Boizel, figlio di Edouard, prende le redini dell’azienda e insieme alla moglie Louise ne inizia il rilancio.
E proprio nel 1929 nasce il primo Blanc de Blancs dell’azienda, di cui ancora oggi si conservano alcune bottiglie nella cantina di Trésor, dove tante altre etichette storiche gli fanno compagnia.
Ma spetta a René, figlio di Jules e Louise, nel 1945 continuare nella strada intrapresa dal padre, reduce da un periodo dove i danni causati dalla seconda guerra mondiale, frenarono la crescita di tantissime aziende, e dare vita alla la primissima edizione della cuvée di prestigio della Maison Boizel, il Joyau de France, che ancor oggi ne è il fiore all’occhiello, con l’annata 1961.
Si è giunti al 1972 con Evelyne Roques-Boizel, la figlia di René ed Erica, che con suo marito Christophe, danno vita, nel 1990, alla prima “Cuvée Sous Bois” vinificata in vecchie botti di rovere, utilizzando i metodi tradizionali dei primi del Novecento.
Successivamente per adeguarsi ai tempi e ai gusti dei consumatori nasce nel 2008 il Zéro Dosage, uno Champagne che subisce un lungo affinamento sui lieviti (60 mesi) senza alcuna aggiunta di zuccheri dopo la sboccatura.
Siamo finalmente giunti ai nostri giorni quando nel 2010 i figli di Evelyne e Christophe Roques-Boizel, Florent e Lionel, si uniscono ai genitori in questa splendida avventura.
Proprio Florent ci ha accolto nel ristorante Anima di Roma dell’Hotel The Rome Edition, per farci degustare oltre alle varie etichette dell’azienda, l’ultimo nato, lo Champagne Gran Vintage 2018.
La serata è stata anche l’occasione per insignire l’Hotel Roma Edition come primo albergo in Italia a far parte dei partner privilegiati della Maison Boizel, affidando al manager del ristorante, Benito Colonna, che sarà nel mese di Giugno nominato Cavaliere dell’Ordine dello Champagne, la targa che conferisce all’Hotel di entrare nella Boizel Society.
Intanto una magnum di Bozel Brut Réserve (55% Pinot Nero, 30% Chardonnay, 15% Pinot Meunier) ci introduce a questo percorso sensoriale-gustativo che ha visto la partecipazione di Allegrini Wine come partner della serata essendone i distributori in Italia.
Una bolla intensa con un perlage finissimo, che termina su note di lime che ben si accompagna ad una focaccia di carne salada, maionese finocchietto e giardiniera, servitaci come antipasto.
Continuiamo la nostra avventura con lo Champagne Boizel Zero Dosage, (100% Chardonnay), si presenta su profumi di pasticceria e crosta di pane, il sorso è caratterizzato da una bolla fine che ben ne accompagna la freschezza, per poi terminare su quelle note di lime che caratterizzano quasi tutti i vini della Maison. Lo si accosta ad un’Ombrina appena scottata, con zucchine, mandorle e mela verde, un piatto interessante e ben eseguito che oltre a mettere in evidenza la qualità della materia prima utilizzata sa accompagnare pienamente il sorso propostoci.
Continuiamo con lo Champagne Gran Vintage 2018, sboccatura 2025, come da tradizione la Maison che preferisce effettuare un’affinamento di almeno un anno ai suoi millesimati prima di metterli in commercio.
in questo caso abbiamo cambiato passo, un’assemblaggio di Chardonnay 35%, Pinot Noir 65%, che pur mostrando al sorso segnali di gioventù, ci fa pensare che faremo bene a conservane qualche bottiglia per gli anni a venire. Il Pinot Nero vuol far notare di che pasta è fatto e lo Chardonnay ne apporta l’eleganza, la ricchezza del sorso si accompagna ad una freschezza mai eccessiva e una bolla finissima ci accarezza il palato, non è da meno il piatto proposto in abbinamento il Baccala tiepido, asparagi, piselli, agretti e lattuga.
Terminiamo con una piccola chicca propostaci dall’azienda, lo Champagne Boizel Joyau de Chardonnay 2007, sboccatura 2023, la sua punta di diamante. Questo sorso è in assoluto il più sorprendente, non solo per l’annata, ma anche perché dopo 3 anni di affinamento in bottiglia ci si aspetta un minimo di evoluzione, ma i pensieri svaniscono non appena il vino si posa sul nostro palato. Una freschezza che non ti aspetti, a dir poco straordinaria, la bolla è scalpitante e il sorso risulta verticale e preciso e il finale risulta lunghissimo su note di lime, a rimarcare quale sia la cifra stilistica della Maison.
L’abbinamento in questo caso potrebbe sembrare audace, ma alla fine non lo è, il tagliolino alla puttanesca di tonno, sembra essere l’unico modo per accompagnare il sorso con l’acidità del pomodoro e alle spezie che lo completano.
Ha fondato Vinodabere nel 2014. Laureato in Economia e Commercio specializzazione mercati finanziari, si è dedicato negli ultimi dieci anni anima e corpo al mondo del vino. Vanta diverse esperienze nell'ambito enoico quali la collaborazione con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso (edizioni 2017 e 2018), e la collaborazione con la guida Slow Wine (edizioni 2015 e 2016). Assaggiatore internazionale di caffè ha partecipato a diversi corsi di analisi sensoriale del miele. Aver collaborato nella pasticceria di famiglia per un lunghissimo periodo gli garantisce una notevole professionalità in questo ambito.
Aggiornamenti continui sul mondo dell'enogastronomia









