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Il Montepulciano d’Abruzzo è un maratoneta: I Vasari 2007 dei Fratelli Barba

Il Montepulciano d’Abruzzo è un maratoneta.

Diversi assaggi di annate relativamente vecchie o molto vecchie (di recente un 1977, tempo fa uno strepitoso 1983) me l’hanno confermato negli anni, così come questo che sto per narrare: protagonista, il Montepulciano d’Abruzzo I Vasari 2007 dei Fratelli Barba.

Mi spiego meglio: ci sono dei vini “centometristi”, che danno tutto subito: sono già pronti e spesso godibili a pochi anni dalla vendemmia e a pochi mesi dall’imbottigliamento. Spesso, però, messi alla prova del tempo, non reggono, hanno il fiato corto. Non migliorano con l’invecchiamento, anzi. Poi ci sono i vini maratoneti. Da giovani magari sono scontrosi, sbilanciati sul tannino o su un frutto esagerato, esuberante. Piano piano, però, rivelano tutte le loro qualità, restando integri e migliorando esponenzialmente con gli anni, sfoggiando fiato, resistenza, perseveranza. Proprio come i migliori atleti della maratona e come i migliori Montepulciano d’Abruzzo.

Prima di tutto, qualche breve cenno sull’azienda, che merita uno sguardo particolare perché è una delle poche, tra quelle in cui mi sono imbattuto, ad aver mantenuto un approccio agricolo a 360 gradi. Qui, oltre al vino, si producono olio, frutta (pesche nettarine, ciliegie, susine), legname e latte, dall’allevamento di trecento vacche di razza Frisona (che contribuiscono anche alla concimazione dei 684 ettari totali della tenuta). Siamo a Pineto, sui dorsali collinari del fiume Vomano, vicino al mare Adriatico. La composizione del terreno è arenaria e argillosa, con depositi sabbiosi alluvionali e di sedimenti marini, e un’alternanza di profili rotondeggianti e calanchi, ripidi pendii nati dall’erosione. Il clima è temperato in inverno dall’influsso del mare, l’estate regala lunghe giornate luminose e notti fresche, la temperatura media annua oscilla tra i 12 e i 16 gradi con buona piovosità e ventilazione: l’ideale per la vigna, che si estende per circa 70 ettari.

La storia della famiglia Barba risale ad almeno quattro secoli fa, ma è con Luigi Barba, Cavaliere del lavoro, l’ingresso nella modernità, negli anni Cinquanta del Novecento. Finisce la mezzadria e si inaugura la conduzione diretta dell’azienda, oggi affidata a Giovanni Barba, affiancato dai fratelli Domenico e Vincenzo. Da lungo tempo la consulenza enologica è affidata a un professionista esperto, Stefano Chioccioli. Si coltivano principalmente Montepulciano e Trebbiano, allevati a spalliera da circa trent’anni, quando fu abbandonato il tradizionale tendone, con una densità variabile tra i quattromila e i 6.500 ceppi per ettaro. Di recente si è aggiunta una produzione di Pecorino. Le potature sono a guyot per i bianchi e a cordone speronato per il Montepulciano. Le bottiglie annue sono circa 350 mila, vendute in gran parte all’estero.

Il vino


Montepulciano d’Abruzzo Vasari 2007 – Fratelli Barba
Selezione delle migliori uve del vigneto di Scerne, che giace a 100 metri s.l.m. con esposizione sud-est, da piante di 30-40 anni. Resa di 35 quintali per ettaro, vendemmia che di solito avviene a fine ottobre. Fermenta a temperatura controllata in barili di rovere francese aperti, con macerazione post fermentativa fino a 28-30 giorni. Poi la malolattica, con affinamento sulle fecce fini per almeno 60 giorni. Infine, invecchiamento in barriques di rovere di Allier per 16 mesi.
Olfatto molto espansivo e ricco di frutta nera (more), spezie orientali, sottobosco, note selvatiche, balsamiche (liquirizia) e leggera tostatura (tra caffè e tabacco). Grande acidità al palato, tannini ormai addomesticati, fitti, dolci e morbidi, corposo ma al tempo stesso agile, sapido, avvolgente, di gran beva; prugna, mirtilli, cacao, erbe aromatiche nel lungo finale.
(P.s.: il primo assaggio, alla cieca, lasciava immaginare un vino di almeno 6/7 anni più giovane di quello che poi si rivelerà. Potenza del Montepulciano…).

Nato nel Luglio del 1969, formazione classica, astemio fino a 14 anni. Giornalista professionista dal 2001. Cronista e poi addetto stampa nei meandri dei palazzi del potere romano, non ha ancora trovato la scritta EXIT. Nel frattempo s’innamora di vini e cibi, ma solo quelli buoni. Scrive qua e là su internet, ha degustato per le guide Vini Buoni d’Italia edita dal Touring Club, Slow Wine edita da Slow Food, I Vini d’Italia dell’Espresso, fa parte dal 2018 della giuria del concorso Grenaches du Monde. Sogna spesso di vivere in Langa (o in Toscana) per essere più vicino agli “oggetti” dei suoi desideri. Ma soprattutto, prima o poi, tornerà in Francia e ci resterà parecchi mesi…

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