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Il Montepulciano d’Abruzzo e la sua sottozona Terre di Casauria in dodici annate

In varie denominazioni storiche del vino italiano è partita da anni la corsa delle sottozone: menzioni (o unità) geografiche aggiuntive che, a Barolo come nel Chianti Classico, consentono ai produttori di veicolare più rapidamente la comunicazione sul proprio terroir e sulle unicità che lo contraddistinguono anche rispetto ad areali poco distanti da loro.

È un’esigenza comprensibile e condivisibile, anche perché aiuta il vino italiano a compiere un ulteriore step qualitativo. E appare ancor più necessaria laddove esistono denominazioni che fanno riferimento solo alla regione di appartenenza, senza ulteriori specifiche, disperdendo la diversità evidente tra, per esempio, tutti i Sicilia DOC declinati nel monovarietale.

Oppure, entrando nell’argomento di questo articolo, tra i Montepulciano d’Abruzzo. Le espressioni di questo vitigno nelle tante “microregioni” della regione, sono, per motivi storici e geografici, molto diverse fra loro. Per fare un esempio abbastanza banale ma comprensibile a tutti, un vino che nasce nei pressi della costa adriatica è giocoforza diverso da uno che si ottiene da vigne di collina che guardano la Maiella, che, a sua volta, sarà assai diverso dai rossi di montagna dell’Aquilano.

In questo articolo ci concentriamo sulle Terre di Casauria, colline dell’entroterra pescarese, i cui produttori da anni si battono per ottenere anche loro la Docg, come ulteriore attestato del particolare valore della zona. Nel contesto della kermesse Gironi DiVini, dedicata ai vini di tutto l’Abruzzo e organizzata con la consueta cura e passione dal nostro amico e collega Franco Santini, abbiamo assaggiato numerose annate del Terre di Casauria.  Queste le mie impressioni.

Montepulciano d’Abruzzo Terre di Casauria 2019 – Cingilia

Naso di buona speziatura e molto fruttato. In bocca dimostra tutta l’esuberanza giovanile di cui è capace il Montepulciano: bel tannino, buona acidità, deve ancora armonizzare le diverse voci per dare il meglio di sé.

Montepulciano d’Abruzzo Terre di Casauria 2019 – Duchi di Castelluccio

Olfatto su toni minerali e tostati. Al palato il frutto, colto a perfetta maturazione, domina la scena e prevale su tutto il resto, propiziando un sorso succoso e piacevole ma che per ora non prevede troppe sfumature. Da attendere.

Montepulciano d’Abruzzo Terre di Casauria Galelle 2018 – Roxan

Toni radiciosi al naso, si avverte nitidamente il legno di elevazione (anche alla retro-olfattiva). Un vino in divenire anche al palato, ancora contratto. È decisamente molto indietro nell’evoluzione.

Montepulciano d’Abruzzo Terre di Casauria 2018 – Natarelli

Un altro campione che reca tracce residue delle botti di elevazione, ma anche spezie e toni terrosi. In bocca esprime già un buon equilibrio, frutto e sapidità. Il finale è lungo e promette bene.

Montepulciano d’Abruzzo Terre di Casauria Riserva 2017 Enisio – Tocco

Buona espressione fruttata al naso, il sorso è un po’ stretto, con tannini fitti e masticabili, la chiusura è ancora contratta. Altro vino colto in una fase sostanzialmente embrionale.

Montepulciano d’Abruzzo Terre di Casauria IO/Selva delle Mura 2016 – Nic Tartaglia

Note minerali all’olfatto, oliva nera, spezie scure. In bocca si esprime con potenza più che finezza, il tannino però è piacevole, perfettamente levigato. Sul finale escono toni di cacao e un po’ di legno ancora non “digerito”.

IL GIOCO DELLE COPPIE

La seconda parte della degustazione è stata organizzata con il preciso scopo di valutare il potenziale di invecchiamento di questi vini. Per me si è trattato di una conferma, visto che da anni sono convinto che il Montepulciano, allevato e vinificato al meglio, può dare rossi che sfidano i decenni. Ogni azienda coinvolta di seguito ha presentato due annate della stessa etichetta (tranne Arabona e Guardiani Farchione che hanno proposto anch’esse due annate diverse, ma di due etichette differenti).

Montepulciano d’Abruzzo Terre di Casauria Terra Cruda 2014 – Tenuta Arabona

Naso gentile, frutti rossi e neri, speziatura leggera. Sorso leggiadro ed elegante, tannini ormai integrati, buona freschezza. Manca un po’ di struttura per essere un Montepulciano, ma potrebbe dipendere dall’annata anomala. Bevuta molto piacevole.

Montepulciano d’Abruzzo Terre di Casauria Don Pasquale 2011 – Tenuta Arabona

Toni scuri, odora di tabacco e goudron. L’annata decisamente più calda ha propiziato un vino in cui l’espressione del vitigno è netta e riconoscibile, con un corpo di tutto rispetto e una persistenza ottima caratterizzata da more e ciliegie mature.

Montepulciano d’Abruzzo Terre di Casauria Riserva San Clemente 2018 – Zaccagnini

È solo all’inizio di una lunga e (si spera) gloriosa carriera. Progettato per una lunghissima gittata, non va assolutamente stappato adesso ma atteso per almeno 8-10 anni (nota bene: è un discorso che vale per molti altri campioni recensiti in questo articolo e in generale per la maggior parte dei Montepulciano d’Abruzzo). Per ora rivela toni più minerali che fruttati al naso (terra bagnata e petrolio). In bocca è ancora asciutto, ha bisogno di tempo per assestarsi.

Montepulciano d’Abruzzo Terre di Casauria Riserva San Clemente 2006 – Zaccagnini

Ecco spiegato l’assunto scritto nella scheda precedente. Di una vitalità impressionante per un vino di 16 anni: sembra fatto ieri! Vi risparmio i descrittori di olfatto e palato (tutta la frutta rossa e scura che vi viene in mente, corredata da spezie e sfumature minerali). L’equilibrio tra potenza ed eleganza che è riuscito a raggiungere ha del miracoloso.

Montepulciano d’Abruzzo Terre di Casauria Vigna Vetum 2018 – Terzini

Vigna Vetum, cioè vigna vecchia. Il vino però è giovane e cordiale, più pronto di altri pari annata. Molto fruttato, già in beva.

Montepulciano d’Abruzzo Terre di Casauria Vigna Vetum 2015 – Terzini

Naso pulito e molto espressivo, su toni ancora fruttati. Evoluzione interessante, in divenire, più caldo e potente del fratello minore.

Montepulciano d’Abruzzo Terre di Casauria Ceppete 74 2012 – Guardiani Farchione

Bello vispo, è dotato di un olfatto fresco e pulito e di una straordinaria bevibilità. Sconta qualcosa in termini di profondità e di potenza ma è la bottiglia che vorrei avere a tavola qui ed ora.

Montepulciano d’Abruzzo Terre di Casauria Di te e di me 2011 – Guardiani Farchione

Naso e bocca segnati da preponderanti note di liquirizia, l’annata calda si fa sentire. Giocato tutto sulla potenza, con tannini ancora impegnativi. Campione totalmente diverso dal predecessore anche se proveniente dalla stessa cantina.

Montepulciano d’Abruzzo Terre di Casauria Riserva 2013 – Castorani

Frutto nitido all’olfatto, amarene e bacche del bosco. Palato molto tipico, quasi didattico, con tannini ancora prepotenti ma piacevoli e ritorni di cioccolato in chiusura. Equilibrio notevole. Il vino che farei assaggiare a un neofita per spiegargli cos’è il Montepulciano d’Abruzzo.

Montepulciano d’Abruzzo Terre di Casauria Riserva 2003 – Castorani

Il più vecchio della giornata è ancora in gran forma. L’annata caldissima, paradigma di quelle, più frequenti, che si succedono nei tempi recenti, non lo ha scomposto. Ammirevole per tenuta e ricchezza olfattiva, sorso armonioso e molto gustoso. La dimostrazione concreta che siamo alle prese con una tipologia da lungo o addirittura lunghissimo invecchiamento.

Montepulciano d’Abruzzo Terre di Casauria Riserva Harimann 2017 – Pasetti

Tostatura discreta, non invasiva, di grande misura. Frutto pieno e maturo, molto succoso, che tende per ora a prevaricare in bocca e sacrifica un po’ di sfumature. Il finale è lungo e piacevole, ancora segnato dalla dolcezza del frutto tipica dell’annata. L’impressione è che con un ulteriore affinamento in vetro ne uscirà un gran vino.

Montepulciano d’Abruzzo Terre di Casauria Riserva Harimann 2007 – Pasetti

Quante cose possono cambiare in dieci anni… Quest’ultimo campione è didascalico nel rammentare a tutti com’era buona parte dell’enologia italiana solo poco tempo fa. È un vino figlio di un’altra epoca: tostato, vanigliato, speziato e balsamico, a distanza di 15 anni non ha ancora digerito il rovere nuovo in cui ha mosso i primi passi (e probabilmente non lo farà mai). Interpellato sull’argomento, il suo creatore ha risposto semplicemente, ammettendo che il vino che fa oggi gli piace di più. Anche a me.

In chiusura, un ringraziamento speciale all’azienda Pasetti che ha ospitato la degustazione, all’hotel Le Piane di Avezzano che ha ospitato i degustatori e al ristorante dell’Antico Borgo di Albe che ha organizzato una suggestiva cena a mille metri di altezza, nel borgo medievale che sovrasta il sito archeologico di Alba Fucens.

Nato nel Luglio del 1969, formazione classica, astemio fino a 14 anni. Giornalista professionista dal 2001. Cronista e poi addetto stampa nei meandri dei palazzi del potere romano, non ha ancora trovato la scritta EXIT. Nel frattempo s’innamora di vini e cibi, ma solo quelli buoni. Scrive qua e là su internet, ha degustato per le guide Vini Buoni d’Italia edita dal Touring Club, Slow Wine edita da Slow Food, I Vini d’Italia dell’Espresso, fa parte dal 2018 della giuria del concorso Grenaches du Monde. Sogna spesso di vivere in Langa (o in Toscana) per essere più vicino agli “oggetti” dei suoi desideri. Ma soprattutto, prima o poi, tornerà in Francia e ci resterà parecchi mesi…

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